Recensioni FilmSplitsville - Una commedia poco romantica

Splitsville – Una commedia poco romantica

Nel 2019 viene presentato al pubblico The climb, che partecipa al circuito Un certain regard a Cannes. Il film mette in luce l’operato registico di Michael Angelo Covino, che in sede di sceneggiatura collabora con Kyle Marvin. A sei anni di distanza l’impianto si ripropone per la realizzazione di Splitsville. Il lungometraggio vede il ritorno di Covino in cabina di regia, per un testo ancora una volta scritto da lui stesso a quattro mani con Marvin. I due occupano anche la scena in qualità di co-protagonisti. La struttura della pellicola (104 minuti di durata) riprende quella della commedia americana classica. Anche in quest’occasione il progetto fa il suo accesso al panorama di Cannes, per poi venire distribuito nelle sale tra l’agosto e il settembre dello stesso anno.  

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Splitsville

Splitsville: la trama del film

Carey (Kyle Marvin) e Ashley (Adria Arjona) vivono l’idillio di coppia: giovani neo-sposi che  cantano all’unisono e sprizzano amore da tutti i pori, viaggiando in auto verso destinazioni romantiche. Il quadro da “luna di miele” non tarda però a rompersi, e lo fa nel modo più improvviso possibile: dopo aver assistito ad un’incidente su strada, sconvolta, lei chiede al marito il divorziare. Lui attribuisce le sue parole al trauma del momento, ma lei si dice convinta. Il fare sicuro della moglie in merito al lasciarsi getta l’uomo in pieno stato di crisi: senza più alcun controllo su di sé, agendo in automatico, abbandona compagna e veicolo per raggiungere a piedi la casa di una coppia d’amici, in cerca di consolazione. 

Giunge così nel regno del lusso di Julie (Dakota Johnson) e Paul (Michael Angelo Covino). Tra frasi di supporto e invasioni della sua privacy, i due sollevano di morale Carey quel tanto che basta. Quando lui sembra non farsi una ragione del flusso degli eventi che gli è piovuto addosso, i due lo tranquillizzano. Incapace di comprendere come una relazione possa mantenersi stabile al giorno d’oggi, l’uomo si confronta con i suoi amici. Loro gli rivelano la loro soluzione: lo status di coppia aperta. Appena il tempo di processare l’informazione, che il protagonista fresco di rottura coglie la palla al balzo. Tra remore e sensi di colpa, mentre l’amico è via si getta tra le braccia di Julie. L’incrocio di coppie darà così avvio ad una serie di quadri rocamboleschi che ragionano sulla complessità delle possibilità relazionali al giorno d’oggi. 

Splitsville

Splitsville: il ritorno della screwball

Nella storia del cinema, intesa in senso probabilmente semplicistico, ogni nazione ha dato vita a un movimento cinematografico che spesso si è inevitabilmente fatto genere tout court. Così come per l’Italia non si può non pensare al Neorealismo, o per la Francia alla Nouvelle vague, anche gli Stati Uniti hanno cullato filoni filmici. Certo il primo pensiero va al western, con le sue lande sconfinate capaci di raccontare  lo spirito di un’epoca. Ma nondimeno l’America è stata a lungo la patria della screwball comedy, talvolta  discutibilmente italianizzata con l’espressione “commedia pazzerella”. È il genere sofisticato e brillante per eccellenza, in cui la risata scaturisce ai danni delle nevrosi dei protagonisti e dei voli pindarici che compiono nel loro privato. 

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La screwball sembra dare il suo meglio negli anni della Hollywood classica (Quaranta e Cinquanta). Lascia poi il campo ad un nuovo tipo di cinema, più crudo e onesto. Si riaffaccia, in spoglie inevitabilmente indebolite, alla fine dello scorso millennio sotto forma di commedie romantiche indubbiamente meno sofisticate. E poi, nel 2025, arriva Splitsville; e la screwball torna a ritagliarsi uno spazio sul grande schermo. Causa il genere d’appartenenza, la trama mette in campo una concentrazione sorprendente di micro-eventi. L’azione si sviluppa quindi seguendo un andamento frenetico, con continui ribaltamenti del quadro. A determinarli, oltre agli incidenti di percorso, anche il sistematico incrociarsi del sistema di doppie coppie impostato nei primi minuti del film. Campo libero dunque alle isterie dei personaggi, che hanno così modo non solo di manifestarsi ma di prendere addirittura in mano le redini del plot. 

Splitsville: la recensione

Le frenesie dei protagonisti di Splitsville si rivelano tanto irruente da generare twist su twist, che deviano sistematicamente il percorso della trama. Il quadro che si viene a creare, poi debitamente coreografato e interpretato, è quello di un ritratto critico del sistema relazionale piccolo-borghese. Un risultato a cui forse puntava – a proposito di Dakota Johnson protagonista – anche il Material love di Céline Song, incapace però di centrare il bersaglio in modo altrettanto preciso. Dato l’impianto produttivo di partenza, il prodotto d Covino fa propria una vena mumblecore negli intenti (star che affiancano volti meno noti, un andamento “da camera”…). La ricopre però di una patina deliberatamente glamour, di case scintillanti e borghesi annoiati alle prese coi loro piccoli hobby lussuosi, che strizza l’occhio alla tradizione del genere in cui si inscrive. 

Nelle sue coordinate di partenza, la pellicola fonde la rom-com anni Novanta con la commedia classica statunitense in modo gradevolmente bilanciato. L’occasione che gli permette di svolgere l’operazione al meglio è dettata dal tema. Splitsville gioca infatti con la natura moderna e multiforme delle relazioni di oggi. Il film che ne deriva assume così una duplice natura, di prodotto figlio del suo tempo e insieme erede di una tradizione che ha fatto scuola. Se a visione ultimata il contenuto palesa la sua natura probabilmente dimenticabile, resta il piacere di una fruizione volutamente leggera. L’architettura del film si sviluppa puntando all’intrattenimento agile del pubblico, incasellando tra le maglie del suo testo gli snodi critici della società che rispecchia e portando quindi avanti a suo modo il nome del divertissement statunitense. 

Splitsville

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Con il solo intrattenimento forse non si fa la storia del cinema, ma si trascorre una serata leggera: è esattamente questa l'impresa in cui riesce Splitsville, che riflette sui rapporti di coppia in chiave di commedia.
Eleonora Noto
Eleonora Noto
Laureata in DAMS, sono appassionata di tutte le arti ma del cinema in particolare. Mi piace giocare con le parole e studiare le sceneggiature, ogni tanto provo a scriverle. Impazzisco per le produzioni hollywoodiane di qualsiasi decennio, ma amo anche un buon thriller o il cinema d’autore.

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