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To Leslie – L’esordio indipendente a sorpresa agli Oscar 2023

To Leslie è un film del 2022 diretto da Michael Morris al suo esordio alla regia, interpretato da Andrea Riseborough, Marc Maron e Allison Janney.

To Leslie – Chi è Leslie?

Leslie è una donna che ha fatto la guerra. La guerra con se stessa, in una spirale di cadute e risollevamenti sfibranti, la guerra con amici e parenti, che l’hanno aiutata, ignorata, odiata, derisa, allontanata, e chissà dove sono finiti ora, la guerra con una città di provincia, in cui nascono, crescono e muoiono milioni di americani medi e tristi, di quei buchi mediocri che non sono mai stati a misura d’uomo, in più di un senso, la guerra con la sorte, che prende i più deboli, li fa re per uno sputo di tempo, poi si diverte a farli crollare e ad assistere alle non edificanti conseguenze.

To Leslie

To Leslie – Trama

Leslie (Andrea Riseborough) non è la madre dell’anno. In un colpo di crudelissima e beffarda fortuna vince alla lotteria quasi duecentomila dollari; felice al microfono del cronista che le chiede come avrebbe speso quel denaro, lei sicura risponde che avrebbe comprato cose e forse una casa e certo una “better life”, per sé e per suo figlio. Ma sei anni dopo Leslie ha dissipato tutto.

Colpa, dell’alcool e della droga, da cui la donna non riesce a distaccarsi, colpa dell’assenza di responsabilità, del non avere affetti stabili, lavoro stabile, casa stabile. Suo figlio James (Owen Teague), l’unica persona che potrebbe aiutarla e che veramente ama, allontanato da lei quando era più piccolo per le sue gravi inottemperanze, prova ad ospitarla per un po’. Ma Leslie tradisce la sua fiducia: beve, ruba, mente e si ritrova sola.

To Leslie

Con la madre, l’unica parente rimasta in vita, ha un rapporto conflittuale da sempre ed anche con gli amici materni Nancy (Allison Janney) e Dutch (Stephen Rooth) che l’avevano accolta un tempo per ripulirsi e che ora non la tollerano più. Finisce a vivere in strada, sola, lei e la sua valigia rosa con dentro quattro vestiti troppo allegri e una pacchetto di foto contenenti una possibilità di felicità dall’infinito passato.

Una notte all’addiaccio vicino ad un motel le fa conoscere il gestore di quel luogo Sweeney (Marc Maron), unico essere umano che sembra mostrarle un po’ di solidarietà. Le offre un lavoro: Leslie ci prova, fallisce, scappa, ritorna, ci ri-prova, ri-cade per la cattiveria altrui, sparisce ancora, ritorna e chiede di poter ricostruire la vecchia gelateria abbandonata di fronte al motel. Si chiamerà da Leslie, to Leslie, la strada è in salita, perchè tanto lo è sempre stata, ma non sarà più sola.

To Leslie

To Leslie – Recensione

Opera prima diretta da Michael Morris, già regista di ottime serie tv come House of cards e Better Call Saul, To Leslie è un film indipendente, privo di marketing risonante, girato a Los Angeles in soli diciotto giorni, con budget ristretto, che nel 2022 ha cercato la corsa all’Oscar, ma non è riuscito nell’intento e ci ha riprovato riuscendoci nel 2023 a furor di colleghe (si parla di Kate Winslet e Amy Adams tra le promotrici) che hanno chiesto di incoronare miglior attrice Andrea Riseborough.

Presentato in Italia come proiezione speciale da Alice nella città all’interno della 18. Festa del cinema di Roma, To Leslie è tratto da una storia vera ed è un film straziante, di grande impatto emotivo e nettezza situazionale, che ritrae una madre nel punto più basso della sua disperazione, in continuo tentativo di risollevarsi dall’abisso.

To Leslie

Un indipendente agli Oscar 2023 a furor di colleghe e colleghi

Le sue forze, costantemente rivolte alla distruzione e contemporaneamente alla costruzione di sé, palesano un bisogno urlante di amore e di possibilità che l’America ormai non concede più a nessuno, specie quell’America di periferia, specie se quel qualcuno che tende la mano ha sbagliato.

L’individualismo americano porta in alto chi non mostra fragilità, esalta chi compie tutte le mosse giuste, ma dimentica e non perdona chi non ce la fa: chi sbaglia paga, paga tutto, paga sempre ed i cocci sono solo suoi.

