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Gli amanti del Pont-Neuf: la recensione

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Nel 1991 arriva nelle sale il surreale “Gli amanti du Pont-Neuf”, diretto dal regista francese Leos Carax con Juliette Binoche protagonista. Questo terzo lungometraggio dell’irriverente regista di “Annette” e “Holy Motors”, ha la caratteristica di esplorare visivamente e tematicamente in maniera audace, come si può presentare l’amore in condizioni estreme. 

Ambientato sul più vecchio ponte di Parigi, il Pont-Neuf, durante il suo restauro nel periodo del Bicentenario della Rivoluzione Francese nel 1989, il film segue la storia di due giovani vagabondi, Michèle e Alex. Vita, Morte e tradimento con personaggi al limite della follia, tra queste due anime perse in questo terzo lavoro di Carax presentato anche al Festival di Cannes.

Gli amanti del Pont-Neuf: il cast

Oltre a Juliette Binoche e Denis Lavant, il cast è completato anche da Klaus Michael Gruber (Hans) e da Chirchan Larsson (Julien).

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Juliette Binoche

Gli amanti del Pont-Neuf: trama e recensione

Michèle, interpretata da Juliette Binoche, è una pittrice che sta progressivamente perdendo la vista. Alex, interpretato da Denis Lavant, è un artista di strada dal temperamento impulsivo e autodistruttivo. Il loro incontro e la successiva relazione amorosa si sviluppano in un contesto di estremo degrado urbano, con il Pont-Neuf che funge da rifugio temporaneo e simbolico per entrambi.

L’amore che nasce tra Michèle e Alex è viscerale e caotico, in un misto di disperazione e tenerezza che riflette le loro personalità complesse, ma soprattutto le loro circostanze difficili. Parti surreali si alternano in questa storia d’amore diretta da Leos Carax. Denis Lavant è un personaggio che è già l’attore feticcio del regista, e lo ritroveremo anche in “Holy Motors”. Dedito a straordinari e sinceri istrionismi, Lavant trova accanto l’altrettanto brava Juliette Binoche dall’altra parte.

Sono due persone che si incontrano per motivi diversi, su questo ponte. Lui è un artista di strada, lei è una studentessa che ha un occhio bendato. Il loro amore diventa sempre più saldo con il passare del tempo e il gioco si fa duro, e la storia si complica per tante cose. Il loro destino si scontra con la realtà. e per loro appare come un cambiamento della loro vita. Juliette Binoche è indimenticabile nella sua interpretazione.

Infatti è stata premiata con European Film Awards in quello che era per l’epoca uno dei film più costosi della storia del cinema francese, ovvero 70 milioni di franchi. Ci sono diverse scene, che riflettono lo stile avventuroso e temerario di Carax. Anche nel contrasto nelle scene buie, la visualità e i gesti dei personaggi risaltano al loro meglio.

Gli amanti del Pont-Neuf

Parigi come un palcoscenico teatrale tra i due protagonisti

Carax è noto per la sua regia visiva ricca, ma anche la cinematografia de “Gli amanti del Pont-Neuf” non fa eccezione. La pellicola è celebre per le sue sequenze pirotecniche con i fuochi d’artificio durante la celebrazione del 14 luglio, che offrono uno sfondo spettacolare e quasi apocalittico alla narrazione. L’uso di luci, colori e la composizione delle inquadrature intensificano le vicende dei protagonisti e il fuoco predomina le loro anime, come anche la suggestiva sequenza dell’incendio nella metro parigina.

Le emozioni crude dei personaggi, trasformano la capitale francese in un palcoscenico teatrale che enfatizza la loro alienazione e il loro isolamento. Uno dei temi centrali del film è l’amore come forma di salvezza in un mondo altrimenti brutale e indifferente. La relazione tra Michèle e Alex, seppur tormentata e instabile, offre a entrambi una via di fuga dalla solitudine e dalla marginalizzazione sociale.

Inoltre, il film esplora temi come la malattia e la disabilità, la povertà e l’esclusione, offrendo una critica implicita alle disuguaglianze sociali e alla mancanza di solidarietà nella società contemporanea. Al momento della sua uscita, “Gli amanti del Pont Neuf” ha visto lievitare i costi, principalmente a causa del suo budget elevato e delle difficoltà di produzione che hanno portato a ritardi e controversie.

Tuttavia, col tempo questo film è stato rivalutato e ora è considerato un’opera cult, apprezzata per la sua audacia estetica unita ad una sicura profondità emotiva. Le interpretazioni di Binoche e Lavant sono particolarmente lodate per la loro intensità e la capacità di rendere tangibili i conflitti interni dei personaggi.

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“Gli amanti del Pont Neuf” è un film che sfida i convenzionalismi narrativi e stilistici, proponendo una storia d’amore radicale e commovente ambientata in un contesto di abbandono urbano e disumanizzazione.

Gli amanti del Pont-Neuf

Conclusioni

“Gli amanti del Pont-Neuf” è un’opera che mescola bellezza e brutalità, realismo e surrealismo, dimostrando la capacità del cinema di trasformare anche i luoghi più desolati e le storie più dolorose in arte visivamente straordinaria ed emotivamente potente. Per quanto riguarda il Pont-Neuf stesso, Questo luogo, vecchio e decadente ma ancora in fase di ristrutturazione, potrebbe essere visto come un simbolo della possibilità di rinascita e rinnovamento,

Cosa che vale sia per i personaggi, ma anche per la città di Parigi nel suo complesso. L’analisi della struttura narrativa non lineare del film, mescola flashback e sequenze oniriche per far emergere la complessità psicologica dei personaggi. Va considerato anche il contesto artistico e culturale dell’opera, confrontata con altre opere cinematografiche francesi contemporanee, che con il suo impatto, ha avuto sua influenza sul cinema successivo.

Le interpretazioni critiche del finale del film e il suo significato simbolico, poiché il destino dei protagonisti può essere interpretato in modi diversi, aprono a diverse letture sulla natura dell’amore e della redenzione.

Il trailer

PANORAMICA

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

"Gli amanti del Pont-Neuf" è uno dei lavori più intensi e surreali del visionario Leos Carax, ma anche uno dei film più costosi della storia del cinema francese per l'epoca.
Francesco Maggiore
Francesco Maggiore
Cinefilo, sognatore e al tempo stesso pragmatico, ironico e poliedrico verso la settima arte, ma non debordante. Insofferente, ma comunque attento e resistente alla serialità imperante, e avulso dai filtri dall'allineamento critico generale. Il cinema arthouse è la mia religione, ma non la mia prigione.

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