Il Signore delle Mosche (2026) è una miniserie della BBC trasmessa in Italia su Sky. Ideata e scritta da Jack Thorne (Adolescence) e diretta interamente da Marc Munden, regista televisivo che tra i crediti più importanti ha Black Sails, Il Simpatizzante e Utopia. La miniserie, divisa in quattro puntate da un’ora, è la trasposizione del classico letterario omonimo Il Signore delle Mosche. Libro fondativo pubblicato nel 1954 e scritto dal premio Nobel William Golding. Una lettura non leggera, nonostante i personaggi siano tutti bambini in fase pre-adolescenziale. Il libro ha ispirato diverse opere odierne, sia letterarie che audiovisive.
Il libro è un vero e proprio trattato sulla natura umana e utilizza un disastro aereo e la sopravvivenza di un piccolo gruppo per parlare di argomenti più ampi. Se vi viene un effetto deja vu e pensate a Lost, si può dire che è l’ispirazione massima della serie cult. La prima stagione era imbottita di citazioni al libro di Golding, tra cui anche le caratteristiche di alcuni personaggi. E non si può non pensare al collegamento con l’opera dato che uno dei personaggi principali si chiama Jack, come il Jack Shepard di Matthew Fox. Due personaggi agli antipodi, si può dire.
Jack Thorne era forse il nome più adatto per ideare un adattamento de Il Signore delle Mosche. Thorne è stato l’ideatore di Adolescence, e lì si parlava dello scombussolamento di una famiglia dalle azioni macabre del figlio piccolo. Qui torna a trattare l’argomento della fase pre-adolescenziale, e cosa meglio di un’opera che parla di gruppo di bambini sperduti su un’isola desolata. Per parlare della miniserie, bisogna dire che lo scrittore britannico Golding era molto cinico sulla natura umana. L’opera si può riassumere in una sua frase: “Gli umani producono il male come le api producono il miele“.

Il Signore delle Mosche – Trama
Un gruppo di giovanissimi studenti si ritrova bloccato su un’isola tropicale dell’Oceano Pacifico, dopo che un aereo è precipitato per motivi ignoti. Il piccolo Nicholas (Dave McKenna), soprannominato Piggy dagli altri bambini, si risveglia scombussolato nella foresta. Un bambino grosso di costituzione, con occhiali da vista e asmatico. Nella foresta incontra Ralph (Winston Sawyers), un bambino che si muove più sicuro nella natura selvaggia e che prende subito in simpatia Piggy. Insieme cercano di trovare qualcun altro e arrivano alla spiaggia, dove si rendono conto di essere su un’isola. Dalla sabbia pescano una conchiglia enorme, in cui soffiano per creare un richiamo.
La conchiglia funziona e diversi bambini cominciano a emergere da diversi punti della foresta, e raggiungono Ralph e Piggy. I piccoli sono di diverse età, si va dai dodicenni ai più docili di 8 e 6 anni. Fra loro, un gruppo distinto di ragazzini in divisa è guidato fin da subito dal carismatico Jack (Lox Pratt). Camminano in marcia e dicono di far parte del gruppo del coro dell’accademia. Jack si propone subito come leader del gruppo, deridendo le proposte di Piggy, dato il suo aspetto. Proposte sensate come segnali di fumo e costruzioni di rifugi. Ralph allora ripete le parole del suo amico con più sicurezza e viene eletto democraticamente capo del gruppo di sopravvissuti.
Ralph determina che serve attirare le navi in lontananza, se ce ne sono, e propone come proposto da Piggy in precedenza di creare segnali di fumi e accendere un fuoco di segnalazione in un punto elevato. Jack e gli altri sono più propensi alla caccia perché più divertente e vigorosa come esperienza. Quando si decidono finalmente di aiutare, purtroppo il fuoco generato grazie agli occhiali di Piggy incendia buona parte della foresta. Da quel momento tutto comincia a crollare e lo scisma nel gruppo è evidente. Purtroppo la supremazia fisica del gruppo di Jack si farà sentire e si prospetta un macabro svolgimento.

