Recensioni FilmIl buio si avvicina - recensione dell'esordio di Kathryn Bigelow

Il buio si avvicina – recensione dell’esordio di Kathryn Bigelow

Il buio si avvicina (Near Dark) è il primo lungometraggio narrativo diretto interamente da Kathryn Bigelow, con la sceneggiatura scritta in collaborazione con Eric Red. La regista aveva già lavorato nel 1981 a The Loveless, ma in quel caso si trattava di un film co-diretto con Monty Montgomery.
Quando Il buio si avvicina uscì nelle sale, nel 1987, nel complesso non ricevette il successo sperato. Al botteghino fu un fallimento: con un budget di produzione di 5 milioni di dollari, senza una forte distribuzione e un incasso di 3,4 milioni di dollari, fu surclassato da The lost boys di Joel Schumacher. Inizialmente venne proiettato in 262 sale cinematografiche e nel tempo raggiunse i 429 schermi. Nonostante l’accoglienza al botteghino, Il buio si avvicina venne considerato, a distanza di qualche anno, un film cult.

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Il buio si avvicina – Trama

Il protagonista della storia è Caleb (Adrian Pasdar), un giovane di campagna che, una notte, incontra Mae (Jenny Wright): una ragazza affascinante e sfuggente dalla quale rimane immediatamente conquistato. Dopo aver trascorso alcune ore insieme, Caleb scopre però che dietro il suo comportamento enigmatico si nasconde un terribile segreto. Quando, infatti, la ragazza lo morde al collo, Caleb scopre che Mae è una vampira e che lo ha contagiato.

Mae quindi attira Caleb dalla sua “famiglia”, una banda di vampiri nomadi che vive esclusivamente durante la notte e si nutre di esseri umani. A differenza dei suoi nuovi compagni, Caleb non accetta la loro violenza e si rifiuta di trasformarsi in un assassino. Mae, innamorata di lui, cerca di proteggerlo e lo aiuta a sopravvivere. Nei momenti in cui egli è particolarmente debole, per esempio, si procura una ferita sul polso facendogli bere il proprio sangue. Tuttavia il clan di Mae, formato da Jesse (Lance Henriksen), Diamond Back (Jenette Goldstein), Severen (Bill Paxton) e il piccolo Homer è molto restio nell’accettare lo “straniero”. Gli concedono un periodo di tempo (una settimana) per imparare a nutrirsi da solo, al termine del quale verrà accettato o ucciso.

Diviso tra il legame con Mae e il desiderio di tornare alla propria vita, Caleb dovrà trovare un modo per affrontare la banda e sfuggire alla sua nuova natura.

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Una riscrittura dei generi

In questo film Kathryn Bigelow mescola il genere del western con quello vampiresco, genere quest’ultimo da lei rielaborato in chiave tipica degli anni ’80. Fino ad allora, infatti, c’era una visione gotica dei vampiri in genere appartenenti alla nobiltà e alla borghesia. I vampiri della Bigelow si trovano, invece, in un contesto urbano e appartengono al basso proletariato, vivono in condizioni di miseria, sono emarginati dalla società e, poiché sono costretti a essere sempre in movimento, il film assume anche caratteristiche di road movie. Il vampirismo messo in scena in Il buio si avvicina non rappresenta quindi lo stereotipo del vampirismo classico degli anni precedenti. Non troveremo, castelli, pipistrelli, aglio o croci; i vampiri non avranno denti affilati, non avranno la capacità di volare e persino la loro immortalità sarà messa in dubbio.

Nel film compare anche il tema della coppia fuorilegge, con riferimenti espliciti a Bonnie e Clyde di Arthur Penn. La pellicola esalta uno stile di vita che si ribella alla noia della quotidianità, alla ripetizione e al rispetto delle regole. Nella prima scena di Il buio si avvicina Caleb dichiara: «Wish I may, wish I might, wish I be hundred thousand miles from here tonight». Con questa frase esplicita, infatti, la sua voglia di scappare da quella cittadina ma più in generale da tutta la quotidianità. Con gli storici fuorilegge della pellicola di Arthur Penn i due protagonisti di Il buio si avvicina condividono il loro “status sociale”, sono quindi due fuorilegge anarchici che vivono fuori dalla società, persone marginali con le loro regole.

