La ragazza con la pistola è un film del 1968 diretto da Mario Monicelli. La pellicola segna uno dei momenti più acuti della commedia all’italiana e una delle trasformazioni più sorprendenti di Monica Vitti. Dopo gli anni malinconici al fianco di Antonioni, l’attrice passa alla satira sociale con un’energia nuova, diventando simbolo di un femminile che si ribella — goffamente, ma con convinzione — ai vincoli della tradizione.
Un passaggio che le vale il David di Donatello e una candidatura all’Oscar per il film, ma soprattutto la consacra come una delle interpreti più moderne e imprevedibili del cinema italiano.

Girato tra la Sicilia e la Londra del boom culturale, il film gioca sul contrasto tra immobilismo e liberazione, ridendo di entrambi con uno sguardo insieme crudele e affettuoso. Monicelli firma così una commedia corrosiva e lucidissima, capace di far convivere il grottesco e il riscatto, l’ironia e la rabbia: un ritratto di donna che, mezzo secolo dopo, continua a colpire per la sua modernità.
La ragazza con la pistola – Trama
Assunta Patanè (Monica Vitti) è una ragazza siciliana come tante, cresciuta in un ambiente dove l’onore familiare vale più della libertà individuale. Quando il compaesano Vincenzo (Carlo Giuffrè) la seduce e poi la abbandona, la vergogna ricade solo su di lei: l’unica via d’uscita, secondo la mentalità del paese, sarebbe il matrimonio riparatore o il delitto d’onore. Assunta sceglie la seconda. Con una pistola nella borsa e un foulard in testa, lascia la Sicilia per l’Inghilterra, decisa a punire l’uomo che l’ha disonorata.

Da qui inizia un viaggio che è molto più di una fuga: è un processo di trasformazione. In una Londra sfavillante e caotica, immersa nella Swinging London degli anni Sessanta, Assunta entra in contatto con una società completamente diversa — libera, spregiudicata, indifferente alle regole che l’hanno schiacciata fin da bambina. A poco a poco, la sua ossessione per la vendetta lascia spazio alla curiosità, alla scoperta del proprio corpo e della propria voce.

Monicelli costruisce questa evoluzione con il tono grottesco e corrosivo della grande commedia all’italiana: la pistola resta un simbolo, ma la vera esplosione è quella interiore. Assunta non diventa un’eroina femminista ante litteram, ma incarna il desiderio — tutto nuovo — di una donna che si fa soggetto del proprio destino.
La risata, in questo film, non nasce dal ridicolo dei personaggi ma dall’assurdità del mondo che li circonda: un’Italia immobile che osserva con diffidenza chi prova a cambiare.
Sotto la leggerezza, La ragazza con la pistola è dunque un racconto di emancipazione travestito da farsa, un viaggio dal Sud al Nord, dall’Italia all’estero e dall’oppressione alla libertà, che conserva intatta la sua forza sovversiva anche più di cinquant’anni dopo.
Un donna liberata dalla vendetta
In La ragazza con la pistola, Monicelli racconta un risveglio personale che diventa anche sociale, senza proclami o ideologie. Assunta Patanè non è un’eroina nel senso moderno del termine, ma una donna che, spinta dal ridicolo desiderio di vendetta, finisce per inciampare nella propria libertà. È in questa trasformazione goffa e irresistibile che il film trova la sua forza: la scoperta di sé non nasce da un gesto eroico, ma da una serie di errori, paure e contraddizioni. Il personaggio della Vitti diventa così profondamente umano, rendendolo più femminista di molti altri personaggi odierni.

Monicelli osserva il tutto con uno sguardo ironico ma partecipe, capace di anticipare sensibilità che solo anni dopo sarebbero diventate centrali. Più che un film di denuncia, La ragazza con la pistola è una commedia di emancipazione ante litteram — una di quelle rare opere italiane degli anni Sessanta che riescono a far ridere e, al tempo stesso, a scalfire il costume con leggerezza.
Dalla Sicilia a Londra, dall’Italia all’Inghilterra, dall’antico al moderno
Il cuore simbolico del film sta proprio nel viaggio di Assunta dall’Italia all’Inghilterra, che Monicelli trasforma in un contrasto visivo e culturale continuo. La Sicilia del prologo è un microcosmo immobile, dominato da rituali, sguardi e pregiudizi che soffocano ogni spontaneità. Tutto è chiuso, oppressivo, quasi teatrale. L’Inghilterra, al contrario, esplode in spazi aperti, strade affollate, libertà di costumi: è il mondo del beat, delle minigonne e dei pub, dove nessuno si scandalizza per una donna sola con una pistola in borsa.

