Stranger Things è una serie che ha costruito il proprio successo intrecciando nostalgia anni ’80, horror e fantascienza. Quando si parla della serie Netflix si pensa ai grandi classici anni ’80: da Steven King, Spielberg, Goonies, E.T. a La storia Infinita.
Eppure dietro uno dei personaggi più amati della serie si nasconde un riferimento decisamente meno citato.
Secondo quanto rivelato da David Harbour, l’attore dello sceriffo Jim Hopper, uno dei modelli chiave della terza stagione di Stranger Things è stato Fletch (1985), la commedia investigativa con Chevy Chase.

Un riferimento inaspettato, ma coerente con il cambio di tono che ha caratterizzato Jim Hopper: più spavaldo, più ironico, più disposto a sfidare il pericolo. I fratelli Duffer, da sempre attenti a bilanciare horror e leggerezza, avrebbero usato questo mix per rendere la stagione più movimentata e interessante.
L’eredità di Fletch nella terza stagione di Stranger Things
L’eredità di Fletch si sviluppa nella struttra narrativa della terza stagione, fortemente incentrata sull’indagine, sulle cospirazioni nascoste e su un umorismo che emerge nei momenti più critici. Come il personaggio interpretato da Chevy Chase, Hopper si muove ai margini delle regole, affronta poteri più grandi di lui e usa l’arguzia come arma di sopravvivenza.
Non a caso il film compare anche nella serie, in una delle proiezioni dello Starcourt Mall, a conferma di un omaggio tutt’altro che casuale.
A prima vista può sembrare incredibile. Una commedia investigativa e demenziale come Fletch diventa una fonte di ispirazione per uno dei capitoli più cupi della cultura pop. Ma entrambi raccontano di persone comuni che si trovano ad affontare pericoli nascosti, confrontandosi con l’ignoto.
Mentre Stranger Things si avvicina al suo capitolo finale, vale la pena ricordare che al di là di mostri e cospirazioni, persiste un’idea di intrattentimento più leggera. Un’energia pop anni ’80 fatta in cui il pericolo può essere affontanto senza prenderlo troppo sul serio.

