Due registi, due abbandoni, un film che non si gira. Oceans — il prequel di Ocean’s Eleven (qui la recensione) ambientato nella Montecarlo degli anni ’60 — sta diventando uno dei progetti più turbolenti di Hollywood. L’ultimo a mollare è Lee Isaac Chung, il regista che ha fatto piangere quasi tutti gli Stati Uniti con Minari e che ha incassato 370 milioni di dollari con Twisters.
Prima di lui aveva lasciato Jay Roach, il filmmaker noto per la saga di Austin Powers e diversi biopic politici di successo. Warner Bros. e LuckyChap, la casa di produzione di Margot Robbie, parlano di “divergenze creative”, la formula diplomatica che a Hollywood si usa quando le cose vanno storte senza volerlo ammettere apertamente. Chung viene salutato con elogi e promesse di future collaborazioni. Il film, però, resta senza capitano.

Tutto pronto per Oceans: il film perfetto cerca ancora il suo regista
Eppure Oceans, sulla carta, è tutto quello che un regista potrebbe desiderare. Margot Robbie e Bradley Cooper protagonisti — lui al posto di Ryan Gosling, inizialmente legato al film. Carrie Solomon sta lavorando alla sceneggiatura, che dovrebbe avere come sfondo la Riviera francese degli anni ’60, e raccontare una storia riguardo le origini della famiglia Ocean prima del leggendario colpo al Bellagio. La sceneggiatrice sta ancora lavorando allo script. La struttura c’è. Il cast pure.
Allora cosa non torna? Difficile dirlo dall’esterno, ma due addii consecutivi raccontano di una produzione in cui la visione creativa è ancora tutta da definire. Nessuno sembra d’accordo su che film debba essere Oceans — e finché non lo sarà, difficile che qualcuno voglia metterci la firma. Nel frattempo, Warner Bros. si prepara alla fusione con Paramount Skydance, con l’obiettivo dichiarato di distribuire 30 film l’anno. Il tempo, insomma, non è dalla parte di nessuno. Il terzo regista è cercato. Speriamo che sia anche l’ultimo.
