sabato, 21 Giugno, 2021

I predatori

Non capita spesso che un film d’esordio abbia uno stile così particolare e personale, come accade ne I predatori, opera prima di Pietro Castellitto. Questo film, già dall’incipit, rivela un’impronta estremamente personale e originale, caratteristica non sempre affine ad un’opera prima. Tale impronta personale è evidente anche dal mondo in cui Castellitto dirige gli attori, da come gestisce lo spazio all’interno dell’inquadratura, fino alla maniera in cui introduce le varie sequenze del film (carrelli molto lunghi, panoramiche, long takes). Tutti questi virtuosismi, tuttavia, non sono mai fini a se stessi, ma anzi, una regia così poco standard è coerente con una sceneggiatura che a sua volta di standard ha ben poco (ricordiamo che la sceneggiatura ha vinto a Venezia nella sezione Orizzonti).

I predatori

Sono tanti i personaggi sul palcoscenico di questo film, sono tutti predatori e alla fine nessuno ne esce pulito. Lo stesso Pietro Castellitto costruisce su di sé una figura criticabile, errante, anche se in realtà è l’unico dei personaggi che ha davvero un obbiettivo che vuole perseguire. È interessante come questo giovane regista decida di mettere in scena se stesso. Al contrario di quanto si potrebbe pensare non è lui al centro degli eventi, il suo personaggio non è nemmeno quello che appare più a lungo sullo schermo e il suo ruolo diventa decisivo solo nella seconda parte. Dal punto di vista visivo, Castellitto sceglie di mettere in evidenza i lati più particolari del proprio fisico, quelli che ne fanno un personaggio quasi caricaturale e, per questo, di forte impatto.

Ma così come lui, anche gli altri personaggi sono ritratti senza sconti. Tutti loro fanno errori, tutti loro sbagliano e a Castellitto basta mostrare questo. Non gli interessa indagare dentro di loro, tirarne fuori le speranze o le motivazioni. Tutti loro non sono altro che burattini con il dovere di portare avanti una storia, lungo una serie di tappe che, seppur all’inizio appaiano sconnesse, col procedere della narrazione rivelano il loro legame.

I predatori

Forse quello che colpisce di più è la totale assenza di speranza, che è poi una tematica ricorrente in molto cinema italiano (sia del passato che del presente) in cui questa idea viene espressa attraverso due vie principali: o attraverso il dramma, quello ambientato nelle periferie per esempio, oppure attraverso la commedia dai risvolti amari, in cui il riso è in realtà una strada verso la riflessione.

I predatori non sceglie nessuna di queste due vie. Far riflettere non sembra interessargli, i caratteri che mette in scena non appartengono ad un solo contesto possibile, ma sono qualcosa di più universale, che possiamo trovare dappertutto, seppur in un ambiente italiano acquisiscano maggior significato. L’amarezza che accompagna il finale è quella che ha accompagnato l’intero film, non c’è mai un barlume di speranza e l’unico momento che sembra indicare una redenzione in realtà non è altro che una coerente evoluzione di quanto è venuto prima. I personaggi non evolvono, semmai è la storia che evolve, in maniera talvolta anche tragica, fino ad un finale che sembra dirci che tutto continuerà come è sempre stato, che il ciclo ricomincerà e i predatori continueranno a fare quello che sanno fare meglio, ovvero predare.

I predatori, però, è anche una commedia, il cui scopo è anche quello di far ridere (e a volte ci riesce, a volte meno), ma anche qui emerge una grande originalità nella creazione delle situazioni comiche. Castellitto percorre diverse vie, dalla risata generata dal dialogo, passando per situazioni sopra le righe e stranianti, fino ad una comicità, in certi casi, puramente fisica.

Quello che quindi resta più di ogni altra cosa in questo film è una verve registica molto atipica che si spera possa portare nei prossimi anni ad un’affermazione di questo giovane autore (già attore) alla pari di tanti altri giovani registi degli ultimi anni. Da questo punto di vista pare come un buon auspicio il fatto che il prossimo film in cui vedremo Castellitto (in veste di attore) è il nuovo atteso film di Gabriele Mainetti, Freaks Out.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SINOSSI

Un film d'esordio estremamente originale, in cui le storie di personaggi diverse si intrecciano mettendo in luce l'ipocrisia di esseri umani apparentemente diversi ma in realtà molto simili. I predatori presenta una comicità che, pur non raggiungendo sempre alte vette, si fa portatrice di una riflessione più ampia sul ruolo delle prede e (ovviamente) dei predatori.
Lorenzo Sascor
Studente di DAMS, amante del cinema in ogni sua forma, dai classici hollywoodiani al neorealismo, dalla Nouvelle vague ai blockbuster contemporanei. Oltre al cinema, amo da sempre leggere e scrivere, perché la vita senza arte è una vita a metà.

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