Recensioni FilmLa casa è nera: quando Forough Farrokhzad fece scandalo

La casa è nera: quando Forough Farrokhzad fece scandalo

La casa è nera (1962) è un cortometraggio di genere documentario, scritto e diretto da Forough Farrokhzad, considerata la più grande poetessa iraniana. Figlia della libertà e del desiderio di una società moderna e spregiudicata (voluta dallo shah Reza Pahlavi).

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Trascorre un breve periodo in Europa, ricevendo premi e riconoscimenti internazionali per il film. Il documentario, girato in una comunità di lebbrosi, si pone come una delle prime sensibilizzazioni liriche su un tema da sempre delicato: prendersi cura di chi vive nel bisogno e trascina il peso di una malattia (in questo caso la lebbra e delle conseguenze che comporta).

La scrittrice, nella sua prima opera da regista, invita ad uno sguardo attento e compassionevole. Morirà qualche anno dopo, a trentadue anni, in un incidente stradale.

La casa è nera

La casa è nera – Trama

Una donna avvolta da uno scialle che le copre capelli e collo, l’hijab, si mostra di spalle. La parte scoperta del volto, consumata in parte dalla lebbra, si riflette nello specchio che ha di fronte.

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A scuola, un bambino ringrazia Dio per averlo creato, per avergli donato una madre premurosa e un padre gentile. Un altro esprime gratitudine per l’acqua, gli alberi e i frutti. Le mani con cui lavorare, gli occhi per vedere le meraviglie di questo mondo, le orecchie per godere di dolci canzoni, i piedi per andare ovunque si voglia andare. La camera da presa scorre sui visi freschi, già affaticati, di poveri bambini.

Qualcuno fuma, qualche altro canta e balla, nonostante tutto. Una voce ripete i giorni della settimana come una nenia, una cantilena. Un lebbroso qualunque guarda alla finestra e poi i bambini a terra, incuriositi e ignari di essere immortalati. Chi prega, chi è seduto e chi si copre, chi è infastidito dalla luce del sole, perché non ha più gli occhi per guardare e la pelle non brucia, perché insensibile al calore.

Le scene di vita quotidiana nella comunità di lebbrosi fluiscono velocemente, intrecciandosi, mescolandosi e addensandosi.

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La casa è nera

La casa è nera – Recensione

“Non c’è penuria di bruttezza nel mondo. Se l’uomo chiudesse gli occhi ad essa, ce ne sarebbe ancora di più. [..] Su questo schermo apparirà un’immagine della bruttezza, una visione di dolore senza sollievo che un essere umano non dovrebbe ignorare. Eliminare la bruttezza e alleviare queste vittime è l’obbiettivo di questo film e la speranza dei suoi creatori”.

L’intro potentissimo e diretto scatena e vuole suscitare, fin da subito, un coinvolgimento emotivo. Più di una volta viene ripetuta la frase “la lebbra non è incurabile”. È voluta la scelta cruenta di mostrare volti di uomo o di donna persi nel vuoto. La Farrokhzad, “esibendoli”, mostra il vuoto degli umani che li guardano, non di coloro che sono guardati. Lo spiega a modo suo, con la liricità, l’intensità e il trasporto che la contraddistingue. Usa i versi, la religiosità e si appella alla pietà umana.

“Come sono impressionanti le tue opere! Come sono impressionanti le tue opere!”. Non è un caso se i versi si ripetono due volte, mentre vengono presentate, con un montaggio serrato, le persone che mangiano, i bambini nelle carriole che si tengono stretti alle bambole. Le opere d’arte del creato includono anche loro.

“Canterò il tuo nome, che tu sia glorificato. Canterò il tuo nome, con il liuto a dieci corde, poiché io sono stato fatto con una forma strana e spaventosa. Le mie ossa non furono nascoste da voi quando venivo creato. Fui formato nelle viscere della terra. Nel mio libro tutte le mie parti sono state scritte e i tuoi occhi, O Signore, hanno visto il mio feto. I tuoi occhi hanno visto il mio feto”.

Il film fece scandalo, a suo tempo. Oggi, invece, è diventato un cult imperdibile per più intenditori. Una brutalità poetica che non lascia indifferenti.

La casa è nera

La poetessa dello scandalo che girava tra i lebbrosi

Il film è stato restaurato dalla Cineteca di Bologna e nel 2019 è passato alla Biennale di Venezia. Attualmente è facilmente reperibile su piattaforme streaming gratuite, in lingua originale con sottotitoli.

