Nata per te è un film del 2023 diretto da Fabio Mollo. Ma è più di un film. È un atto politico, un gesto affettivo e un racconto che attraversa le ferite del nostro tempo per ricucirle con amore.
Il regista si ispira alla storia vera di Luca Trapanese: un uomo single, molto cattolico e omosessuale che andando contro ogni ostacolo che gli si presenta davanti, riesce ad adottare Alba; una bambina affetta da disabilità, rimasta orfana e rifiutata da decine di coppie.

Nata per te – La trama
In un ospedale italiano, una neonata con sindrome di Down viene abbandonata. L’infermiera incaricata di registrarla, guardando fuori dalla finestra, le regala un nome che è già una promessa d’amore: Alba Stellamia.
Nel frattempo, Luca Trapanese, giovane uomo omosessuale impegnato nel volontariato con persone con disabilità, vive un sogno comune a molti: diventare padre. Con il compagno Lorenzo condivide il desiderio di una famiglia, ma l’adozione per una coppia omosessuale in Italia è ancora un traguardo lontano. Quando il tribunale gli offre la possibilità di adottare un bambino con gravi fragilità, Luca non esita: è pronto ad accogliere chiunque abbia bisogno d’amore.
La storia di Alba arriva così nella sua vita. Rifiutata da decine di coppie eterosessuali, la bambina rappresenta per Luca non una scelta di ripiego, ma Alba è consapevolezza e amore. Questo crea un conflitto con Lorenzo (Alessandro Piavani), che immagina un altro percorso verso il diventare genitore. I due si separano e Luca prosegue da solo, deciso a lottare per Alba.
Entra allora in scena Teresa Ranieri (Teresa Saponangelo) un’avvocata sensibile e pragmatica, che lo aiuta a percorrere la via dell’affidamento. La speranza è sottile, ma l’affetto che Luca nutre per Alba è profondo e immediato. I servizi sociali gli concedono un mese di affido temporaneo, durante il quale la bambina fiorisce tra le sue braccia.
Il caso finisce però sui giornali, diventando un simbolo politico, e Luca si sente esposto, quasi tradito. Ma Teresa lo sprona a guardare oltre se stesso: la sua battaglia è anche quella di molti altri invisibili.
Con determinazione e tenacia, e grazie a un cambio di prospettiva da parte della giudice Livia Gianfelici (Barbora Bobulova), il tribunale riconosce in Luca non solo un padre, ma il padre per Alba. L’adozione viene concessa. Così Alba Stellamia diventa Alba Trapanese, e Luca entra nella storia come il primo uomo gay e single ad adottare una bambina in Italia.

Nata per te – La recensione
Nata per te, si prende senz’altro il valore di portare sul grande schermo anni di lotte, di diritti negati e conquiste. E’ uno di quei film che, anche se lo guardi in gruppo quasi per caso, finisce per accendere una discussione profonda e intelligente. Ti ritrovi a parlare di adozioni, di diritti delle coppie omosessuali, di cosa significa davvero essere genitori. Ci si ritrova a chiedersi: Cosa significa davvero essere genitori? C’è qualcuno che ha diritto di non esserlo?
È quel tipo di cinema che non si limita a commuoverti: ti fa riflettere e confrontarti, senza retorica.
Il regista Fabio Mollo non cerca mai di impressionare lo spettatore con scene forzate o drammatiche, né di impietosirlo. Il suo intento è ben più profondo: portarlo a confrontarsi con una realtà che esiste, ma che troppo spesso si ignora o si finge di non vedere.
È una realtà fatta di desideri semplici, ma fondamentali: quello di voler amare, accudire, crescere un figlio. Eppure, questo desiderio – se a provarlo è una persona sola, o un uomo omosessuale – trova ostacoli, diffidenze, burocrazie.
Nata per te racconta tutto questo con delicatezza e misura. È un film che si muove sui piccoli gesti – cambiare un pannolino, cullare una bambina, prepararle la pappa – ma in questi gesti fa emergere una forza enorme. Perché è lì, nel quotidiano, che si costruisce la genitorialità vera.
Lo spettatore non assiste a una favola, ma compie un viaggio lucido e toccante dentro una storia vera, che ha cambiato la legge e, forse, cambierà anche il modo in cui guardiamo all’idea di famiglia.
A dare corpo e anima al personaggio di Luca Trapanese è un intenso Pierluigi Gigante, la cui interpretazione è uno dei pilastri emotivi del film. La sua recitazione si muove con estrema naturalezza tra momenti di fragilità e istanti di determinazione, restituendo allo spettatore un uomo comune che compie un atto straordinario: amare senza condizioni.

La pellicola, riesce a far riflettere anche sulla disabilità. La sindrome di Down si cui è affetta Alba è rappresentata senza pietismi vari e stereotipi. Ma in maniera delicata e rispettosa.
Un altro aspetto che colpisce di Nata per te è lo stile registico di Fabio Mollo, (regista anche delle serie tv Rai Hype) che a tratti assume un tono quasi documentaristico. Il film non si limita a raccontare una storia intima, ma accompagna lo spettatore dentro il complesso percorso legale e burocratico affrontato dal protagonista.
In questo modo, la pellicola offre uno spaccato lucido sul sistema di adozione italiano, mostrando in particolare le difficoltà che ancora oggi devono affrontare le persone single e le persone omosessuali che desiderano diventare genitori.
Per chi non conosce questa parte d’Italia – fatta di norme, pregiudizi e lentezze – il film può diventare un’occasione preziosa di consapevolezza. Ed è proprio per questa ragione che Mollo sceglie con cura il linguaggio visivo: l’uso insistito di primi piani e dettagli ha l’obiettivo di catturare e restituire ogni sfumatura emotiva, ogni sguardo, ogni espressione.
È in quei frammenti che lo spettatore coglie davvero il peso di una scelta, la forza di un amore, la dignità di una battaglia silenziosa.
In conclusione, Nata per te (disponibile su Netflix) è un film che non urla, ma sussurra con forza: l’amore vero non ha modelli prestabiliti né forme convenzionali, ha solo bisogno di essere riconosciuto.
