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Under Paris: recensione del trash horror Netflix

E’ uscito su Netflix lo scorso 5 giugno “Under Paris” , trash horror diretto da Xavier Gens che ricorda tanto quelle boiate targate Asylum. Inizialmente “Under Paris” si presenta come un thriller avventuroso con premesse di tensione e azione, ma ciò che consegna alla nostra visione, è una delusione profonda e inconcludente. Neanche la scusa di affrontare la tematica sull’impatto del riscaldamento globale, può salvare la pellicola dal disastro annunciato.

“Under Paris” vorrebbe essere la risposta francese a “Lo Squalo” di Steven Spielberg, ma il risultato non solo è ridicolo, ma palesemente agghiacciante. In realtà è solo un trash horror estivo di inizio estate che sfrutta anche l’arco temporale delle Olimpiadi 2024, camuffandole in “Campionati mondiali di Triathlon”.

Under Paris 2

Under Paris: cast, trama e recensione

Nel cast di questa pellicola ampiamente dimenticabile, sono presenti Berenice Bejo (Sophia), Nassim Lyes (Adil) e Lea Leviant (Mika). Il film segue la scienziata Sophia nel suo tentativo di catturare un raro esemplare di squalo mako chiamato Lilith. Tuttavia, il risultato è un film che sembra perdersi nelle profondità della sua stessa mediocrità. La trama è banale e prevedibile, con Sophia che, dopo la morte del marito e della sua squadra, rimane traumatizzata dall’esperienza. Tre anni dopo, la sua vita sembra essere tornata alla normalità, con il suo lavoro in un acquario a Parigi. Tuttavia, la tranquillità è interrotta quando l’attivista ambientalista Mika la informa che lo squalo Lilith è risalito la Senna.

L’idea di uno squalo mako che nuota nelle acque della Senna è tanto ridicola quanto improbabile. Questo presupposto richiede una sospensione dell’incredulità che nemmeno i migliori film di fantascienza richiedono. L’assenza di una spiegazione scientifica o logica per questo fenomeno rende difficile prendere sul serio la minaccia dello squalo, trasformando quella che dovrebbe essere una premessa tesa in una farsa involontaria.

Anche i dialoghi sembrano scritti da un gruppo di adolescenti piuttosto che da professionisti del cinema. Sophia, interpretata con un mix di apatia e drammatizzazione eccessiva, non riesce a suscitare empatia o interesse. Il suo trauma è trattato in modo superficiale, senza una vera esplorazione psicologica che avrebbe potuto rendere il personaggio più complesso e interessante. La regia di Xavier Gens manca di coerenza e direzione con scene d’azione confuse e male coreografate. Gli effetti speciali sembrano usciti direttamente dai primi anni 2000. Il montaggio è disordinato, con tagli bruschi che spezzano il ritmo del film, impedendo qualsiasi costruzione di tensione. Le sequenze subacquee, che dovrebbero essere il punto forte del film, sono buie e difficili da seguire, lasciando lo spettatore più frustrato che spaventato.

Berenice Bejo

Una tensione inesistente che lascia spazio a tante assurdità

Il personaggio del capitano della polizia fluviale Adil, che dovrebbe essere l’alleato di Sophia, è ridotto a un cliché ambulante. La sua presenza non aggiunge nulla di significativo alla trama, se non un prevedibile interesse romantico che manca di chimica e sviluppo. Infine, il messaggio ecologista che il film sembra voler trasmettere è gestito in modo goffo e predicatorio. Invece di integrare il messaggio in modo organico nella storia, il film sembra interrompersi per momenti di sermoni didattici che risultano irritanti e forzati.

Il film cerca disperatamente di costruire una suspense attorno alla presenza di Lilith nella Senna, ma finisce solo per sembrare assurdo. Gli sceneggiatori sembrano aver trascurato ogni logica e coerenza scientifica, lasciando lo spettatore a chiedersi come uno squalo mako possa sopravvivere in un fiume europeo. La necessità di una spiegazione plausibile è completamente ignorata, e questo mina gravemente la credibilità dell’intera storia. I tentativi di aggiungere tensione e dramma attraverso i personaggi secondari sono altrettanto fallimentari. Mika, l’attivista ambientalista, è rappresentata in modo così bidimensionale che le sue motivazioni appaiono quasi ridicole. La sua interazione con Sophia manca di qualsiasi profondità emotiva, rendendo le loro scene insieme noiose e poco convincenti.

