Una separazione, il primo Oscar di Asghar Farhadi
Sono passati dieci anni dal film Una separazione di Asghar Farhadi (Un eroe) e ancora oggi la sceneggiatura può arrogarsi il diritto di dare lezioni di scrittura al cinema odierno. Indubbiamente il punto più alto della carriera del regista iraniano, almeno fino ad ora, Una separazione ne ufficializza il successo nazionale e internazionale. Il film vince l’Orso d’Oro a Berlino nonché il Golden Globe e il Premio Oscar come Miglior Film Straniero nel 2011. Specializzatosi nei drammi familiari, Farhadi ne sfrutta l’universalità per far sì che tutti possano immedesimarsi a prescindere dalla nazionalità, raccontando contraddizioni e società di un paese difficile come l’Iran.

Una separazione: la trama
Nader e Simin sono una giovane coppia appartenente all’alta borghesia iraniana, sposati e con una figlia undicenne. Il loro rapporto, però, è in crisi per via della volontà di Simin di trasferirsi in Europa per garantire un futuro migliore alla famiglia e soprattutto alla piccola Termeh. Nader non è d’accordo, ha il padre malato di Alzheimer a cui badare e vorrebbe che la figlia crescesse nel paese d’origine. Non arrivando ad una decisione finale, Simin lascia comunque la loro casa per trasferirsi dai genitori. Nader, oberato di lavoro, assume Razieh per occuparsi del padre. La donna, incinta al quarto mese e già con una bambina a carico, è molto religiosa e devota, ma accetta comunque il lavoro per motivi economici. Razieh, in una normale giornata di lavoro, è vittima di un evento che porterà a gravi conseguenze ed incomprensioni tra le due famiglie.

La collisione tra due mondi distinti e separati
Una separazione racconta una storia semplice, quella di una coppia incapace di comunicare e decidere tramite dialogo cosa è meglio per sé e la figlia. Alle parole si preferiscono i due estremi, i silenzi o le urla. A complicare una situazione già difficile entra, quasi per caso, una donna che mette a dura prova non solo il loro ruolo di coniugi, ma anche di genitori. Nader e Simin e, dall’altro lato Razieh, appartengono a due mondi lontani separati dall’appartenere a due classi sociali diverse. I primi vivono di privilegi e cultura, mentre Razieh e il marito hanno gravi problemi economici e l’unico punto di riferimento è la religione. Queste differenze emergono davanti alla legge, quando tutti i protagonisti si ritrovano a dover fronteggiare un evento che, per motivi diversi, potrebbe minare per sempre l’equilibrio di entrambi i nuclei familiari. La sceneggiatura del film è molto densa, ma scritta con straordinaria attenzione per tutti i protagonisti.

Tutti hanno ragione
Farhadi non lascia indietro nessuno. Nonostante scriva di un mondo contorto e stratificato ha cura che tutti abbiano il proprio spazio e una psicologia ben definita. Si dimostra un grande narratore, capace di scavare in profondità nella società iraniana innescando domande e riflessioni. Tra luci e ombre, Una separazione è anche un film severo con i suoi protagonisti, ne evidenzia limiti e fragilità riportandoli sul piano umano. Presto ci si accorge che tutti, per un motivo o per un altro, hanno ragione e prendere le parti di qualcuno è difficile, quasi impossibile. Emblematico, inoltre, che ad emergere siano le donne, il cui ruolo è importante nella storia. Non solo Simin e Razieh, ma anche le bambine e qaccade in un paese che le reputa esseri inferiori e fa di tutto per limitarne la crescita. I titoli di coda scorrono su di un finale aperto e sospeso, straordinario nel suo significato, così come la scena iniziale del film. E’ chiaro, alla fine, come la separazione non sia solo quella familiare di Nader e Simin e che il titolo si riferisca ad una frattura ben più ampia, ravvisabile su diversi strati. Da quello sociale a quello umano, senza dimenticarne la causa primaria: l’incomunicabilità.
