Un eroe, recensione del film di Asghar Farhadi

Un eroe è il nuovo film del regista Premio Oscar Asghar Farhadi, vincitore del Premio Speciale della Giuria a Cannes e candidato per l'Iran agli Oscar 2022. Un dramma privato e sociale con protagonista un uomo ordinario diventato suo malgrado straordinario.

Un eroe, Asghar Farhadi ritorna nella sua terra d’origine

Dopo una breve parentesi spagnola con il film Tutti lo sanno con protagonisti Penélope Cruz e Javier Bardem, il regista due volte Premio Oscar Asghar Farhadi torna a girare in Iran, la sua patria. Un eroe (titolo originale Qahremān) è il suo ultimo film e l’ennesima grande opera di un autore tra i più amati dell’epoca contemporanea. Presentato all’ultimo Festival di Cannes dove ha vinto il Premio Speciale della Giuria, è più che probabile che riesca ad entrare nella cinquina dei Migliori Film Internazionali ai prossimi Academy Awards. Un eroe può essere definito come un dramma sociale e privato dove giocano un ruolo determinante l’etica, il senso morale e la giustizia non solo del protagonista, ma dell’intera società. Tutti vengono messi alla prova, anche noi spettatori, disorientati dal non saper decidere cosa sia giusto e cosa sbagliato.

Un eroe: la trama

Rahim Soltani ha un debito con l’ex cognato, ma non riesce ad onorarlo e per questo si trova in prigione. Dopo aver ottenuto qualche giorno di permesso incontra la sua nuova compagna Farkhondeh. La donna ha trovato una borsa piena di monete d’oro e con questa piccola fortuna decidono di avviarsi verso un compro oro per venderla così da saldare una parte del debito. L’ex cognato, però, si mostra riluttante a questo accordo, perché vuole restituita l’intera somma. La compravendita dell’oro va male, così Rahim rinuncia e decide di risalire al vero proprietario della borsa. Per questa buona azione verrà acclamato come un eroe, un giusto, perché quanti avrebbero fatto lo stesso? In città non si parla d’altro, ma la fama acquisita sarà solo temporanea. A causa di una serie di imprevisti si ritroverà in un’ambigua situazione e sarà l’onore la cosa più importante da preservare, anche a costo della libertà.

un eroe asghar farhadi

Un eroe, il racconto di uomo simbolo della società moderna

Rahim è sicuramente l’eroe da cui il film prende il nome, questo è chiaro sin dall’inizio. Eppure, a poco serve avere questa certezza, perché una delle caratteristiche del cinema di Farhadi è l’aver nascosto qualcosa in più nel titolo, un significato profondo che una volta finita la visione si rivela essere la chiave di lettura dell’intera opera. L’uomo diventa uno strumento per la massa: per i capi del carcere, orgogliosi d’avere un detenuto così virtuoso; per l’associazione che vuole aiutarlo a riacquistare la libertà organizzando una raccolta fondi; per la famiglia, perché la reputazione di Rahim si riflette su tutti i componenti. La sceneggiatura scritta da Farhadi è un meccanismo complesso, un puzzle da decostruire e ricostruire con occhio attento e nuove consapevolezze. Perché Rahim rappresenta la società moderna? Lo vediamo tutti i giorni quanto la fama possa essere effimera, così come viene se ne va. I mass media ti portano sul palmo di una mano alla prima occasione, ma è altrettanto facile cadere nel dimenticatoio quando l’ombra del sospetto condiziona la tua vita. A Rahim accade questo. Troppo buono, pieno di buone intenzioni e prospettive future per accorgersi che tutti sono pronti a manipolarlo per scopi personali.

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L’amaro finale di una storia ordinaria

Farhadi ha raccontato d’essersi ispirato a storie comuni lette sui giornali locali, storie di uomini ordinari diventati improvvisamente straordinari per aver compiuto una buona azione. Per la prima volta nella filmografia di Farhadi entrano in gioco mass media e social media, risapute armi a doppio taglio che nel film amplificano l’eroicità di Rahim e sono una delle cause della sua caduta mediatica. Farhadi vuole indurre a una riflessione e gioca consapevolmente sulla nostra difficoltà nel giudicare cosa è virtuoso e cosa non lo è. Ritornando in Iran non può fare a meno di puntare il dito contro una società ipocrita, d’altronde è sempre stato uno straordinario cantore del suo paese, ma la forza e potenza della sua scrittura non finisce qui. I personaggi di Farhadi varcano i confini geografici permettendo una facile immedesimazione e qui il plauso va anche alle straordinarie performance del cast, in particolare Amir Jadidi. Questo accade perché sono umani e l’umanità è complessa, piena di sfumature. Difficile dividere il mondo solamente tra giusto e sbagliato, c’è un mare in mezzo da considerare. Il finale è spiazzante, una conclusione perfetta, ma una fine decisamente ingloriosa per un eroe che eroe forse non è mai stato.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SINOSSI

Un eroe ha permesso al regista Asghar Farhadi di ritrovarsi dopo l'infelice parentesi spagnola e navigare in acque tranquille, alle origini del suo cinema. Il film è sorretto da una sceneggiatura perfetta i cui ingranaggi portanti sono l'etica, la moralità e il giudizio, ma anche dalle straordinarie performance del cast. Quel che più preme al regista iraniano è scatenare in noi una riflessione, una reazione, perché il suo sguardo è lontano e non giudicante. Sta a noi, come pubblico, immedesimarci ed entrare nel turbinìo di relazioni e dinamiche umane al centro del film.
Tiziana Panettieri
Tiziana Panettieri
E’ un amore di lunga data quello tra me e il cinema, cominciato con cult come Halloween, IT e L’Esorcista e alimentato negli anni con il meglio dell’horror e del cinema di genere. Ammetto, però, d’aver subìto il fascino del cinema asiatico, mediorientale e sudamericano. Sono onnivora, non mi precludo nulla senza aver prima provato.

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