Dopo aver visto La casa è nera, Bertolucci volò in Iran per intervistare Forough, la poetessa dello scandalo, una lebbrosa tra i lebbrosi. Sposa a sedici anni. Divorzia dal marito e perde il figlio, affidato alla famiglia paterna. Ha messo in versi la femminilità, la delusione, la ribellione, l’amore. Capostipite di una schiera di eredi che si sono fatte voci, in un contesto ostile (il loro stesso paese). Marjane Satrapi (Persepolis) è l’esempio più lampante.

“Non vedrò la primavera. Queste parole sono tutto ciò che rimane. Mentre i cieli si rivoltavano, sono caduto in questa bolgia. Me ne sono andato. Il mio cuore è pieno di dolore. O musulmani, sono triste stasera”.

“Ascoltiamo l’anima che canta nel deserto remoto. Quello che sospira e stende le mani dicendo ‘Ahimè, le mie ferite hanno intorpidito il mio spirito’. O, il tempo dimenticato vestirsi in rosso e indossare ornamenti d’oro, ungendo gli occhi con il kohl. Ricordati che ti sei fatta bella invano per una canzone nel deserto lontano e per i tuoi amici che ti hanno denigrato”.

Una donna pettina una ragazzina. Qualcuno sorride, mentre un’altra donna si trucca. Nel ghetto la vita è normale. In un clima di festa, c’è chi suona i tamburelli, chi canta e balla. I bambini giocano scalzi, a pallone. Sembra che la malattia non abbia intaccato la loro felicità. La vita è sempre vita, nonostante tutto, a dispetto del dolore e della sofferenza.

La casa è nera

Il giorno svanisce

“Ahimè, il giorno svanisce, le ombre della sera si allungano. Il nostro essere, come una gabbia piena di uccelli, è colmo di gemiti di prigionia e nessuno di noi sa quanto tempo durerà. La stagione del raccolto è passata. La stagione estiva sta finendo e non abbiamo trovato la liberazione. Come colombe piangiamo per la giustizia e non c’è nessuno. Aspettiamo la luce e l’oscurità regna. Un uomo senza gamba avanza verso la camera da presa, si avvicina sempre di più. Poi cala il buio.

I versi di Forough anticipano la chiusura del corto e, senza indugiare nel patetico, ma con grazia celestiale, ribadisce il concetto iniziale, in maniera diversa. “Un fiume traboccante guidato dalla forza dell’amore. Affluisce a noi, affluisce a noi”.

Fatto nell’autunno del 1962, della durata di ventidue minuti, per la Società di Assistenza dei Lebbrosi, da Gulistan Film Co.

Dissolvenze e assolvenze in nero. Titoli di coda.

Conclusioni

“Perché dovremmo ringraziare Dio per avere un padre e una madre?” chiede il maestro. Indica un bambino e gli chiede di rispondere. Quello, tra lacrime accennate, imbarazzo e tristezza, replica: “Non lo so. Non ce li ho”, come se fosse mortificato. Fa spallucce. Il maestro, intenerito, chiede ad un altro. “La luna, il sole, i fiori, il gioco”. Dice. Chiede, poi, di elencare cose brutte. Una voce dal coro ribatte: “piede, testa”. I bimbi sono felici e gioviali, chi ha parlato si nasconde, ridendo tra le mani.

La ripresa si concentra su un bambino che tira l’orecchio ad un altro. In fondo, il maestro chiede di scrivere una frase con la parola “casa”. Le porte del lebbrosario si chiudono, mentre un cumulo di malati cammina. L’attenzione torna sulla persona interrogata dal maestro. Ci pensa un po’ prima di scrivere. E poi la mano va, sulla lavagna: La casa è nera.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

La casa è nera indugia sull’autenticità del creato. Invita a guardare l’inguardabile, senza ipocrisia, a vedere e a prendersi cura di ciò che è invisibile.
Carlotta Casale
Carlotta Casale
Viaggiatrice da zaino in spalla e macchinetta fotografica al collo, divoratrice di libri, appassionata di teatro e musica, disegnatrice improvvisata e soprattutto amante di cinema, dove ogni passione converge in armonia. Rotocalchi, Documentari, Animazioni e molto altro sono un nutrimento quotidiano. Vivo la Settima Arte come Necessità, una scelta di vita che va oltre il semplice interesse!

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