CapolavoriUna Moglie: la recensione del film di John Cassavetes

Una Moglie: la recensione del film di John Cassavetes

Una Moglie (A Woman Under the Influence), è l’ottavo film di John Cassavetes, pioniere assoluto del cinema americano e padre del cinema indipendente. Dopo gli inizi da attore (vedi Rosemary’s Baby) è passato alla regia rompendo le regole, lavorando fuori dai grandi studios che ai tempi dettavano legge, e con una camera a mano, in 16 mm, ha realizzato un film come Ombre, un esordio che lo stesso Scorsese dirà che sarà fondamentale per il suo cinema, aprendo così di fatto la strada a una nuova generazione di registi.

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Una Moglie arriva ben quindici anni dopo il suo esordio, dopo una serie di opere incredibili come Volti, Mariti e Minnie and Moskovitz, e con questo film, con protagonista la moglie Gena Rowlands e il fido Peter Falk (il mitico Tenente Colombo), raggiunge non solo il suo apice artistico, ma una vetta assoluta del cinema degli anni 70.

Una Moglie

In questo periodo storico dove giovani registi come Steven Spielberg o Francis Ford Coppola, rinnovavano generi,li trasfiguravano, facendo dell’epica o della meraviglia il loro sguardo sul mondo, mentre altri come Scorsese facevano un cinema più sporco e realistico parlando delle fragilità dell’America, Cassavetes preferiva parlare di cose molto più intime e chiuse, per poi fare dei discorsi più grandi sul mondo.

Una Moglie: la trama

Al centro di Una Moglie troviamo Nick e Mabel, una coppia apparentemente normale, lui operaio di origini italo-americane, lei casalinga con tre figli piccoli, che ha però seri problemi psicologici, tanto da richiedere un ricovero immediato in un ospedale psichiatrico. Più li conosciamo e più scopriamo le cause del suo malessere: il marito è un violento, incapace per via del lavoro di soddisfarla come meriterebbe.

Il ritorno a casa di lei dopo sei mesi, sfocerà in un confronto tra i due e il resto dei famigliari, tanto traumatico, quanto memorabile, in un finale che per potenza e leggerezza, ha pochi eguali nella storia del cinema.

Una Moglie

Una Moglie: la recensione

Il titolo originale del film, A Woman Under the Influence, spiega chiaramente di cosa tratta il film: una donna succube, non solo da suo marito ma da tutto un contesto sociale a cui appartengono. La famiglia di lei, interpretata dai veri genitori dell’attrice, non sono in grado di aiutarla, neanche quando è lei stessa a chiederlo al padre, impotente perchè non puo’ rompere un legame familiare tossico. Una violenza quella del marito, interpretato da uno splendido Peter Falk, che non si ferma neanche davanti ai propri figli.

Il regista cattura in maniera quasi neorealista, con quella famosa tecnica del pedinamento dei grandi registi italiani, tutto quel suo realismo emotivo, che aveva nei titoli precedenti già esplorato, facendo dei sentimenti e delle emozioni dei personaggi degli strumenti espressivi che hanno forse una natura più teatrale che cinematografica.

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Il lacerante realismo che riesce a creare,unita a quella sua tpica dilatazione temporale, rendono la casa un gioco al massacro tra i due protagonisti che, seppure amandosi, sono bloccati in questa gabbia emotiva che non lascia scampo.

In Una Moglie, Cassavetes sublima definitivamente il suo stile, narrando la malattia e la follia di questa famiglia, con una fotografia quasi espressiva, con luci sovraesposte all’esterno e bui inquietanti all’interno, con riprese a mano che impongono allo spettatore l’intimità malata dei due protagonisti. Questi elementi fanno provare allo spettatore un senso di tenerezza, malessere, rabbia e rassegnazione, come poche volte si sono viste in un film.

Cassavetes elimina ogni forma grammaticale tipica del melodramma Hollywoodiano, rompendo ogni forma di intrattenimento, ma rendendoci partecipi di ogni singola sequenza, perchè i sentimenti che cattura sono talmente reali da essere riconoscibili in tutti noi, al di là dellla provenienza dei due protagonisti.

L’interpretazione di Gena Rowlands

Un capitolo a parte della riuscita di Una Moglie, merita sicuramente Gena Rowlands, e la sua Mabel, uno dei personaggi femminili più toccanti mai scritti. Ogni suo gesto, tic o espressione anche quando caricato non è mai sopra la narrazione filmica del suo marito-regista, che ha fatto del minimalismo e del senso dell’improvvisazione jazzistico il suo marchio di fabbrica. Lei riesce nell’impresa di evitare ogni cliché, mostrando tutta la fragilità di una donna bloccata nel suo ruolo sociale di moglie.

Una Moglie

L’amore tra i due, la chimica nel lavoro e l’altezza artistica delle opere realizzata insieme ricorda quello di un altro binomio marito-moglie del cinema, ovvero quello tra Federico Fellini e Giulietta Masina. La Rowlands in un certo senso, rappresenta tutte queste donne: la Gelsomina de La Strada, la Cabiria de Le Notti di Cabiria, ma anche Giulietta degli spiriti, e ci regala una performance che per intensità, gamma di emozioni e espressioni e profondità testuale, rimane una delle più potenti della storia del cinema.

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In conclusione

in un periodo florido e rivoluzionario come il cinema americano degli anni 70, Una Moglie è una delle opere più radicali, anticonformiste e potenti che si siano realizzate. Cassavetes, che otterrà una nomination all’Oscar insieme alla Rowlands, muovendosi al di fuori dei massimi sistemi ha realizzato l’opera più punk e politica sul tema del matrimonio e della condizione della donna, mostrando come la famiglia sia in realtà una delle gabbie dell’alienazione moderna, temi affrontati da altri grandi registi come Bergman.

Il film spezza per sempre e demistifica il sacro valore della famiglia come porto sicuro di amore e protezione, non lasciandoci però nè speranza per il futuro, nè una reale resa, in un finale tanto beffardo e leggero da diventare inquietante, ove i coniugi non possono fare altro che prepararsi il letto insieme, sapendo che il giorno dopo tutto sarà uguale a prima. Un film imprenscindibile, uno dei capolavori di John Cassavetes.

Trailer del film

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

L'opera più radicale ed emotivamente realistica sul tema del matrimonio, un vero e proprio film socio-politico che demistifica la famiglia, con una Gena Rowlands che qui da una delle più grandi interpretazioni di sempre. Il Capolavoro assoluto di John Cassavetes.
Michael Capuzzo
Michael Capuzzo
"Perché essere difficili quando con un minimo di sforzo si può essere impossibili?" In questa frase di Buster Keaton è riassunto cosa penso del cinema, perché più di ogni altra arte predispone, culla e a volte ferisce le tue convinzioni, i tuoi ricordi ed è per questo capace di cambiare ogni essere radicalmente.

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