La regista dichiara, inoltre, che il personaggio di Caleb risente dell’influenza del genere noir: “nella tradizione noir ci sono personaggi nichilisti, i quali più cercano di tirarsi fuori da una situazione più ne rimangono coinvolti”

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Il buio si avvicina – Recensione

È proprio questa combinazione di atmosfere, energia e stile a rendere Il buio si avvicina un cult: un film di genere che riscrive i generi. Bigelow prende infatti gli elementi dell’horror, del western, del road movie e del noir e li fonde in un’opera dal linguaggio personale, capace di guardare alla tradizione per reinventarla. La sua forza non risiede soltanto nella violenza o nell’impatto visivo, ma nella capacità di trasformare il vampiro in una figura profondamente contemporanea, marginale e ribelle, attraverso cui raccontare il desiderio di fuga, l’attrazione per la trasgressione e il conflitto tra appartenenza e libertà.

In quegli anni, infatti, l’America affrontava la crescente diffusione dell’Aids (tema raccontato perfettamente dal capolavoro Dallas Buyers Club di Jean-Marc Vallée) e dell’eroina. Questo contesto ha influenzato anche la rappresentazione dei nuovi vampiri. Anzitutto nessuno pronuncia mai la parola “vampiro”. Appena Mae lo contagia, Caleb vaga per la cittadina barcollando e vomitando, come un drogato in piena crisi d’astinenza. In questo modo il vampirismo, che precedentemente veniva rappresentato come una trasformazione epica e sovrannaturale, diventa un’afflizione tragica. La condizione di Caleb oscilla tra la dipendenza da una droga e un’infezione sessualmente trasmissibile. In questo senso è significativa la scena in cui Mae si ferisce al polso per permettere a Caleb di nutrirsi del suo sangue. La sequenza rappresenta efficacemente sia l’astinenza di Caleb sia l’amore di Mae.

A distanza di anni, Il buio si avvicina conserva così tutta la sua potenza e dimostra come Kathryn Bigelow, già al suo primo lungometraggio da regista unica, possedesse uno sguardo capace di lasciare un’impronta riconoscibile sul cinema americano.

Conclusioni

Con questo film, Kathryn Bigelow dimostra subito di essere una regista capace di competere nel “mostro meccanico” (come lo ha definito Joan Didion) di Hollywood. Ventitré anni più tardi, infatti, otterrà il premio Oscar al miglior regista (prima donna nella storia ad ottenere tale riconoscimento) e al miglior film con The Hurt Locker.

In Il buio si avvicina la regista riesce a inserire tutti gli elementi che caratterizzeranno le future opere della sua carriera (il dilemma della violenza giustificata, l’erotizzazione della violenza, la coppia fuorilegge e l’amour fou) creando una storia appassionante di grande impatto visivo. La regista abbandona l’immaginario gotico offrendo una rilettura dei generi in chiave contemporanea (fine anni ’80). Bigelow guarda al genere con un approccio quasi western, trasformando i suoi protagonisti in figure nomadi che attraversano paesaggi desolati e periferie americane notturne illuminate da neon e lampioni. La fotografia di Adam Greenberg cavalca l’approccio western creando un’estetica sporca, polverosa e malinconica.

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In conclusione, grazie a una sceneggiatura intelligente che offre riflessioni sulla violenza e sul desiderio di libertà e a una fotografia di grande impatto visivo, il film è un autentico cult.

Il trailer del film

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Il buio di avvicina di Kathryn Bigelow rielabora il mito dei vampiri mescolando horror, western, road movie e noir. La regista abbandona l'immaginario gotico offrendo una rilettura dei generi in chiave contemporanea (fine anni '80). Grazie a una sceneggiatura intelligente che offre riflessioni sulla violenza e sul desiderio di libertà e a una fotografia sporca e malinconica di grande impatto visivo, il film è diventato un autentico cult.
Francesco Pinto
Francesco Pinto
Cresciuto silenziosamente tra i dialoghi di Allen e il sangue di Scorsese. Amo i film: specchi magici che riflettono e indagano la realtà. Dalle commedie ai drammi, dagli horror ai romance senza distinzioni perché, in fondo, “il cinema non è un mestiere. È un’arte”.

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