Good Boy l’ultimo film del talentuoso polacco Jan Komasa, già fattosi notare con Corpus Christi è stato presentato in anteprima in concorso nella sezione Progressive alla 20 Festa del Cinema di Roma. Apologo nero e radicale sul male ed il bene, sulla disciplina dei figli e l’amore familiare, sulla violenza come caratteristica ipodermica di ogni educazione, sulla punizione e sulla cura, entrambe binario a doppia funzione di riparazione e di rieducazione.
Good Boy – Trama
Tommy (Anson Boon) è un giovane dedito agli eccessi, fumo, droga, sesso facile, violenza gratuita da super bullo filmata spesso in diretta per un pugno di like. Dopo una nottata particolarmente “sfavillante” si ritrova rinchiuso in una cantina sconosciuta con una catena al collo.

È diventato, contro la sua volontà, ospite di un villino sperduto nelle campagne inglesi, appartenente ad una famiglia molto particolare, estremamente riservata e protettiva, che ha deciso di rieducarlo, con le cattive e poi con le buone, per colmare un buco emotivo che attraversa e travolge tutti e tre i suoi particolari componenti.
Il padre, Chris (Stephen Graham), sacerdote della precisione, del rigore e della lealtà, la madre Kathryn (Andrea Riseborough) annegata da struggente dolore per una presenza mancante nella sua vita, il figlio più piccolo, obbediente e luminoso soldatino dell’inquietante nucleo.

Good Boy – Recensione
Vedere il male e poi vedere il male nella volontà di raddrizzare quel male. Eppure c’è sostanza in questa obliquità relazionale, un calore ed una luce più profondi e convincenti di quelli che per sorte civilmente possediamo.
Thriller, familiar drama con accenni di distopia, commedia nera, la nuova opera di Komasa è acida, inquietante ed ironica, ci conduce in un disturbo da mancanza di ascolto, autorità ed amore, snocciolati in una dinamica classica e al contempo inedita da vittima-carnefice, esplorata a trecentosessantagradi.

Il sequestro e i bagliori di tortura rieducante del nuovo padre in pectore autoproclamatosi tale, si stemperano gradualmente in una routine familiare che Tommy non ha mai conosciuto innescando una spirale rivelatoria. Il cinismo, la boria, lo sfregio della vita e il mito dell’invincibilità si infrangono nella ricerca e nella costruzione affannata e in parte evidentemente ammalata di un legame familiare nuovo, rigenerato e rigenerante.
Apprezzare la vicinanza umana, concepire il dolore altrui, rispettarlo, colmarlo, è il gap drammatico; con la presenza e l’incoraggiamento distorto della nuova famiglia obbligata Tommy fa il salto.

Inaspettato nel finale, che divide e lascia dubbi, in cui il passo si fa, anche giustamente, più lungo della gamba, Good Boy è un viaggio di formazione paradossale che paradossalmente funziona.
Good Boy – Cast
Il cast è di una efficacia spettacolare. Il giovane protagonista angelo fisico e nervoso è il giusto capro espiatorio di questa allucinazione che sembra sempre minacciosamente scivolare altrove. Graham, star della serie Adolescence fornisce carattere ed empatia ad una figura di educatore/carceriere altrimenti uguale a mille altre, pieno di un’ossessione composta e di una devozione che non cela profondo amore familiare.

La Riseborough, già apprezzata nel film To Leslie (2022), ha una presenza consolatoria e inquietante al contempo, una specie di anima del mondo capace di sentire tutto e tutti.
Good Boy conferma Komasa come artista deragliatore di generi e storie, autore mai banale, elettrico, in grado di spostare le storie su terreni controversi e scomodi, da cui non si esce con lo schieramento buoni/cattivi, ma con un accrescimento empatico che trasporta il pubblico dall’altra parte della ragione, dove siede il famoso torto, dicono.
