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Princess, la recensione

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Lo chiariamo subito: Princess è un film anomalo, nel panorama del cinema italiano. Molto asciutto, come se lo avesse girato un Matteo Garrone prima maniera.
Invece è opera di Roberto De Paolis, regista rivelazione di Cuori puri (2017).

Presentato in apertura della settantanovesima edizione del Festival del Cinema di Venezia, il film ha commosso il pubblico del Lido. Pur senza incedere in un facile pietismo.

Princess, una scena del film

Princess, la trama

Princess è una ragazza nigeriana di 19 anni arrivata in Italia per ritrovarsi poi a lavorare come prostituta, vicino a un bosco appena fuori la città di Roma.

Tra le amiche con le quali condivide il lavoro e clienti assortiti, la ragazza cerca di guadagnare abbastanza soldi per ripagare la sua protettrice ed essere finalmente libera.

Nel corso della storia scoprirà che, nella vita, esistono rapporti umani esenti dagli scambi di denaro. E che lei può bastare a sé stessa.

Princess, una scena del film

Una fiaba al contrario

La storia di Princess viene presentata, fin dai titoli di testa in caratteri gotici, come una fiaba. La suggestione permane anche nelle prime inquadrature, che mostrano il sole che splende tra gli alberi.

Poi irrompe una voce fuori campo, e in pochi secondi scopriamo che il film al quale stiamo per assistere è tutto fuorché una fiaba. Qui la principessa indossa pantaloncini cortissimi e prega Dio perché porti sul suo cammino dei buoni clienti.

Che è una prostituta, lo capiamo la prima volta che la vediamo inquadrata, al bordo di una strada in mezzo al verde.

Il bosco in stile Biancaneve è il luogo nel quale la ragazza fornisce le sue prestazioni sessuali e, ogni tanto, si imbatte in runner e frequentatori casuali.

La volpe, che nelle fiabe è spesso un animale magico, diventa per lei e le sue colleghe un “cane della foresta” da scuoiare e cucinare. Anche se poi ne riapparirà una, viva e vegeta, alla fine del film.

Ugualmente, in sella ad un cavallo bianco non è un principe azzurro, bensì un poliziotto che cerca di coglierla in fragranza di reato.

In questa storia, di veri principi azzurri non ce ne saranno, anche se un aiutante ci sarà. Questa la lezione da imparare: questa principessa deve sapersela cavare da sola.

Princess, una scena del film

La quotidianità di una prostituta

Non ci sono immagini patinate, né colonne sonore struggenti, anzi: la musica, in questo film, è quasi del tutto assente, evocata solo nelle scene di festa. 

Quella che viene raccontata è la vita di una prostituta nigeriana che vive in una condizione di sfruttamento ma non viene mai presentata come la classica vittima.

Non è sola, ma ha costruito una rete di solidarietà con altre ragazze del suo Paese che condividono la sua stessa condizione. Ha una vita sociale e si prende cura del suo aspetto, tra treccine e parrucche coloratissime che indossa per lavorare.

E’ giovanissima, ha tutte le passioni di una ragazza della sua età, selfie compresi, e vive la propria condizione con consapevole realismo e non senza un pizzico di cinismo.

Una scena del film

Come confida lei stessa ad un’amica sull’autobus: “Io non sono stanca e non mi lamento mai, perché in realtà non uso il mio vero corpo per lavorare”.

Questo è il trucco magico, quasi voodoo, di Princess: dissociarsi dal proprio corpo mentre è impegnato con i clienti, cercando di affrontare ogni rapporto con la più totale indifferenza.

Sarà solo quando scoprirà la cura e l’affetto altrui che quell’incantesimo beffardo si spezzerà, facendole percepire che non può più sopportare di fare sesso a pagamento. E che merita di più.

Una scena del film

Scenari ridotti all’osso

I luoghi che Princess frequenta sono essenzialmente quattro: il bosco – verosimilmente, la pineta di Ostia – e la strada adiacente ad esso; l’autobus a bordo del quale la nostra protagonista torna a casa dopo il lavoro; la casa che condivide con le “colleghe”; i locali nei quali si distrae dalla propria esistenza in schiavitù.

Si prostituisce nel bosco perché, come chiarisce lei stessa: “In città ci stanno le bianche, nel bosco noi”. Come a ribadire il concetto che, anche tra prostitute, il colore della pelle ha un peso importante.

Ed è in quel bosco che, ad un certo punto, si ritroverà nuda come Eva nel Giardino dell’Eden. Solo di Eden non ce n’è l’ombra. Quella vergogna scandirà un turning point essenziale nell’evoluzione del suo personaggio.

Una scena del film

Princess, il cast

Il film si regge pressoché tutto sulle spalle d’ebano della talentuosa esordiente Glory Kevin: una ragazza che il mestiere della prostituta lo conosce in prima persona. Per lei, il cinema ha rappresentato la via di fuga dalla strada: come Princess, anche lei si prostituiva sul litorale romano.

Kevin, con le sue espressioni innocenti e la passione per i lecca-lecca, incarna alla perfezione una prostituta-bambina troppo sviluppata fisicamente da non diventare oggetto del desiderio altrui. Un personaggio infantile e giocoso che finirà con il trasformare in palloncini rosa i preservativi che dovrebbe usare per lavoro.

