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La scogliera dei desideri, un flop da riscoprire

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La scogliera dei desideri (1968), diretto da Joseph Losey, è un film poco conosciuto ma memorabile per molti motivi: scopriamoli insieme.

La scogliera dei desideri, la trama

L’ex attrice miliardaria Flora “Sissy” Goforth, vedova di mezz’età afflitta da una misteriosa malattia, vive in Italia in una splendida villa bianca su un’isola di sua proprietà.

A farle compagnia sono il personale di servizio, la segretaria, la guardia del corpo e i suoi tre cani. Qui Mrs Goforth, allo scopo di pubblicare un libro, detta le proprie memorie alla segretaria, Miss Blackie.

Quando uno sconosciuto di nome Christopher Flanders approda sull’isola e chiede di essere ricevuto dalla padrona di casa, tutti gli equilibri verranno meno.

E quando un amico di Flora, il cosiddetto “Mago di Capri”, durante una cena le racconterà ciò che sa del suo misterioso ospite, lei comincerà a nutrire alcuni sospetti su Flanders, dal quale si sente fatalmente attratta.

La scogliera dei desideri dell'omonimo film

Le location da sogno, tra la Sardegna e gli studios

Il mare che degrada dal verde smeraldo al blu che fa da cornice a La scogliera dei desideri è inconfondibile: è quello della Sardegna nord-occidentale.

L’imponente scogliera che dà il titolo al film e sulla quale si trova la splendida villa bianca nella quale si svolge il film è quella di Capo Caccia, ad Alghero.

La villa, costruita appositamente per il film e poi demolita, è sospesa a strapiombo sulla Spiaggia di Cala della Barca, nel Parco Regionale di Porto Conte.

Costumi e gioielli… d’autore

E’ nota l’autentica passione della protagonista Elizabeth Taylor per i gioielli: e, in particolare, per quelli di Bulgari. Ed è Bulgari, non a caso, l’azienda che ha fornito gli sfarzosi gioielli indossati dalla diva nel film.

L’attenzione della cinepresa si concentra su un gioiello in particolare: un solitario di diamanti, spesso inquadrato in primo piano, che al personaggio di Flora “Sissy” ricorda un vecchio amore.

Il solitario di brillanti indossato da Liz Taylor in La scogliera dei desideri (1968)
Il solitario di brillanti indossato da Liz Taylor in La scogliera dei desideri (1968)

I costumi, invece, sono opera di un giovanissimo Karl Lagerfield, che all’epoca collaborava con la maison Fendi ed era uno stilista già talentuoso ma ancora agli inizi.

Sul corpo matronale di Taylor drappeggerà kaftani quasi virginali, costumi di ispirazione giapponese e copricapi degni del Teatro dell’Opera di Pechino, a sottolineare l’aura quasi mitica del personaggio di Flora.

Liz Taylor in una scena di La scogliera dei desideri

Attrice dalle molte vite e dai molti mariti – proprio come Taylor – dipendente da iniezioni analgesiche, Flora ha avuto un unico grande amore e lo ha perso durante una scalata in montagna.

La sua vita, per come lei la racconta e vuole che sia raccontata, somiglia a una tragedia teatrale. Tutto, in lei, è esagerato, caricaturale. E in certe scene, ammantata come una vestale dell’Antica Grecia, si rispecchia perfettamente negli ambienti della grande villa.

La scogliera dei desideri, una scena del film

La paura della morte, e come esorcizzarla

Lo stile di vita esagerato di Flora Goforth, il suo isolamento in questa prigione dorata collocata in un posto da sogno, ha una sola grande finalità: quella di esorcizzare la paura della morte.

La villa di Flora è inutilmente grande per lei, la segretaria e il poco personale di servizio che vive con lei; piena di divani penosamente vuoti, dependance spesso disabitate, capanne sulla spiaggia dove non si ferma mai nessuno, grandi corridoi bianchi.

Sopra la scogliera, poi, c’è lei: dotata della bellezza decadente che hanno solo le grandi bellezze che stanno appassendo, costantemente tormentata dai dolori – sebbene lo spettatore nutra da subito il sospetto che lei sia ipocondriaca – e convinta di soffrire di tutte le malattie che finiscono in “-ite”, come fa notare Miss Blackie.

