L’attivista Greta Thunberg ha sorpreso il pubblico del Zurich Film Festival presentandosi inaspettatamente alla proiezione del documentario My Home of Wind and Sand. La pellicola ripercorre le vicende del territorio del Sahara Occidentale, da decenni conteso e sotto il controllo del Marocco. Il suo arrivo in sala ha trasformato l’evento cinematografico in un’occasione di accesa denuncia politica.
Durante il suo intervento, la giovane attivista ha definito il film un’opera di forte impatto emotivo, capace di stimolare un vero cambiamento formativo. Ha espresso profonda indignazione verso l’indifferenza delle istituzioni internazionali, accusando la comunità globale di una marcata ipocrisia di fronte alle violenze e alle ingiustizie subite dalle popolazioni locali.
L’attenzione si è poi spostata sul settore cinematografico, evidenziando le recenti polemiche che hanno coinvolto produzioni come The Odyssey di Christopher Nolan, criticato per aver girato alcune scene nei territori occupati. L’attivista Sahrawi Najla Mohamed-Lamin, protagonista dell’opera, ha ricordato quanto sia fondamentale dare voce a chi vive dimenticato nei campi profughi.
Infine, l’attenzione è stata focalizzata sul parallelismo tra le battaglie per il clima e la difesa dei diritti umani. La lotta per la giustizia sociale deve camminare di pari passo con la tutela ambientale, esortando chi possiede visibilità e piattaforme mediatiche a non voltarsi dall’altra parte di fronte a simili emergenze civili.

L’appello di Greta Thunberg e la responsabilità del mondo del cinema
Nel corso del dibattito, l’attivista svedese ha ribadito che il supporto alle cause dimenticate non deve ridursi a un semplice gesto di facciata o a una sterile dimostrazione di solidarietà.
È necessario che i paesi occidentali, le istituzioni e i media si assumano la responsabilità morale di dare spazio e risorse a chi soffre direttamente le conseguenze delle occupazioni e delle crisi ambientali. Solo attraverso un impegno concreto e una rappresentanza reale ai tavoli decisionali sarà possibile spezzare il silenzio e promuovere una trasformazione effettiva, portando la verità e la giustizia al centro dell’agenda globale.
