Cinque ragazzi universitari decidono di attraversare il sud del Texas a bordo di un vecchio furgone: sarà un viaggio diritto all’inferno. Dapprima, si recheranno in un cimitero nel quale un barbaro criminale profana le tombe e crea macabre sculture con i resti dei defunti.  In seguito caricheranno un folle autostoppista che con un coltello, senza una ragione, si ferirà e aggredirà uno di loro. Infine, rimasti senza benzina, cercheranno aiuto presso una casa isolata. Peccato che quest’ultima sia abitata da una depravata famiglia di macellai tra cui il sadico Leatherface che munito di motosega, sterminerà gran parte della comitiva riducendo a brandelli i loro corpi. Chi sfuggirà al supplizio non si salverà veramente poiché il trauma che ha vissuto non sarà mai superato. Questo è “Non aprite quella porta”

Non aprite quella porta
Gli ospiti destinati alla mattanza

Ancor prima che il film abbia inizio, i titoli di testa ammoniscono lo spettatore: Non aprite quella porta (Texas Chainsaw Massacre, 1974) è tratto da una storia vera, la storia di uno dei massacri più sanguinosi mai accaduti negli Stati Uniti. Nell’agosto del 1973, in Texas, la polizia trova nella dimora isolata di un certo Thomas Hewitt, i resti di decine di corpi martoriati. Il carnefice viene soprannominato Leatherface, “faccia di cuoio” poiché con la pelle del volto delle sue vittime realizza raccapriccianti maschere.  La notizia della realizzazione del film su una tale carneficina si diffonde rapidamente e Non aprite quella porta diventa in breve tempo una delle pellicole indipendenti di maggior successo della storia del cinema. In realtà di vero c’è ben poco e il massacro descritto nel film non è mai accaduto.

Non aprite quella porta
La famiglia Sawyer

Tobe Hooper, professore texano,  alla sua seconda prova come regista, mette insieme studenti e colleghi e gira un piccolo film a basso budget. In seguito d’accordo con la casa di produzione, realizza quella che può essere considerata una delle prime e più astute campagne di marketing grazie alla quale il film diventa celebre in tutto il mondo. Ciò che pare essere  vero invece è che Hooper per Leatherface s’ispirò  ad Ed Gein, folle serial killer del Wisconsin, che costruiva indumenti e pezzi d’arredo con resti di cadaveri. Il caso  ispirò numerose opere letterarie e cinematografiche tra cui Psycho e Il silenzio degli innocenti.

Non aprite quella porta  rivoluziona e ridefinisce  il genere horror. Apre la strada a tutti quei film degli anni Settanta ossessionati da corpi violentati, mutilati e smembrati.  Nelle pellicole orrorifiche precedenti, pochi registi avevano osato accanirsi  con la macchina da presa su corpi torturati e martoriati e sebbene i protagonisti fossero criminali inclini ad ogni genere di misfatto, erano per lo più creature sovrannaturali o personaggi presi in prestito alla letteratura e tutto ciò li rendeva meno spaventosi. Con Non aprite quella porta non accade nulla di tutto questo. Protagonista assoluta del film è una famiglia, e la famiglia Sawyer è depravata, corrotta, mentalmente disturbata. Non c’è una spiegazione alla follia omicida di Leatherface. Egli è il male assoluto, è un enorme fantoccio che brandisce una motosega e che strazia e infierisce sui  corpi dei giovani sventurati per puro sadismo. Tutto ciò suscita angoscia nello spettatore poiché l’orrore non viene più da fuori ma si consuma tra le mura domestiche.

La famiglia e ancor più la società americana diventa il bersaglio di un attacco durissimo da parte di Hooper e di tutto il genere horror anni Settanta che ne rivela la degenerazione e il totale disfacimento. L’America è quella che dietro una parvenza di innocenza e tanto acclamata democrazia  nasconde l’orrore della guerra. Tobe Hooper apparteneva al movimento contro la guerra in Vietnam e decide, attraverso la sua pellicola, di denunciarne tutta la crudeltà. E’ per questo che ogni elemento in Non aprite quella porta trasuda morte. Dalla raccapricciante abitazione dei Sawyer nella quale s’inciampa tra carcasse di animali e scheletri umani, alla campagna texana mostrata come un luogo isolato, abbandonato, malsano, perennemente arso da una luce accecante. Mai un genere come l’horror era stato così impegnato politicamente e quello americano degli anni Settanta si fa portatore  di un pessimismo sociale senza precedenti. Le pellicole horror spesso sottovalutate e considerate dei prodotti di serie B, grazie a Tobe Hooper acquistano finalmente dignità.

Leatherface
Leatherface in action!

Non aprite quella porta ha generato una vera e propria saga alla quale appartengono altre sette pellicole (tra sequel, prequel, remake e reboot) non tutte ben riuscite. Non aprite quella porta 2,  girato dallo stesso Hooper nel 1986  si rivela un fiasco clamoroso. Anche le pellicole successive non convincono il pubblico poiché non contengono l’orrore visionario e la carica eversiva della pellicola del ’74. Solo l’ultimo film  della saga, Leatherface,  uscito appena due anni fa può essere considerato un degno successore del capolavoro di Tobe Hooper che prende parte al film come produttore esecutivo e che purtroppo morirà il giorno dopo l’uscita nelle sale. Leatherface  racconta le origini di “faccia di cuoio”. Il film completamente incentrato sulle le dinamiche perverse ed agghiaccianti della famiglia Sawyer ci permette finalmente di comprendere la genesi del mostro.

Voto Autore: 4.5 out of 5 stars