Il Signore delle Mosche – Cast
Il cast della miniserie è fedele alla natura del libro originale, perciò formato esclusivamente da bambini. Giovani volti che devono reggere tutta una miniserie. Non un compito facile per Munden che è chiamato a scene crudeli e intense, dovendo dirigere le persone più difficili da tenere su un set, ovvero i bambini. Il cast è stracolmo di piccoli che sono ben riconoscibili, tutti del Regno Unito, che han fatto un bel lavoro di caratterizzazione. Di sicuro rimarrà un progetto che fonderà le loro carriere, se decideranno di procedere.
Alcuni di questi volti li vedremo di certo altrove. Ad esempio Dave McKenna, il piccolo Piggy, che è un po’ la coscienza del gruppo, lo vedremo (è vociferato) nel film di Narnia diretto da Greta Gerwig per Netflix. Piggy è un personaggio dolce, istintivamente simpatico agli occhi dello spettatore. Come è positivo il Ralph interpretato benissimo dal giovane Winston Sawyers. Di buon animo e ben conscio dei problemi e rischi dell’isola. Poi c’è Simon (Ike Talbut), un bambino probabilmente epilettico e emarginato dagli altri membri del coro. Una piccola anima osservatrice e sensibile, che vede più a fondo nelle insicurezze degli altri.
E infine c’è Jack, interpretato da Lox Pratt che recentemente è entrato agli onori della cronaca per esser stato scelto da HBO per dar vita di nuovo niente meno che a Draco Malfoy nella serie di Harry Potter. E dopo aver visto il suo lavoro qui, si possono rassicurare i lettori… è perfetto per il ruolo. Un bullo odioso, leader carismatico e con tante insicurezze ben comprensibili dallo spettatore e dal piccolo Simon. C’è un interessante lavoro sul personaggio, sia d’interpretazione che di caratterizzazione di scrittura.

Il Signore delle Mosche – Recensione
Il Signore delle Mosche è un libro fondamentale della letteratura post Seconda Guerra Mondiale. Attraverso le azioni di questo gruppo di bambini, il lettore può vedere il crollo di una società per via delle scelte sconsiderate di chi lo comanda. Qui Thorne adatta fedelmente l’opera aggiungendo sprazzi di caratterizzazione in più che non guastano mai, anzi. Lo spettatore capisce perfettamente il comportamento di Jack e di come il suo predominio sugli altri cresce sempre più, nonostante commetta sempre più sbagli palpabili da chiunque. Ma il carisma e la voce grossa la fanno da padrone. Le risposte semplici e la cultura del “tutto e subito” sono più allettanti di piani a lungo termine.
Negli anni ’50 non si poteva non pensare a parallelismi con i totalitarismi appena affrontati e che ancora si dovevano affrontare. Ora più che mai, con quello che sta accadendo nel mondo, è un libro attuale che va riscoperto dai giovani e va mostrato in prodotti accattivanti, come questa miniserie. La scrittura della serie è ottima, ognuno dei quattro episodi è dedicato a uno dei personaggi principali e non si tralascia nessuno durante il tetro svolgimento. L’atmosfera affascinante dell’isola che pian piano si trasforma in angoscia pura è ricreata alla perfezione. C’è un discorso diverso da fare sulla regia.
C’è un neo. Per alcuni potrebbe essere una minuzia, e per altri un fattore notevole. C’è da dire che Munden è ottimo a dirigere gli attori e a rendere interessanti le sequenze a livello visivo. Ma “l’interessante” è una linea sottile. Perché basta poco per diventare maniera. E si può dire, la serie dal punto di vista fotografico è pieno di manierismi visivi che forse non erano necessari. Questi colori dall’effetto acido che ricordano il primo Smetto Quando Voglio… data la crudezza sia dell’opera originale che della miniserie, forse era più calzante un’estetica meno “artistica”. Piena di utilizzi diversi di focali, camere e utilizzo massiccio della color correction. Per il resto si tratta di un prodotto di livello.

Conclusioni
Il Signore delle Mosche è una miniserie in quattro episodi che intrattiene per bene lo spettatore e va dritta al punto, fedele anche all’asciuttezza dell’opera originale. Il senso d’angoscia e ansia è ben costruito e non si decide di edulcorare nulla. Purtroppo un paio di cadute di stile che abbassano il livello ci sono, come il sangue degli animali a volte in Cgi e l’utilizzo massiccio di color correzione della fotografia. Per il resto si tratta di un prodotto confezionato bene, scritto e diretto con tanto cuore.
Non si spinge tanto sulla figura “mistica” che creano i bambini, ovvero questo “Signore delle Mosche”… ma come nel libro non è il fulcro della storia. Infatti Thorne si concentra molto sul vero cuore, ovvero i personaggi. C’è un gran lavoro di caratterizzazione dei bambini protagonisti e lo spettatore arriverà al finale capendo perfettamente tutti, e il perché delle loro azioni. Sarà anche capace di far riflettere il pubblico, come ha fatto per tanto tempo l’opera originale. L’ennesimo prodotto ben confezionato della BBC, che andrebbe visto da un pubblico di giovani, ma non giovanissimi. Soprattutto per la crudezza e l’angoscia mostrata.