Tra capricci, carattere insopportabile e scatti d’ira, il destino della donna è segnato: restare da sola. Dovendo gestire il pensiero, incombente, della morte e la necessità di aggrapparsi al passato, rievocando storie non si sa in che misura vere o romanzate.

Liz Taylor in una scena del film

Una sceneggiatura magistrale

L’autore della sceneggiatura di La scogliera dei desideri è uno dei drammaturghi più importanti del teatro americano: Tennessee Williams, l’autore di Un tram che si chiama desiderio.

Il film è basato su un’opera teatrale di Williams che si intitola Il treno del latte non ferma più qui [The Milk Train Doesn’t Stop Here Anymore]. All’epoca in cui scrisse l’opera Williams stava inevitabilmente riflettendo sulla morte: il suo compagno di tutta una vita, Frank Merlo, stava affrontando la malattia che poi lo avrebbe ucciso.

La storia originale differisce in alcuni aspetti da quella portata in scena nella sua versione cinematografica. Soprattutto per due differenze: nellopera originale Blackie era un personaggio maschile, mentre l’altro ospite di Villa Goforth era una donna: la marchesa Constance Ridgeway-Condotti, meglio nota come la “strega di Capri”.

L’opera debuttò in scena al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel luglio 1962 e fu accolto tiepidamente da pubblico e critica.

La scogliera dei desideri, una scena del film

Una fotografia quasi maniacale

In La scogliera dei desideri ogni cosa ha il suo posto. E quando qualche elemento ha motivo di entrare nell’inquadratura, quest’ultima si allarga includendo ciò che è importante ai bordi dell’immagine.

Il risultato è una fotografia estremamente viva e palpitante, quasi in stile street photography. Che non è mai casuale ma suggerisce sempre indizi, corrispondenze segrete, accostamenti.

E sempre giocata sulla profondità, la complessità delle scene narrative e le differenze nelle proporzioni dei vari elementi messi in scena.

La scogliera dei desideri, una scena del film

La scogliera dei desideri: una lavorazione indimenticabile

Nel 2022 la lavorazione di La scogliera dei desideri, titolo originale Boom!, è diventata il soggetto del documentario L’estate di Joe, Liz & Richard, diretto da Sergio Naitza.

Il documentario raccoglie diverse testimonianze su quei tre mesi di lavorazione e si interroga sul perché Boom sia stato uno dei flop più colossali della storia del cinema.

Ecco alcune delle critiche decisamente ingenerose che gli fece la stampa dell’epoca: “Un’opera confusa e incompleta”, “Un incubo pomposo e senza senso”, “Un’ordalia di noia”.

Malgrado le stroncature che lo hanno colpito all’indomani della sua uscita, La scogliera dei desideri resta un film memorabile.

Naitza ha spiegato così la sua magia: “La risposta è nei piccoli e grandi dettagli inediti che emergono dall’intrigante ritorno su quel set, nella scogliera di Capo Caccia.

Ritrovando le tessere di un puzzle complesso e sorprendente: le memorie e gli aneddoti dei protagonisti superstiti, intrecciate ai ricordi della gente del posto che fu coinvolta nella lavorazione del film.

Le potenti suggestioni di una location selvaggia e unica, dove venne costruita e poi distrutta un’incredibile villa a strapiombo sul mare e che per tre mesi ospitò la coppia di divi più acclamata del pianeta“.

La locandina di L'estate di Joe, Liz e Richard (2022), documentario sulla realizzazione del film La scogliera dei desideri (1968)

Liz Taylor – Richard Burton, la coppia della vita

All’epoca Elizabeth Taylor e Richard Burton, i protagonisti di La scogliera dei desideri, erano sposati e follemente innamorati. Fin dal fatale incontro sul set di Cleopatra (1961), avevano condiviso il set – e riportato la loro relazione amorosa – in diversi film.

Erano stati coniugi in International Hotel (1963) e in Chi ha paura di Virginia Woolf? (1966). Amanti in Castelli di sabbia (1965), Il dottor Faustus, La bisbetica domata di Franco Zeffirelli e I commedianti, tutti usciti nel 1967.

Nella vita reale si sono sposati non una ma ben due volte, la prima delle quali nel 1964: un’unione durata 10 anni. Quando si sono ritrovati su questo set, il loro matrimonio era nel pieno della sua vitalità, e si percepisce.