Princess, una scena del film

Come controparte maschile, c’è un attore che è apparso in pressoché tutte le pellicole italiane d’autore degli ultimi anni: alludiamo al napoletano Lino Musella.
Lo si è visto in due film di Sorrentino, Loro (2018) ed È stata la mano di Dio (2022), in Favolacce dei Fratelli D’Innocenzo (2020), nel film di Mario Martone Qui rido io (2021) e altrove.

Il suo volto pulito è ideale per incarnare la genuinità di Corrado, un uomo che dichiara di amare “più gli animali delle persone”. Eppure è l’unico che tratterà Princess come un essere umano e non come un pezzo di carne da usare e gettare via. Regalandole qualche momento di felicità e ispirandole un po’ di sana autodeterminazione.

Princess, una scena del film

Il racconto cinematografico della prostituzione

Confrontando Princess con altri film che hanno per protagoniste prostitute, si possono notare diverse differenze.

In una pellicola come Pretty Woman (1990), ad esempio, il personaggio interpretato da Richard Gere incarna il classico principe azzurro di buon cuore che salva la protagonista dalla strada e, infine, la sposerà per farne, come si suol dire, una “donna onesta”.

Nel film, come abbiamo già scritto, questo personaggio maschile totalmente risolutivo non c’è. Corrado aiuta Princess a scoprire il proprio valore con la forza della gentilezza e dell’affetto, ma per loro due non ci sarà un lieto fine. O, perlomeno, questo non viene esplicitato.

E’ infinitamente meno barocco di un vecchio film di Roberta Torre, Sud Side Stori (2000), nel quale si racconta una versione rivisitata di Romeo e Giulietta a parti invertite: la storia dell’amore tra il cantante Tony Giulietto e la prostituta nigeriana Romea.

Così come non ha la leggerezza della Dea dell’amore di Woody Allen (1995) o dell’Irma la Dolce di Billy Wilder (1963).

Questo film è, per certi versi, più vicino a una pellicola dolce-amara come Le notti di Cabiria (1957), in cui il personaggio interpretato da Giulietta Masina cerca la propria felicità in un mondo cinico.

Certo, la pellicola di Federico Fellini non mostra il personaggio di Cabiria al lavoro, come invece fa il film di Ken Russell Whore – Puttana (1991). Film che, comunque, risulta più patinato della pellicola di De Paolis.

E’ opportuno, comunque, ricordare che al cinema, perlomeno italiano, non sono state praticamente mai raccontate le vicissitudini di una prostituta di colore, come è il caso di Princess.

Perché la sua pelle nera ci obbliga a non poterla comparare con eroine cinematografiche analoghe ma bianche. E più privilegiate in quanto tali.

Prima di Princess: Le notti di Cabiria, il film di Federico Fellini

Princess, le conclusioni

Princess è un film scarno e potente, che non ricorre a espedienti furbetti, per raccontare la storia di un personaggio che appartiene alla categoria degli “ultimi della terra” e le restituisce tutta la sua dignità di persona. Puntando su un cinema verità, fatto da ragazze che conoscono davvero che cosa voglia dire vendere il proprio corpo, De Paolis colpisce nel segno.

Con una fotografia curatissima ma per nulla patinata, dovuta al suo essere, oltre che regista, anche fotografo.

Il risultato? Una full immersion, anche linguistica – con dialoghi in pidgin English e relativi sottotitoli – nel mondo e nei panni della protagonista. Alla fine del film sarà impossibile non fare il tifo, tutti insieme, per lei.

PANORAMICA

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Princess è un film scarno e potente, che non ricorre a espedienti furbetti, per raccontare la storia di un personaggio che appartiene alla categoria degli “ultimi della terra” e le restituisce tutta la sua dignità di persona. Puntando su un cinema verità, fatto da ragazze che conoscono davvero che cosa voglia dire vendere il proprio corpo, De Paolis colpisce nel segno. Con una fotografia curatissima ma per nulla patinata, dovuta al suo essere, oltre che regista, anche fotografo. Il risultato? Una full immersion, anche linguistica - con dialoghi in pidgin English e relativi sottotitoli - nel mondo e nei panni della protagonista. Alla fine del film sarà impossibile non fare il tifo, tutti insieme, per lei.

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Princess è un film scarno e potente, che non ricorre a espedienti furbetti, per raccontare la storia di un personaggio che appartiene alla categoria degli “ultimi della terra” e le restituisce tutta la sua dignità di persona. Puntando su un cinema verità, fatto da ragazze che conoscono davvero che cosa voglia dire vendere il proprio corpo, De Paolis colpisce nel segno. Con una fotografia curatissima ma per nulla patinata, dovuta al suo essere, oltre che regista, anche fotografo. Il risultato? Una full immersion, anche linguistica - con dialoghi in pidgin English e relativi sottotitoli - nel mondo e nei panni della protagonista. Alla fine del film sarà impossibile non fare il tifo, tutti insieme, per lei.Princess, la recensione