Curiosità8½: il finale tagliato del film di Fellini

8½: il finale tagliato del film di Fellini

di Federico Fellini (qui la recensione) avrebbe potuto concludersi in modo molto diverso rispetto all’iconica sequenza finale della scalinata. Nel corso della lunga e complessa gestazione del film, Fellini aveva infatti immaginato un epilogo alternativo, noto come il finale del “vagone-ristorante”.

Questa versione, oggi è stata ricostruita grazie al documentario L’ultima sequenza di Mario Sesti. Anche qui uno spazio onirico, in cui i dialoghi si sviluppavano in modo pacato, creando un’atmosfera armoniosa ma attraversata da una sottile malinconia. personaggi reali, ricordi, presenze sospese tra passato e presente, tra vivi e morti. In questo spazio quasi onirico, i dialoghi si sviluppavano in modo pacato, creando un’atmosfera armoniosa ma attraversata da una sottile malinconia.

8½

8½ – Il finale originario

Innanzitutto l’ambientazione. La scena mostrava un treno in corsa nella notte, con un vagone ristorante che si popolava lentamente di figure appartenenti alla vita del protagonista.

Al centro della scena vi era Guido, che tentava senza successo di comunicare qualcosa di autentico alla moglie Luisa. Il film si chiudeva così su un momento fragile e incompiuto: il protagonista giungeva a intuire che la felicità risiede nell’accettazione totale della propria esistenza — con gratitudine, senza respingere nulla — ma non riusciva davvero a tradurre questa consapevolezza in parole né nell’atmosfera festaiola della vita nella sua confusionarietà. Restava quindi un senso di sospensione, accompagnato dal suono continuo delle ruote del treno che sfrecciava nella notte. Un finale che suggeriva più un abbandono che una risoluzione.

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Nonostante le evidenti affinità tematiche con il finale definitivo — dalla presenza corale dei personaggi al percorso di accettazione interiore — questa prima versione venne accantonata. Anche su spinta dello sceneggiatore Tullio Pinelli, che la riteneva troppo “in calando”, Fellini decise di optare per una chiusura più forte e dinamica. Nacque così il celebre finale che conosciamo: una sequenza corale, festosa e quasi circense, in cui tutti i personaggi si ritrovano in una sorta di armonia collettiva.

Una scelta non solo ritmica ma anche narrativa: Fellini temeva infatti che il finale del treno riducesse il film a una dimensione troppo privata, quasi a una semplice storia matrimoniale. Il finale definitivo, invece, amplia lo sguardo: Guido non si riconcilia soltanto con la moglie, ma con l’intero universo della sua vita, accettando sé stesso attraverso gli altri. Rimane così il fascino di un finale perduto, più intimo e malinconico, che avrebbe dato al film una sfumatura profondamente diversa.

Fabio Salvati
Fabio Salvati
Il cinema mi piace da quando ero piccolo, e passavo i pomeriggi a perdermi tra storie di ogni tipo, dai cartoni animati ai grandi classici. Da Iñárritu a Kim Ki-duk, da Farhadi a Herzog, fino a Fellini e Monicelli: non faccio distinzioni, guardo tutto con entusiasmo quasi sospetto. Sono un appassionato di sceneggiatura e mi diverte smontare i film pezzo per pezzo, capire come funzionano e scoprire i segreti che li rendono così affascinanti.

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