Sullo schermo la chimica tra loro è totale, come pure i continui giochi di sottomissione e dominazione reciproca. Giochi accentuati dalle riprese cinematografiche che mostrano, di volta in volta, come uno dei due incomba sull’altro.

Liz Taylor in una scena del film

Liz…

Quando gira questo film, Taylor ha solo 35 anni ma è chiamata a vestire i panni di una donna di mezz’età. Non si è ancora scrollata di dosso la capricciosa Caterina (in La bisbetica domata, ndr) e si ammanta di sontuosi costumi e copricapi, indossando parure di gioielli da sogno che portava anche nella vita.

Al dolente personaggio di Flora Goforth dona le gestualità da diva di altri tempi, i suoi leggendari “occhi viola” e una carnosa sensualità.

I celebri occhi di Liz Taylor

Con Losey Elizabeth Taylor gira anche Cerimonia segreta (1968), film nel quale interpreta la parte di una prostituta disperata per la perdita della propria figlia.

Una curiosità: per interpretare Flora Goforth vennero prese in considerazione attrici come Katharine Hepburn e Ingrid Bergman, che però rifiutarono la parte.

Richard Burton in una scena del film

… e Richard

Veniamo a Burton. Ha già girato qualche anno prima un film basato su un soggetto di Tennessee Williams: La notte dell’iguana (1964), con Ava Gardner.

Oltre ai molti film girati con Taylor, si è già da tempo distinto per le sue doti drammatiche, soprattutto in I giovani arrabbiati (1959).

Con la sua possente fisicità dà corpo all’insidioso ospite del film, vestito tutto il tempo solo di un kimono nero completo di katana. Appare tanto calmo quanto beffardo, in netto contrasto con la donna tormentata interpretata da Taylor. Un po’ Ulisse approdato (non) per caso sull’isola di Circe, un po’ Angelo della Morte.

Come Taylor anche lui, sulla carta, è fuori parte per motivi anagrafici: all’epoca, infatti, ha 42 anni ed è ben distante dal giovane poeta immaginato da Williams. Eppure, sulla scena, risulta credibile.

Il resto del cast fa da contorno alla coppia più famosa e chiaccherata di Hollywood all’epoca, capace di catalizzare tutte le attenzioni su di sé.

Tra gli altri, nel ruolo della giovane segretaria di Flora, troviamo l’attrice canadese Joanna Shimkus, alla quale il cinema regalerà un marito: Sidney Poitier, conosciuto sul set di L’uomo perduto (1969). La sua carriera di attrice durerà solo fino al 1972.

La scogliera dei desideri, una scena del film

La scogliera dei desideri, le conclusioni

La scogliera dei desideri di Joseph Losey è un trionfo di location mozzafiato, costumi sontuosi, una sceneggiatura magistrale e tutta la chimica della coppia Taylor-Burton.

Tra i punti forti del film anche la fotografia, che gioca abilmente sulla profondità e sui rapporti di equivalenze e potere tra i personaggi rappresentati.

All’epoca della sua uscita fu un clamoroso flop, soprattutto in termini di critica, ma meriterebbe di essere rivalutato.

PANORAMICA

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

La scogliera dei desideri di Joseph Losey è un trionfo di location mozzafiato, costumi sontuosi, una sceneggiatura magistrale e tutta la chimica della coppia Taylor-Burton. Tra i punti forti del film anche la fotografia, che gioca abilmente sulla profondità e sui rapporti di equivalenze e potere tra i personaggi rappresentati. All'epoca della sua uscita fu un clamoroso flop, soprattutto in termini di critica, ma meriterebbe di essere rivalutato.
Giulia Bucelli
Giulia Bucelli
Lettrice e spettatrice onnivora, non crede nello snobismo. Tuttavia non fa mistero della sua passione per il cinema orientale, gli horror e Alfred Hitchcock. Non si perde nemmeno un film di Cronenberg e Lanthimos.

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La scogliera dei desideri di Joseph Losey è un trionfo di location mozzafiato, costumi sontuosi, una sceneggiatura magistrale e tutta la chimica della coppia Taylor-Burton. Tra i punti forti del film anche la fotografia, che gioca abilmente sulla profondità e sui rapporti di equivalenze e potere tra i personaggi rappresentati. All'epoca della sua uscita fu un clamoroso flop, soprattutto in termini di critica, ma meriterebbe di essere rivalutato. La scogliera dei desideri, un flop da riscoprire