Ho pensato, forse sperato, per tutto il film che la storia fosse vera, un fatto di potenziale cronaca nera dal finale a strappo né troppo morbido né troppo tagliente, oppure una favola insistita che si piega fino a contorcersi senza spegnere per questo la sua luce, anzi rendendola più abbagliante.

Mi domandavo se davvero ci fosse stata da qualche parte in America una donna come Lisa (Maggie Gyllenhaal) che avesse preso a cuore un Jimmy di neanche cinque anni, uno in particolare tra i bambini dell’asilo in cui lavora, dotato dell’ inusuale mania di comporre poesie estemporanee nella sua testa e di dirle all’improvviso camminando avanti ed indietro; e se quella donna avesse poi davvero deciso di difendere il piccolo fiore di grazia incontrato, con tutta se stessa, come se il bambino avesse potuto realizzare quel che non le era spettato o in cui lei stessa non era riuscita.

The Kindergarten Teacher

Ed ho continuato ad immaginare che Lisa esistesse, in carne ed ossa, con occhi di un celeste più grande di noi, gonne lunghe colorate e scenografici orecchini hippy, che camminasse lenta tra i piccoli banchi di un aula tutta colorata e si sedesse nel caldo estivo su una seggiolina di legno pensando a chissà cosa, e che un giorno avesse ascoltato casualmente una mezza vocina impacciata e avesse pensato fosse un segno, uno spiraglio, quasi ultraterreno, capace di scaraventarla al di sopra della sua vita medio-borghese composta da marito casa-chiesa, due figli adolescenti inghiottiti dai social, dal mito dei marines e dall’inerzia omologante, e di portarla in un altrove fatto di tempo, di arte e di creatività che lei non aveva mai saputo raggiungere o ritagliarsi, ad eccezione delle poche ore serali di un corso di poesia tenuto dal sorridente Simon (Gael Garcia Bernal) con cui aveva tentato di nutrire la propria anima “ammalata” di cultura, ma incapace di esprimersi in una qualità originale o promettente.

The Kindergarten Teacher

E senza fatica ho creduto allo scarto mentale che si è compiuto nella mente di questa donna laddove ha intravisto nel talento incontaminato di Jimmy, ciò che lei non era stata e avrebbe voluto essere, la versione migliore di se stessa e al contempo un patrimonio per l’umanità distratta che ignora, sbiadisce e soffoca tutto ciò che tocca: salvare lui, per salvare sè e dare una chance al mondo.

E via eccola scegliere in modo imprudente condotte al limite dell’accettabile, fermandosi un passo prima dell’insano, sfidando il giudizio comune e la legge stessa per dimostrare che la bellezza c’è, la bellezza le ha parlato e lei ne è finalmente parte, la bellezza salva e va salvata ed essere migliori è dovere personale e collettivo.

The Kindergarten Teacher

Ecco: nulla di tutto ciò proviene da realtà accaduta, anche se potrebbe benissimo.

E’ un racconto, The Kindergarten teacher, in italiano Lontano da qui, rifacimento americano di un omonimo film israeliano di Nadav Lapid semplice e non semplice, al contempo, capace di lasciar emergere oltre le apparenze, il disagio ed il talento che la nostra società mordi e fuggi di stampo materialistico e consumistico si è disabituata ad ascoltare.

The Kindergarten Teacher

Da una parte alimenta l’importanza di continuare a proiettare le proprie aspirazioni anche quando ci sembra che metà della vita sia alle spalle, dall’altra evidenzia cosa si è in grado di fare quando quelle stesse aspirazioni sono schiacciate, quando l’ infelicità raccolta e coltivata devia nel concreto per trovare uno sfogo costruttivo, sotto spoglie distruttive, a se stesso.

Lisa è vittima della sciatteria del nostro tempo, della sistematica mancanza di ascolto e connessione con l’esterno, ordinaria dote che comporta sopravvivenza ma non “vivenza”; mentre Lisa ha bisogno di vivere, è alla ricerca di, mette insieme cocci, spunti, parole sospese, puntini numerati, disegni e colori per dare forma ad una propria necessità che dovrebbe essere comune; perciò identificarsi con lei e stare dalla sua parte sognante, irriducibile, eccessiva, non rassegnata, è un gesto spontaneo.

The Kindergarten Teacher

Merito di Maggie Gyllenhaal, qui anche in veste di produttrice, a testimonianza della fiducia riposta nella storia, protagonista assoluta, che disegna tra aria e terra il suo personaggio, lasciando intravedere ogni inizio e fine di speranza che le attraversa lo sguardo, senza anticipare né trattenere nulla, senza sforzo deterministico, ma con naturalezza e convinzione dolci e mai aggressive.

In questa chiave di sospensione che trascina l’attenzione via via più inquieta dello spettatore sul comportamento sempre più rischioso dell’insegnante, si gioca il filo sottile che divide la semplice parabola del film dal thriller psico-drammatico, di cui possono intravedersi leggeri accenni nel finale spiazzante, ma nulla più, grazie al metodo e alla cautela con cui Sara Colangelo, giustamente premiata per la regia al Sundance Film Festival del 2017, dirige senza sobbalzi o premure il susseguirsi dei fatti, come un unico, progressivo, costante climax sussurrato.  

The Kindergarten Teacher

La forza del lavoro è in questo leggero ma incombente intreccio di fatti ed attese, piccoli scorci poetici di voci monologanti, del piccolo Jimmy e non solo sue, spesso sole, come solo è il tempo che abitiamo, anime raffreddate dal torpore emotivo giornaliero, in cerca di passione, che sia coniugale, extraconiugale, filiale, lavorativa, artistica, anche a costo di un brutale risveglio.

Di insegnanti devoti ai propri ragazzi ne è piena l’iconografia cinematografica, dal calore poetico del mitico Robin Williams ne L’ attimo fuggente, all’amaro coraggio dello stesso Williams (non credo sia un caso l’impiego dello stesso attore) verso il genio ribelle Will Hunting, solo per citare gli esempi più sdoganabili.

The Kindergarten Teacher

Qui manca un finale in gloria, non c’è consacrazione nè spettacolo, ma più autoriflessione: è uno slice of life pensante, che si conficca nell’immaginario comune e lì cresce di fantasmi e voglia di riscatto, spingendoci indirettamente a riqualificare le ore vissute e quelle da vivere, ristabilendo o riscoprendo priorità e, perché no, fedi.

La stessa Lisa nè è un esempio: spenta ed annoiata candela dei primi fotogrammi, si trasforma in sorridente luce amara ed infaticabile negli incontri con Jimmy.

The Kindergarten Teacher
Nobody, not even the rain, has such small hands: Jimmy (Parker Sevak) and Lisa (Maggie Gyllenhaal) in The Kindergarten Teacher.

La sua rovina per noi è ancora di salvezza per lei: non tutto rientra nella schematica interpretazione del reale, non tutto è colpa, limite, responsabilità, danni, svantaggio economico; non è strano un bimbo che parla da solo, una donna che lo accompagna al museo invece che a baseball, una maestra di oltre quarant’anni che impara a scrivere poesie, per imparare a riscrivere la propria vita.

Perché tutti noi siamo stati mossi, chi prima che dopo, chi una volta, chi sempre, dal medesimo incontestabile desiderio.

Voto Autore: 3.3 out of 5 stars

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