Questo scontro tra due civiltà diventa la lente attraverso cui Monicelli analizza la modernità: non come condizione geografica, ma come apertura mentale. Assunta arriva a Londra per uccidere, ma finisce per rinascere. È un ribaltamento comico e insieme poetico, in cui la commedia si fa racconto di formazione. L’Europa che cambia negli anni Sessanta si riflette in lei — nella sua lingua incerta, nei suoi abiti sempre più audaci, nel modo in cui comincia a guardare gli uomini e se stessa con occhi nuovi.
Londra non è solo la meta del viaggio: è la rappresentazione di una libertà possibile, una finestra su un futuro che l’Italia ancora fatica a immaginare nonostante il recente boom economico. Così Monicelli riesce ad intercettare il paradosso evidente del Bel Paese nel periodo post bellico: da un lato il boom economico aveva portato benessere, urbanizzazione e consumo di massa; dall’altro, la mentalità sociale — soprattutto nel Sud e nelle zone rurali — restava fortemente ancorata ai valori patriarcali e alla morale cattoli
L’ironia di Monicelli, la leggerezza della Vitti
Con La ragazza con la pistola, Monicelli conferma la sua capacità di unire la leggerezza della commedia al peso della realtà. Il suo sguardo resta comico, ma è un comico che morde: dietro le situazioni assurde, i dialetti e i travestimenti, si nasconde una riflessione lucidissima sulla società italiana. Monicelli non giudica, ma osserva con ironia feroce le contraddizioni di un Paese in bilico tra arretratezza e modernità, tra moralismo e desiderio di cambiamento. È il suo marchio di fabbrica: usare la risata per far emergere l’amarezza, e trasformare la farsa in analisi sociale.

Al centro di tutto c’è Monica Vitti, che compie qui una delle metamorfosi più sorprendenti della sua carriera. Dopo essere stata il volto dell’alienazione esistenziale nel cinema di Antonioni, passa alla commedia con una naturalezza disarmante. Il suo talento esplode in tutta la sua complessità: ironica, istintiva, fisica, capace di passare dal dialetto siciliano alla lingua inglese con una grazia comica irresistibile. Non interpreta solo una parte, ma reinventa un tipo di donna italiana: confusa, imperfetta, ma finalmente padrona del proprio destino.
È anche grazie a lei che il film evita la trappola del didascalico. La sua Assunta non predica emancipazione: la incarna, senza saperlo, con quella goffaggine autentica che la rende così vera. Monicelli le costruisce intorno una commedia vivace e intelligente, che ancora oggi parla di libertà con la forza di un sorriso.

La ragazza con la pistola – Cast
Accanto a Monica Vitti, irresistibile nel suo equilibrio tra comicità istintiva e vulnerabilità sincera, spicca un giovane Stanley Baker nel ruolo del Dr. Osborne, un medico inglese che rappresenta, con misura e ironia, il volto più razionale e aperto della modernità. Carlo Giuffrè presta invece a Vincenzo la sua consueta verve, costruendo un personaggio pavido e perfettamente grottesco, emblema del maschio italiano prigioniero del proprio “onore”. Il resto del cast — da Corin Redgrave ad Anthony Booth — contribuisce a dare ritmo e colore internazionale a un film che, pur restando profondamente italiano, riesce a respirare l’aria cosmopolita dell’Europa degli anni Sessanta.
Conclusione
La ragazza con la pistola resta una delle opere più brillanti e coraggiose della commedia all’italiana. Monicelli riesce a coniugare la leggerezza del racconto popolare con un’ironia tagliente, capace di mettere in discussione i pilastri culturali di un intero Paese. È un film che diverte e insieme svela, che ride della vendetta per mostrarne l’assurdità, e che affida a una donna — finalmente protagonista del proprio destino — il compito di incarnare il cambiamento.

Con il suo accento inconfondibile e la sua energia contagiosa, Monica Vitti trasforma un personaggio grottesco in un’icona di libertà, firmando una delle sue prove più vitali e moderne. Oggi, a distanza di oltre cinquant’anni, La ragazza con la pistola conserva intatta la sua forza: una commedia che, tra una risata e un colpo di pistola, racconta l’Italia di ieri che – si spera – rimanga nel passato.
