Recensioni FilmLe assaggiatrici - La forza della resilienza

Le assaggiatrici – La forza della resilienza

Le assaggiatrici è il nuovo film diretto da Silvio Soldini uscito nelle sale cinematografiche il 27 marzo 2025. La pellicola è tratta dall’omonimo romanzo di Rosella Postorino pubblicato nel 2018, il quale vince il Premio Campiello. Il romanzo a sua volta è ispirato alla storia vera di Margot Wölk la quale, verso la fine della vita, ha confessato di essere stata una delle assaggiatrici di Hitler.

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Le assaggiatrici

La trama

Novembre 1943, Berlino è sotto bombardamento, quindi Rosa Sauer (Elisa Schlott), giovane donna tedesca, fugge dai suoceri in un villaggio polacco nordorientale chiamato Gross-Partsch. Il marito di Rosa, Gregor, si trova al fronte. Dopo una settimana, la ragazza viene prelevata senza alcuna spiegazione e portata in un quartier generale nazista chiamato La Tana del lupo, insieme ad altre sei donne tedesche. Dopo essere state visitate e appurato di godere di ottima salute, il gruppo scopre il motivo per il quale si trovano in quel luogo: assaggiare i pasti del führen, per assicurarsi che il cibo non sia stato avvelenato.

Le assaggiatrici iniziano così un periodo di reclusione che dura fino alla fine del 1944, quando subentra l’Armata Rossa con la conseguente fuga di Hitler. In questo clima di reclusione e paura, le donne instaurano rapporti di alleanza e amicizia, portando a galla alcuni segreti. In particolare, Rosa inizia un’inaspettata relazione clandestina con il nuovo arrivato: il sergente Albert Ziegler (Max Riemelt).

Le assaggiatrici

Le assaggiatrici – Cast

Le assaggiatrici vede come protagonista Rosa, interpretata dalla dolce, ma allo stesso tempo temeraria, Elisa Schlott. Prima di questo film, Elisa ha lavorato a L’Imperatrice, nel ruolo di Elena di Baviera. A fare da battaglione di supporto però, un blocco interamente femminile, ovvero le donne che con la protagonista condividono il fausto destino. Alma Hasun nel ruolo di Elfriede, Emma Falk come Leni, Olga von Luckwald è Heike, Thea Rasche interpreta Augustine, Berit Vander veste i panni di Ulla, Kriemhild Hamann è Sabine.

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Ognuna di loro è stata in grado di conferire una sfaccettatura diversa ai propri personaggi, i quali hanno tutti una crescita e un’evoluzione all’interno del film. Eccellente è sicuramente anche l’interpretazione di Max Riemelt nelle vesti del sergente Albert Ziegler, il quale rimane perennemente un’enigma nei suoi sentimenti nei confronti di Rosa.

Le assaggiatrici – Recensione

Le assaggiatrici è un film che, per la quasi totalità, rimane fedele all’omonimo romanzo, sia nel susseguirsi degli eventi, sia nella volontà di quello che la scrittrice Rosella Postorino ha voluto raccontare. In un’intervista Rosella spiega di non aver avuto la possibilità di conoscere Margot Wölk perché la donna è morta poco prima del loro incontro. Ha così deciso di scrivere un romanzo con un personaggio immaginario perché:

racconta la guerra dal punto di vista delle donne, che restano a casa […] ma che in questo caso fanno parte a loro volta di un piccolo esercito, un esercito senza armi se non il proprio corpo, e che come soldati sono costrette a sacrificare la propria esistenza per una causa più grande: il Terzo Reich”.

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Questa è proprio la condizione portata sul grande schermo dal regista Silvio Soldini, a tre anni di distanza dal suo ultimo film, 3/19. Ecco allora che le protagoniste vere e proprie divengono due: la fame e la paura di morire. Una paura che non riguarda solo la Guerra in atto. Il cibo scarseggia, ogni bene di prima necessità è ormai da ritenersi introvabile.

In questa condizione di spossatezza e denutrizione, il cibo posto davanti agli occhi delle donne appare come un miraggio. Ma nel momento in cui la verità è svelata, ciò che è considerata la salvezza si trasforma velocemente nella possibile causa della propria morte. Come agire allora? Fin dove si è disposti a spingersi per il cosiddetto “bene superiore”?

Il potere della resilienza

Il clima di coercizione è saggiamente raccontato attraverso la scelta consapevole di scene riprese in spazi circoscritti, che si ripetono inquadratura dopo inquadratura, così come l’azione reiterate dalle protagoniste. Cibarsi per sopravvivere. Sia per non morire di fame, sia per non essere fucilate in caso di rifiuto. Cibarsi e pregare di non morire. Pregare che il cibo non sia avvelenato, per salvare sé stesse e Hitler. Una figura che aleggia in maniera quasi fantasmagorica per tutto il film. La persona del führen è presente solo attraverso gli aggiornamenti riportati da terzi sull’andamento delle operazioni, o attraverso la sua voce trasmessa alla radio.

Le donne arrivano perfino ad augurarsi che anche colui per il quale si sta rischiando la propria vita ogni giorno, venga ucciso, così da portare la Guerra verso una fine definitiva. Seppur questo vuole significare che dovranno affrontare una nuova minaccia, quella degli invasori. Non importa. Il “bene superiore” alla fine risulta essere il proprio.

In questo gioco alla roulette russa con il destino, il gruppo di donne crea forti legami, sostenendosi a vicenda. Nemmeno il tiro mancino di una gravidanza inattesa smorza il loro animo (già frastagliato da tutto ciò che le circonda). Pur di non abbandonare una compagna, Rosa si rende complice di assistenza all’aborto. Crimine che, se scoperto, è punibile con la pena di morte. I rapporti si intensificano talmente che Sauer, venuta a conoscenza di un segreto ancora più grave, deve aggrapparsi più che mai alla sua arma più forte, la resilienza, e giocarsi il tutto per tutto in un mondo dove, ormai, non possiede più nulla, se non se stessa.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Le assaggiatrici mostra una faccia della Seconda Guerra Mondiale rimasta celata per diverso tempo e riportata a galla attraverso l'ottimo adattamento che Silvio Soldini esegue dell'omonimo romanzo.
Chiara Romagnoli
Chiara Romagnoli
Attrice diplomata, laureata in cinema e arti performative. Credo nei film, nel teatro e in tutto ciò che permette all'essere umano di esprimersi nei modi più diversi, attraverso i mondi più distanti.

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