Recensioni FilmSuperman II – Un sequel difettoso

Superman II – Un sequel difettoso

Richard Donner presentò sul grande schermo Superman, rendendolo un’icona non solo nei fumetti, ma anche al cinema. Nel 1980, con l’uscita di Superman II, diretto da Richard Lester, l’uomo d’acciaio si consacrò come eroe fondamentale e fondante per la storia del cinefumetto.

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Superman II

Superman II – Trama

Ritroviamo Clark Kent (Christopher Reeve) dove lo avevamo lasciato: un giornalista imbranato del Daily Planet. Un giorno gli viene riferito che Lois (Margot Kidder) si sta occupando di un servizio su un attacco terroristico a Parigi. Così Clark veste i panni di Superman e vola verso la Francia per proteggerla. Nello sventare l’attacco terroristico, Superman lancia una bomba atomica nello spazio liberando dalla loro prigione, la zona fantasma, Zod (Terence Stamp), Ursa (Sarah Douglas) e Non (Jack O’Halloran): i rivoluzionari imprigionati all’inizio del primo film. Da qui inizia il loro piano per conquistare la terra; nel frattempo Clark vive un conflitto interiore tra l’amore per Lois e la segretezza della sua reale identità.

Superman II

Superman II – Recensione

Per parlare di Superman II bisogna per forza nominare i vari problemi di produzione che ebbe questo film. Inizialmente Richard Donner iniziò le riprese di questo film insieme a Superman, il primo capitolo: una pratica atipica per l’epoca. Ultimate circa il 75% delle riprese la produzione decise di sospenderle per concentrarsi appieno sull’imminente uscita del film del 1978. Dopo di che Donner si rifiutò di tornare a lavorare su Superman II per dissapori con i produttori. Il timone del film passò Richard Lester. Questo cambio di leader comportò vari problemi sul set, oltre a quelli che stava creando Marlon Brando (Ultimo tango a Parigi) per lo sfruttamento della sua immagine; motivo per cui l’attore non appare nel sequel.

È doveroso citare questi avvenimenti perché ci danno un punto di vista diverso sul film. Spiegano alcune stranezze, come la già citata assenza di Marlon Brando, il famoso bacio di Clark che cancella la memoria a Lois, il recupero dei poteri di Superman che avviene fuori scena. Sono tutte cose che probabilmente Donner avrebbe gestito in modo diverso, non solo per le sue capacità registiche, ma per la visione complessiva del progetto. Si tratta quindi di un film monco e revisionato, con cambiamenti in corsa e soluzioni dell’ultimo minuto.

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La banalità del male

Questo potrebbe portarci a pensare di trovarci di fronte ad un film disastroso sotto tutti i punti di vista; invece non è così. Superman II è un film con ritmo, divertente, in cui succedono una moltitudine di cose. Vediamo il nostro protagonista combattere, affrontare terroristi, nemici, il suo passato e il suo presente.

Si parte dall’ attentato a Parigi. Una sequenza che oggi sappiamo essere stata aggiunta per dare più screen time a Superman, ma non per questo è inutile. Per prima cosa, è il motivo per cui Zod e i suoi compagni vengono liberati. Ma, soprattutto, ci racconta un Superman disposto a tutto pur di salvare Lois. Come detto, i “cattivi” si liberano dalla zona fantasma grazie all’esplosione di una bomba atomica lanciata da Superman nello spazio. Superman II li definisce immediatamente: saranno loro la minaccia.

Certo l’espediente per liberarli è un ingenuo, un po’ come sarà tutta la loro conquista degli Stati Uniti: Zod e i suoi compagni uccidono degli astronauti sulla Luna, sterminano un paesino, scolpiscono le loro facce sul monte Rushmore (la più divertente) e mettono a ferro e fuoco la Casa Bianca. Sono i classici “cattivi da fumetto”; così come lo è la loro alleanza con Lex Luthor (sempre uno strambo Gene Hackman) che, come nel primo, continua ad essere un po’ il buffone di turno che non sa usare la sua immensa intelligenza. Ma lo scontro tra loro e Superman che avverrà a Metropolis è la cosa più bella del film: anche oggi non sfigura per drammaticità, violenza e spettacolarità.

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La caduta dell’eroe

Ma il cuore del film è di nuovo il rapporto tra Clark e Lois. Clark innamorato di Lois, ma che non può essere il vero se stesso; Lois troppo cieca per vedere cosa c’è dietro agli occhiali di Clark. Fino a quando il segreto è svelato e Superman decide di abbandonare i poteri per amore. Una caduta dell’eroe che mette Superman di fronte al suo sangue, davanti alla sua vera debolezza: l’empatia per i terrestri e il suo innato istinto per proteggerli. La messa in scena forse non è delle migliori, vediamo realizzarsi questa consapevolezza in una scazzottata da bar, ma è l’intento che ha vera importanza. Superman in questo film prende atto di quello che è, rinuncia alla sua felicità, rinuncia all’amore per qualcosa di più grande.

È tanto criticato il bacio con cui Clark cancella la memoria a Lois e assume definitivamente il ruolo di Superman. In origine questo film avrebbe dovuto finire nel modo in cui finisce il primo: con Superman che torna indietro nel tempo. Due soluzioni narrative molto discutibili, e forse figlie del loro tempo (anche se Avengers: Endgame userà lo stesso espediente del Superman del 1978), ma che esprimono appieno il senso del film e di responsabilità del protagonista.

Il cuore di Superman II

Superman II è sicuramente un film imperfetto, problematico, a cui hanno lavorato troppe persone, ma ci racconta l’essenza di quello che è, e potrebbe essere l’Uomo d’acciaio. Non importa che sia Lex Luthor, Zod, un missile nucleare o un camionista al bar, lui sarà sempre lì pronto a proteggere la terra e a stupirci con tutti i suoi poteri; anche con un bacio che cancella la memoria.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Superman II è un sequel imperfetto e segnato da una produzione travagliata, ma capace di restituire l’essenza dell’Uomo d’Acciaio. Tra conflitti emotivi, cattivi da fumetto e scelte narrative discutibili, emerge comunque un eroe definito dal senso di responsabilità e dal sacrificio.
Simone Cigna
Simone Cigna
Sono cresciuto tra la Terra di Mezzo, i viaggi nel tempo di Hill Valley e i pugni di Rocky sul ring. Il cinema per me è tutto questo: avventura, emozione e memoria. Se qualcuno lo ha girato, io lo voglio vedere perché ogni film, anche il più piccolo, nasconde un mondo da scoprire. Amo Scorsese e Kubrick, ma anche la poesia malinconica di Wong Kar-wai: il bello del cinema è che non smette mai di sorprendermi.

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