Edward Norton è uno dei talenti più puri, e sottosfruttati, del cinema contemporaneo, colpa in parte da condividere con l’attore stesso per via del suo risaputo carattere che poco si adatta alla visione di registi, e spesso lo porta a voler mettere bocca su tutto. E allora perché non tornare dietro la macchina da presa, a diciannove anni dalla sua unica esperienza con la commedia romantica Tentazioni d’amore (2000), per poter gestire in prima persona tutte le fasi creative del film? Il pensiero dev’essere probabilmente balenato nella testa di Norton, che si è accaparrato i diritti dell’omonimo romanzo di Jonathan Lethem, pubblicato nel 1999, e firmato il suo personalissimo omaggio al cinema noir, esprimendosi sia dietro che davanti la macchina da presa con la sua canonica personalità da cavallo di razza e riportando al grande pubblico toni e atmosfere di un genere pressoché dimenticato dagli studios. Motherless Brooklyn – I segreti di una città è infatti un’operazione piacevolmente fuori dal tempo, ricca di fascino e di spunti, che ci accompagna nella New York degli anni ’50 nel dipanarsi di un intrigo sempre più complesso e sfaccettato.

Motherless Brooklyn

Lionel Essrog lavora per un’agenzia investigativa facente capo al carismatico Frank Minna, che lo ha preso sotto la sua ala protettrice, così come i suoi colleghi, quando era solo un bambino ed era recluso in un orfanotrofio. Lionel, che soffre della sindrome di Tourette (una patologia che causa improvvisi e immotivati tic nervosi), si trova insieme al partner Gilbert a coprire le spalle al boss, impegnato in una riunione con loschi individui al fine di risolvere un caso. L’incontro non va come previsto e, in seguito ad un inseguimento, Frank viene mortalmente ferito: a nulla serve la disperata corsa in ospedale, ma il trapassante prima di esalare l’ultimo respiro riesce a sussurrare a Lionel qualcosa. In Motherless Brooklyn – I segreti di una città il protagonista si convince che le ultime parole del suo boss fossero una sorta di indizio per proseguire le indagini e vendicare così il suo omicidio, e scopre che le ricerche dell’uomo conducono a Laura Rose, una giovane afroamericana nonché attivista in prima persona contro la riqualificazione cittadina, operata dal potente e ambizioso commissario Moses Randolph, che rischia di lasciare per strada le fasce più povere della popolazione. Sarà solo l’inizio di un complesso ginepraio nel quale Lionel non potrà fidarsi di nessuno per giungere alla scoperta della verità.

Motherless Brooklyn

Norton, anche sceneggiatore nell’adattare la fonte originaria, ha studiato a fondo la lezione di Roman Polanski in Chinatown (1974), che già a sua volta omaggiava i grandi classici a tema degli anni ’40 e ’50 aggiornandoli alla relativa epoca di realizzazione. E infatti Motherless Brooklyn – I segreti di una città riesce ad essere un film moderno e antico al contempo, pregno di un’atmosfera old school contestualizzata ad un presente socio-politico quanto mai attuale, con gli interessi politici ed economici a scavalcare quelli della gente comune. Ma le due ore e venti di visione non vivono solo su un impianto citazionistico, offrendo spunti e soluzioni che tengono con il fiato sospeso fino ai titoli di coda e alla completa risoluzione dell’enigma, il tutto in una narrazione che si prende i propri tempi senza correre e permette la corretta maturazione ai numerosi personaggi principali coinvolti, spesso nascondenti scheletri nell’armadio e segreti insospettabili.

Motherless Brooklyn

Un altro punto di forza, già presente nel romanzo, è la sindrome di Tourette dalla quale è affetto il protagonista, e con un attore poliedrico, da sempre abituato a ruoli fuori dall’ordinario, la relativa caratterizzazione è un costante tour de force-attoriale: Norton si cala con totale dedizione nei panni di Lionel, senza il timore di scadere in una performance caricaturale, e i suoi continui, violenti, tic mostrano ancora una volta le sue qualità interpretative. Ogni sequenza che lo vede al centro della scena è infatti imprevedibile, sospesa tra un giocoso grottesco e un’ironia tragicomica, inserendolo perfettamente all’interno di un contesto subdolo e morboso che ci trascina dai bassifondi alle stanze del potere. Motherless Brooklyn – I segreti di una città vive proprio su quest’anima multi-face, e il gustoso cast di comprimari (Willem Dafoe, Bruce Willis, Alec Baldwin, Bobby Cannavale e la splendida Gugu Mbatha-Raw tra i tanti) immerge ancor più in una storia dove solo un reietto, per quanto più acuto della media, può riportare la giustizia in una città dominata dalla corruzione.

Voto Autore: 4 out of 5 stars