Il ritmo del film è un altro grande problema. Dopo un inizio che promette almeno un minimo di azione, la narrazione si trascina senza mai raggiungere un vero culmine. I momenti di presunta tensione sono diluiti da lunghi dialoghi inutili e scene che sembrano non avere altro scopo se non quello di riempire tempo. L’assenza di una struttura narrativa solida lascia lo spettatore a guardare l’orologio, sperando che il film finisca presto.

Under Paris 3

Carenze tecniche e narrative in “Under Paris”

Le carenze tecniche del film sono altrettanto evidenti. La cinematografia è monotona e priva di ispirazione, con inquadrature generiche che non riescono a sfruttare le potenzialità visive di Parigi o delle sequenze subacquee. Gli effetti speciali, che dovrebbero essere il punto di forza in un film di questo genere, sono incredibilmente scadenti. Lo squalo Lilith, che dovrebbe essere la star del film, sembra più una creatura animatronica mal realizzata che una minaccia reale.

Il climax del film, dove Sophia e Adil tentano di fermare Lilith prima che possa attaccare i partecipanti al Campionato Mondiale di Triathlon, è una delusione totale. Invece di un finale adrenalinico e avvincente, ci troviamo di fronte a una scena confusa e mal gestita, che culmina in un confronto totalmente privo di tensione. La risoluzione del conflitto è così poco soddisfacente che sembra quasi un ripensamento, lasciando lo spettatore non solo deluso ma anche frustrato per il tempo perso.

Un altro aspetto particolarmente irritante del film è la superficialità con cui viene trattato il trauma di Sophia. La sua esperienza con lo squalo, che dovrebbe essere il cuore emotivo della storia, è gestita con una leggerezza sconcertante. Invece di esplorare in profondità gli effetti psicologici di una tale tragedia, il film si limita a mostrarci una Sophia in lacrime e occasionalmente in preda a flashback mal realizzati. Questo approccio superficiale toglie qualsiasi peso emotivo alla trama, rendendo difficile per il pubblico empatizzare con la protagonista.

Anche il personaggio del capitano Adil è scritto in modo così stereotipato che diventa quasi una parodia. Il suo ruolo di “braccio destro” della protagonista è privo di qualsiasi spessore, e la dinamica tra lui e Sophia è così priva di chimica che ogni scena condivisa risulta forzata e artificiale. Il tentativo di aggiungere una sottotrama romantica tra i due è patetico e non fa altro che rallentare ulteriormente il già zoppicante ritmo del film.

La colonna sonora è un altro elemento che delude. Invece di supportare le scene di tensione e azione, la musica sembra spesso fuori luogo e inappropriata, aggiungendo un ulteriore strato di dissonanza all’intera esperienza cinematografica. Le scelte musicali sembrano essere fatte senza alcuna considerazione per l’atmosfera o il tono del film, creando un effetto più di distrazione che di reale coinvolgimento.

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Conclusioni

“Under Paris” è un film che fallisce su tutti i fronti. Con una trama ridicola e incoerente, personaggi mal scritti e interpretati, effetti speciali scadenti e una regia senza ispirazione, il film rappresenta un fallimento completo. La promessa di un horror avventuroso si trasforma in un incubo di mediocrità, lasciando gli spettatori delusi e irritati. Se c’era qualche speranza che “Under Paris” potesse essere un’aggiunta interessante al genere dei film sugli squali, è stata rapidamente disillusa. Evitate questo film se cercate intrattenimento di qualità; il resto del cinema (non streaming) ha molto di meglio da offrire.

Ci si augura che non ci siano altri strani sequel tipo “Under Thames” o “Under Tiber” visto che siamo là, con altre capitali europee a fare da sfondo ad altri improbabili film di squali. Anche se già il potenziale sequel potrebbe prendere piede nuovamente nella stessa Parigi invasa dalle acque visto il finale “aperto”. Nonostante tutto ci si rende conto che a quasi 50 anni di distanza il capostipite spielberghiano rimane imbattibile per tensione e narrazione, nonostante tutti i vari (e fallimentari) tentativi di aggiornamento.

Il trailer

PANORAMICA

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Sono prodotti come "Under Paris" che fanno pensare a Netflix come ad una sorta di fast food dello streaming. Il network sembra incurante dei minimi standard di qualità visiva e narrativa dei prodotti che distribuisce (salvo qualche rarissima eccezione). E "Under Paris" fa parte di questa lunghissima lista.
Francesco Maggiore
Francesco Maggiore
Cinefilo, sognatore e al tempo stesso pragmatico, ironico e poliedrico verso la settima arte, ma non debordante. Insofferente, ma comunque attento e resistente alla serialità imperante, e avulso dai filtri dall'allineamento critico generale. Il cinema arthouse è la mia religione, ma non la mia prigione.

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