lunedì, 27 Settembre, 2021

Il Silenzio degli Innocenti: trama, significato e recensione

La recensione del capolavoro di Jonathan Demme con Anthony Hopkins e Jodie Foster ora disponibile anche in streaming su RAIPLAY

Il Silenzio degli Innocenti film capolavoro di Jonathan Demme con Anthony Hopkins e Jodie Foster

Diretto e interpretato con lucida intelligenza “Il silenzio degli innocenti” è un thriller claustrofobico, crudele e angosciante, che ha fatto di uno psichiatra pazzo e cannibale, interpretato da un memorabile Anthony Hopkins, un personaggio amato in tutto il mondo. Ma soprattutto una pietra miliare del genere (insieme a “Seven” di David Fincher) che fa da spartiacque tra il thriller/giallo degli anni 70/80 e quello a tinte scure e fortemente psicologico degli anni ’90 e a seguire.

Il Silenzio degli Innocenti

Il silenzio degli Innocenti: premi Oscar

Qui il thriller acquisisce la variabile horror (orrore che analizzeremo più avanti) e si eleva a genere maturo per il grande pubblico.
Non a caso viene premiato con quattro meritatissimi Oscar. Tutti nelle categorie più importanti. Un record per un film di questo genere.

Targato 1991 Il silenzio degli innocenti ha settato uno standard.
Da 30 anni guarda tutti i (Serial Killer) Thriller su un piedistallo da dove è a sua volta guardato, studiato, imitato, copiato. E’ per il cinema contemporaneo il “thriller” e rimane a tutt’oggi un avanzato cubo di Rubik con cui far giocare/vacillare le nostre menti.

Il silenzio degli innocenti
Il dr. Hannibal Lecter interpretato da Anthony Hopkins

Il silenzio degli innocenti libro e trasposizione cinematografica

Un film  a tutt’oggi modernissimo, attuale e sicuramente eterno per la svolta epocale che ha imposto (allo stesso modo in cui “Alien” di Ridley Scott cambiò per sempre la fantascienza e l’horror) negli anni a seguire.


“Il silenzio degli innocenti” è la fedelissima trasposizione del romanzo omonimo di Thomas Harris e può essere considerato lo Psyco degli anni Novanta.

Il silenzio degli innocenti trama

Trama: una neo-poliziotta, vittima potenziale, costretta a fare i conti con il suo passato (e con il suo essere donna); un maniaco assassino che scuoia ragazze di taglia forte convinto di cambiar sesso usando la loro pelle; un ex-psichiatra lucidamente folle e cannibale che aiuta la giovane recluta FBI a catturare il secondo, in cambio dell’intimità dei suoi pensieri e dei suoi ricordi infanti.

Il dottor Hannibal Lecter e Clarice

Il silenzio degli innocenti recensione del film con Anthony Hopkins e Jodie Foster

Analizziamo ora le tematiche, profonde e rivoluzionarie, che in questo capolavoro raggiungono l’apice di un genere mai amato dal grande pubblico ma ristretto sempre nella nicchia degli appassionati.


Demme si serve  dell’involucro del thriller (abilmente nel film le tre variabili del punto di vista – “vedere-credere-sapere” – sono contraddette di continuo)  e, con un uso inquietante dei primi piani (PP) e della profondità di campo (PdC) , costruisce un racconto sulla distanza della visione (vetri, schermi, sbarre), sulla pazzia e sul dramma della vittima. In più, concede allo spettatore la stessa soggettiva (in infrarossi) del maniaco che osserva, non visto, il brancolare nelle tenebre della sua preda.

Il silenzio degli innocenti
Hannibal Lecter ingabbiato in uno dei momenti più drammatici del film

Il primo deragliamento arriva quasi subito: Jodie Foster percorre i pochi metri che la separano dal suo primo incontro col Dr. Lecter ed è verbalmente (e pesantemente) molestata dai detenuti. Poi dalla cella di un onanista le arriva dello sperma in pieno volto. Sperma! Da lì il film si immerge in un certo indefinibile mood che inchioda alla poltrona in attesa di “qualunque cosa”.


Inizia così la “sinfonia”. In una sequenza memorabile il Dr. Hannibal Lecter sostiene che niente può appagare il desiderio di vedere, perché il vedere stesso genera il desiderio: “I tuoi occhi non cercano fuori le cose che vuoi?”. Con estrema razionalità egli conferma la forza attraente dello sguardo che, in tutta la sua quotidianità, scatena anche le passioni più insane.

Clarice brancola nel buio

Il film si apre con l’immersione simbolica della protagonista nei boschi di Quantico e si chiude con quella altrettanto simbolica del protagonista in una folla entro la quale confondersi.

Una visione che trascina in zone oscure dell’inconscio (Clarice è costretta a ricordare per il Dr. Lecter il suo trauma, il “pianto flebile e rassegnato” degli agnelli in attesa della macellazione), che rinchiude in spazi stretti e disordinati (le prigioni di Hannibal, il covo del maniaco “Buffalo Bill”), percorsi di un’affannosa ricerca, schegge di un labirinto fisico e mentale, echi di realtà morbose e atroci percepite come vicinissime.

Il silenzio degli innocenti è un film che scavalca i limiti dell’orrore, per la maniera con cui ne prosciuga il sangue, torturando lo spettatore con un andirivieni scopico che scuote, stordisce e ammalia, complice l’ossessiva partitura musicale di Howare Shore o anche una musica preesistente (e dissonante), siano le “variazioni di Goldberg”, sia una canzone pop: valga per tutta la sequenza della vestizione e del trucco di Buffalo Bill, mentre la vittima sacrificale sua prigioniera tenta di far precipitare il cagnolino nel pozzo nel quale è rinchiusa.

Recitato e diretto in maniera impeccabile, è un’opera forte soprattutto per aver detto che l’orrore ci appartiene come presenza assidua, quasi giornaliera, nonché per aver reso complice del massacro (o del “silenzio degli innocenti”) lo spettatore stesso, obbligandolo ad immaginare (o rievocare), a occhi spalancati, prolungati e devastanti controcampi dentro e fuori di sé.

Il silenzio degli innocenti
Hannibal Lecter sta assoprando l’inizio di una nuova libertà dopo il massacro dei due agenti di custodia

E l’ultima memorabile battuta del Dr. Hannibal Lecter rivolta a Clarice che consegna alla storia una delle icone più terrificanti del cinema moderno: “Vorrei che potessimo parlare più a lungo ma…sto per avere un vecchio amico per cena, stasera. Addio”.

Il silenzio degli innocenti trailer

 

Alessandro Marangio
Autore e narratore, cresciuto tra gli abbracci di un Leone nei pressi dell'Overlook Hotel, gestito da Don Vito Corleone, con cui si divertiva a giocare ad 8 1/2. Negli anni '90 viene arrestato, nei pressi di Casablanca, dal tenente Ripley, per aver sparato 400 colpi con una 44 Magnum, e portato davanti al colonnello Kurtz, che lo manda alla Tyrell Corporation per essere terminato(r). Salvato dal soldato Ryan, riprende la strada di Casa dove incontra ladri di biciclette, sette samurai e iene che fanno la dolce vita. Finalmente, sul viale del tramonto, dopo i soliti sospetti degli spietati drughi, corre fino all'ultimo respiro, per indossare le sue adorate scarpette rosse. Scrive da sempre nel suo studio, nei pressi di Cinecittà, mentre beve white russian, mangia filo spinato e piscia Napalm.

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