To Leslie

Individualismo americano e mancanza di solidarietà

Leslie è così: abita quel degrado fino in fondo, abusa di sé e della vita senza darsi pace, illudendosi di dare via via una buona impressione di se stessa, mostrandosi imbarazzante, ridicola, stremata, goffa, deforme, arrabbiata a morte contro l’ingiustizia da mancanza di empatia.

Leslie è il ritratto di una fiducia nel mondo tradita, di un prossimo che non è mai stato prossimo, di una difficoltà che diventa nel migliore dei casi invisibile ai più, nel peggiore fenomeno da baraccone.

To Leslie

E la gente non la vuole vedere, non ne vuole sapere, non vuole averci a che fare con una sconfitta così dura e segnante, per cui tira avanti e non si fida, perché potrebbe anche accadere a loro, chissà quando e chissà come, perché no, non è veramente possibile ridursi in quello stato, perché è meglio non pensarci che se non sconti i tuoi debiti, la fine che succede è quella lì.

E Leslie respira in quello strapiombo, con la durezza delle grida, la fame, il suo essere sfiancata, bistrattata, non più creduta da nessuno, capace ancora però di riconoscere chi quella compassione di cui lei ha bisogno, inaspettatamente la esercita.

Allora torna il passato possibile, torna l’idea di potersi tirare su, essere sobria, camminare di nuovo nel mondo, cadono i sotterfugi, inizia la rincorsa e un piano per il futuro, uno slancio, che non sia uno stratagemma già previsto in ogni minima sfaccettatura ma sufficientemente dolce da farla alzare ogni mattina e portare luce nel suo buio.

To Leslie è un film che non racconta una storia innovativa, ma è il come la racconta a cambiare di molto la percezione della sua esperienza. E’ un film di personaggi, la dolcezza amara di un figlio, l’amore commosso di un uomo, la grazia sfibrata della protagonista.

To Leslie – Cast

Andrea Reseborough è la guida della storia, lo scheletro provato, l’espressione deforme, la precarietà del senzatetto, tutto in un racconto concreto, secco, toccante in molti aspetti, ma mai pietistico.

L’attrice si immedesima, non si vede più la forma e nemmeno il processo, si ascolta una foto che è tutt’uno con quel viso e con quel corpo, si assiste ad una metamorfosi, finalmente, che significa adempiere al compito recitativo in modo assoluto. Al punto da scuotere e svuotare profondamente chi guarda.

To Leslie

Tour de force recitativo, sostenuto ed immedesimante

Perché non è banale esercitare sullo schermo la disperazione, non è banale trasformarsi in un personaggio con laceranti dipendenze, ma l’innesco umano dimostrato ha una forza ed una semplicità tali da illuminare un resto di universo che ha dimenticato, volente o nolente, quell’umanità.

Tra panorami casuali, devastati da distanze, con case gettate ogni dieci chilometri, dove anche Dio sembra essersi dimenticato di passare, la musica country è la religione d’asporto, le macchine sono tutte di passaggio e i cowboy sono antiche figurine di se stessi.

Qui danza Leslie, rossetto rosso, camminata scomposta, bicchiere di troppo, voce troppo alta, troppo tutto e dentro il niente e chissà cosa, a testimoniare dall’alto e dal basso della sua solitudine, la durezza vera e la vera fragilità dell’amore implorato e mancato.

Lei, malamente in piedi e devastata da un tour de force letale e vitale, insegna al resto del mondo, impegnato a prendere distanza da certa intoccabile ed ingestibile tristezza arrabbiata, che a quella stessa emozione bisogna permettere di esistere ed offrirle una spalla per trasformarsi in umanità migliore.

To Leslie – Trailer

PANORAMICA

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Leslie beve, mente e ruba: vinse una grossa cifra alla lotteria della sua cittadina, ma la perse tutta, insieme al suo figlio. Cerca di rimettersi in carreggiata, ma la dipendenza ed il fallimento sono compagni ostinati e recidivi. Un ritratto devastante ed emotivamente fortissimo di una donna in asfissia da amore nel disperato tentativo di tornare in piedi. L'America che non perdona, la periferia dimenticata, l'angolo di paradiso che non esiste, in un film indipendente ed efficace: una prova midollare ed altamente immedesimante della protagonista.
Pyndaro
Pyndaro
Cosa so fare: osservare, immaginare, collegare, girare l’angolo  Cosa non so fare: smettere di scrivere  Cosa mangio: interpunzioni e tutta l’arte in genere  Cosa amo: i quadri che non cerchiano, e viceversa.  Cosa penso: il cinema gioca con le immagini; io con le parole. Dovevamo incontrarci prima o poi.

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