Skam 5: la lotta agli stereotipi investe anche la sfera etero

Skam 5 è una serie arrivata di soppiatto (non era di certo tra le più attese del macrocosmo streaming). Eppure, le precedenti stagioni avevano conquistato il pubblico per la loro purezza, la loro capacità intrinseca di andare dritte al punto e trattare argomenti delicati rendendoli fruibili a tutti.

Ecco perché Skam 5 rimane comunque un’uscita che ha incuriosito gli spettatori che avevano dimenticato alcune storie e alcuni personaggi e, in aggiunta, lo scalpore che il nuovo appuntamento aveva generato ancora prima di far ingresso nella programmazione Netflix ha rappresentato, al contempo, un forte traino.

La trama propone stavolta una tematica molto particolare: Elia si ritrova a dover fare i conti con un problema che giace seppellito nella sua psiche più recondita. Il giovane soffre di ipoplasia peniena (ha, in gergo, un micropene) e questo aspetto della sua vita totalizza le sue esperienze relazionali oltre che scolastiche.

Il suo sarà un viaggio duro; lo steccato da saltare è molto imponente, soprattutto perché la vita da liceale non ammette debolezze (o almeno così lui crede). Skam 5 impone dunque una riflessione molto profonda su una problematica adolescenziale che, sebbene rientri nel novero contenutistico della serie, sembra essere una sorta di outsider.

In pochissimi prima d’ora avevano fatto luce su quanto affligge il popolo maschile etero e la scelta non può che sorprendere, nella misura in cui si da per scontato spesso e volentieri che il segmento etero dell’insieme degli orientamenti sessuali viva sempre con qualche certezza in più. Magari fosse vero.

La storia di Elia insegna molto ma bisogna andare per gradi.

Skam 5 – Contro ogni tipo di stereotipo

Skam 5, attraverso questa retrospettiva della vita di Elia, parte dall’assunto che nessun tipo di stereotipo deve essere cavalcato. Facile identificare un maschio etero come un animale sociale in grado di gestire alla perfezione i suoi istinti e abile nel dare risposta a ogni sua turba psichica. Questa constatazione idilliaca non corrisponde a realtà.

Elia è sempre stato visto come uno sciupafemmine, un ragazzo pieno di atteggiamenti incuriosi. Le sue frequentazioni sono sempre finite troppo presto (forse potrebbero dirsi mai cominciate). Il ruolo sociale che gli è stato affibbiato, tuttavia, non ha una singola matrice di verità: dietro all’aura di sicurezza che emana si cela un mondo pieno di dubbi.

Nel corso di Skam 5 si susseguono diverse situazioni imbarazzanti, acuite dalla stessa percezione che il protagonista ha del suo stato psicofisico. Grande punto di forza della serie è il fatto che tutti gli altri personaggi sono figure di contorno nel vero senso della parola: piuttosto che comprimari sono delle personalità compartecipi (nemmeno troppo) alla battaglia mentale di Elia. Le loro vicende sono come messe da parte; il focus è ben altro e stavolta è una tematica che riguarda i disagi dei ragazzi nell’approcciarsi alle ragazze.

In un’epoca dominata (giustamente) dalle spinte sociopolitiche a favore dell’inclusione e dell’apertura verso tutti i tipi di identità di genere, il recupero di una riflessione sullo stato delle dinamiche relazionali etero può costituire un passo avanti. In questo Skam 5 appare geniale (almeno nella sceneggiatura).

Skam 5

Sì, perché Skam parla di base di Body shaming e lo fa assumendo un punto di vista diverso: chi ha detto che l’odio fisico rivolto a certe categorie socio-antropologiche segua inevitabilmente degli schemi prestabiliti? Il Body Shaming non ha una precisa unità di misura, che si tratti di gay etero trans etc. Ecco perché Elia ci insegna che sbeffeggiare una persona dotata di micropene, oltre che essere diventata ormai abitudine, non fa più ridere. Quanto spesso si deride con incuria chi è meno alto? Quante volte si fanno considerazioni infelici sullo stato fisico di un maschio? Troppe.

Eppure, spesso e volentieri, le serie tv codificano questo tipo di bullismo come una realtà appartenente esclusivamente a certe categorie e i ruoli all’interno di questo processo sono ben definiti. Il bullo deve essere in un certo modo, frequentare gente di un certo tipo, avere un chiaro retroterra culturale. Stavolta è un maschio etero a essere vittima della derisione altrui e nello sgomento generale si fa strada un ultimo grande nemico: l’inconsapevolezza.

Inconsapevolezza del problema in primis ma anche degli effetti che le prese in giro possono causare. Si è stati tanto concentrati sull’inclusività che ci si dimentica da dove si è partiti: ovvero dall’incessante stereotipizzazione dell’esperienza umana. Non vuol dire che chi è etero abbia raggiunto una quiete o una serenità invidiabili. Ancore di salvezza in questo gioco sono sicuramente gli amici che, come si diceva, non sono figure di spicco ma dimostrano tutta la loro preziosità nel momento in cui vengono investiti del problema. La soluzione finale (se ci sta) è che uscire allo scoperto, condividere e mettere una punta di naso fuori dalla propria bolla già è un passo avanti per risolvere le questioni personali rimaste in sospeso. Skam 5 ha sorpreso e ha lasciato qualcosa di molto simile a un’eredità scenica (nel futuro si parlerà di questa piccola bomboniera netflixiana).

Skam 5
Federico Favale
Federico Favale
Anche da piccolo non andavo mai a letto presto. Troppi film a tenermi sveglio. Più guardavo più dicevo a me stesso: "ok, la vita non è un film ma se non guardassi film non capirei nulla della vita".

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