The Hurt Locker è un film ambientato durante il conflitto iracheno iniziato il 20 marzo 2003 con l’invasione dell’Iraq da parte degli Stati uniti d’America. Diretto da Kathryn Bigelow e scritto dal giornalista Mark Boal, la pellicola ha ricevuto svariati riconoscimenti, tra cui l’Oscar come Miglior Film nel 2010.
The Hurt Locker mette in scena il pericolo, l’attesa e la diffidenza di un gruppo di artificieri dell’esercito americano alle prese con una serie di ordigni da disinnescare, all’interno di un paese straziato e martoriato da terrorismo, distruzione e oppressione. Grazie al punto di vista giornalistico di Boal, e a un linguaggio stilistico che ricorda il documentario, Bigelow racconta in particolare la frenesia e la dipendenza ossessiva dal rischio che caratterizzano un soldato, interpretato da Jeremy Renner (The Avengers, Wake Up Dead Man: Knives Out). L’attore dà vita a un uomo che trova nel proprio lavoro non solo una missione, ma una vera ragione di esistere, una necessità profonda di muoversi costantemente sul fragile equilibrio tra la vita e la morte.

The Hurt Locker: Trama
Iraq, seconda guerra del golfo. Una squadra di artificieri dell’esercito americano specializzata a disinnescare bombe sul suolo di guerra perde il proprio caposquadra proprio a causa dell’esplosione di una di queste. A sostituire l’uomo scomparso, subentra il sergente Will James (Jeremy Renner). Della squadra fanno parte il sergente JT Sanborn (Anthony Mackie) e lo specialista Owen Eldridge (Brian Geraghty). Prima dell’arrivo di Will la squadra era abituata a prudenza, controllo e soprattutto coesione e comunicazione. Ma l’entrata di Will cambierà il clima e soprattutto le regole.
Il nuovo sergente, infatti, non è abituato alla cooperazione, ma l’impulsività lo governa, facendogli commettere delle azioni che mettono a rischio la vita dell’intero gruppo. Nel gettarsi a mani nude su una bomba, senza tuta di protezione e solo di fronte al pericolo, il protagonista sembra provare un piacere nascosto, una scarica di adrenalina che trasforma il rischio in una sorta di droga. La pellicola mette in scena una successione di giornate tipiche che questi uomini sono chiamati ad affrontare, abituati ormai a convivere costantemente con la consapevolezza che quello potrebbe essere l’ultimo giorno della loro vita.

The Hurt Locker: Recensione
Lunghe attese scandite dai passi di un uomo con una tuta protettiva che si dirige verso la morte, pronta a mangiarsi tutto ciò che è nei suoi paraggi. Pochi soldati scelti per la loro fermezza, l’addestramento e i nervi saldi. La morte dovrebbe far paura, intimorire, scoraggiare, ma nell’aria si percepisce un brivido, una flebile esaltazione che colpisce questi uomini e li attira verso un destino che non è scritto. Una bomba potrebbe esplodere in qualsiasi momento, azionata da un telecomando, ma il loro lavoro è andare contro le probabilità, giocare a una roulette russa che può lasciargli uno di quei ricordi da raccontare tra colleghi, o strappargli la loro vita in una folata di vento.
Il giornalista Mark Boal, per raccontare questa storia, ha vissuto fianco a fianco con un gruppo di artificieri dell’esercito statunitense per alcune settimane in una delle zone più pericolose di Baghdad. Dalla pellicola traspare non solo il racconto delle loro azioni, ma anche il lato psicologico. I pensieri che li assalgono nei momenti più difficili, i loro sogni o le loro manie e le contraddizioni.

Boal ha voluto raccontare non solo il lato militare, ma anche quello umano, mostrando come la guerra può diventare una droga. La mente dei soldati finisce per desiderare di rivivere quei momenti di intensa adrenalina, cercando quasi di ricrearne una sorta di simulazione e di riprodurre le stesse sensazioni del combattimento. E così questa narrazione viene resa in modo efficace anche sul lato registico, alternando riprese di combattimenti reali a riprese virtuali estrapolate da un videogioco con cui i soldati si divertono nelle ore libere. Il racconto della dipendenza, ma anche dell’assuefazione alla violenza è centrale, portando lo spettatore ad essere immerso completamente nella prospettiva dei soldati.

Dipendenza e adrenalina
The Hurt Locker mette al centro della narrazione il personaggio di Will James. Incosciente, imprudente e assetato di pericolo. A casa ha un figlio che lo aspetta, ma dopo aver vissuto la guerra e aver affrontato esperienze traumatiche, non riesce più a riconoscersi nella normalità del mondo civile. Nessuno sembra in grado di comprenderlo davvero e così, paradossalmente, per lui diventa più semplice disinnescare una bomba a mani nude, rischiando la vita, piuttosto che scegliere un pacco di cereali nella corsia di un supermercato.
D’altronde lo ammette implicitamente proprio rivolgendosi a suo figlio. Di fronte alla purezza dell’infanzia, al futuro e all’ingenuità del bambino, riconosce che l’unica cosa che sente davvero sua fino in fondo è il rischio e l’adrenalina che la guerra gli dà, perché è probabilmente l’unico luogo in cui riesce a sentirsi davvero importante e utile.
L’ambiente in The Hurt Locker è fondamentale. È costituito da deserti sconfinati, macerie, desolazione e soprattutto persone. Proprio le persone contribuiscono ad aumentare la tensione. I civili, con i loro sguardi e i loro silenzi, sembrano trasformarsi in possibili spie e sentinelle. In questo contesto il pericolo può nascondersi ovunque e la prudenza non è mai troppa. Eppure, è proprio in questo mondo che questi soldati si muovono con naturalezza e finiscono per riconoscersi.

Conclusione
The Hurt Locker è un film che mette al centro la guerra vissuta a livello psicologico. La tensione, il pericolo e l’adrenalina diventano la quotidianità di questi soldati, fino a trasformarsi in una sorta di dipendenza che rende difficile il ritorno alla vita normale.
