Affiancata in sede di sceneggiatura da Francesca Nozzolillo e Heidrun Schleef, nel 2023 l’attrice e modella rumena Catrinel Menghia approda alla regia con il suo film d’esordio. Il progetto prende il titolo di Girasoli, e si appoggia alla produzione tutta italiana di Masifilm. Per la distribuzione si rivolge invece alla ben nota 01 Distribution, e viene presentato in anteprima al Torino Film Festival nel novembre 2023. Dopo essere comparso in poche sale selezionate diventa disponibile per lo streaming su Sky e Now.
Il lungometraggio, della durata di novanta minuti, ha un tono drammatico. Ambientato intorno alla metà del secolo scorso, segue le vicissitudini di personale e pazienti di un ospedale psichiatrico. Le musiche del progetto sono affidate a Cesare Cremonini. Il ruolo di direttore della fotografia è invece ricoperto da Fabio Zamarion (collaboratore, tra gli altri, di Ferzan Ozpetek, Francesca Archibugi e Gabriele Muccino).

Girasoli: la trama
Nel resto del mondo corrono i ferventi anni Sessanta, ma il tempo è fermo all’ospedale psichiatrico in cui viene assunta Anna (Mariarosaria Mingione). La giovane, cresciuta in orfanotrofio e allevata dalle suore, si affaccia spaurita e in allerta ad un contesto sui generis, pronta ad apprendere. A turbarla non sono necessariamente i pazienti dell’ospedale, ai comportamenti dei quali comunque non giunge preparata emotivamente. Gravano ancor di più su di lei, infatti, la mole di informazioni da assorbire e di regolamenti da rispettare. Ma anche, non meno pressante, il comportamento ferreo del personale. Affidata al reparto dei bambini, Anna segue le disposizioni dell’infermiera Camilla. Impara presto a diffidare del capo della sicurezza, Carlo, dai metodi punitivi intransigenti e dalle facili avances nei confronti delle colleghe. Con le sue soluzioni accorate e alternative, Anna – seppur spesso punita per la sua intraprendenza – fa breccia nello spirito dei ragazzi.
Particolarmente colpita dalla nuova infermiera sembra essere Lucia (Gaia Girace). La paziente quindicenne è seguita da anni dal dottor Oreste Gentile (Pietro Ragusa). Quest’ultimo le ha diagnosticato una schizofrenia senza prove tangibili. Per essa la cura, fornendole medicinali che la annichiliscono del tutto. Preoccupata per il decorso della paziente, con non poche resistenze da parte di Gentile la prende in cura la dottoressa Marie D’Amico (Monica Guerritore), sicura della possibilità di una cura diversa. La dottoressa è convinta che quella di Lucia non sia schizofrenia ma solo una risposta coriacea e duratura ad un brutto trauma. Così, la priva degli elementi di restrizione cui era obbligata e in parallelo fa leva sul rapporto affiatato che unisce la ragazza alla nuova infermiera. Tuttavia, i metodi illuminati che il medico e Anna adottano avranno vita difficile in quell’ambiente, più simile ad un carcere che ad un’ospedale.

Girasoli: la recensione
Dati il tema e l’ambientazione, l’opera prima di Catrinel Menghia si configura presto, almeno in quanto al progetto, come un’operazione delicata e a suo modo audace. Una strenua denuncia delle condizioni degli ospedali psichiatrici passa per il vissuto delle protagoniste che la abitano. Si fa così strada nel privato attraverso l’intimità, le difficoltà e la purezza della loro relazione. Dietro di loro, però, emerge un sistema condannabile (e condannato dal testo filmico). Un mondo impietoso e sostanzialmente disumano, che vede i suoi abitanti come attrezzi, strumenti solo corporei. La credibilità del contesto si appoggia, oltre che sul reparto scenico di Girasoli, anche sulla scelta di un cast variegato, che alterna volti più noti e figure d’esperienza a semi-esordienti rispetto al grande schermo.
In questo senso, di particolare rilievo per l’andamento del film (sia in termini di trama che in quanto traino dell’audience) risulta la scelta di Gaia Girace rispetto all’interpretazione del personaggio di Lucia. Reduce dall’esperienza nei panni di Lila Cerullo, co-protagonista dell’acclamata serie L’amica geniale, l’attrice si è resa conosciuta ai più e riporta la sua notorietà sul grande schermo, in piccoli progetti come Girasoli, aumentandone le potenzialità di raggiungimento del pubblico.

Girasoli: il traino del volto noto
La scelta dell’attrice, oltre che in termini di impresa, si rivela centrata anche rispetto allo stampo del personaggio stesso. Nel volto della Lucia che interpreta riecheggia l’indole distruttiva di Lila. La disperazione cieca che divora il personaggio accomuna le eroine interpretate da Girace, e in entrambe un alone di follia nasconde un malessere esistenziale profondo. La sua Lucia risulta con facilità una delle tante possibili sfumature che dipartono dalla matrice che ha generato anche Lila, e su cui l’interprete dunque si è debitamente specializzata nell’arco della lavorazione della serie che l’ha portata al successo.
La lungimiranza nel casting rispetto al caso Gaia Girace, unita alla cura della fotografia e di vari altri reparti produttivi, lascia dunque intuire un certo grado di accuratezza in fase di lavorazione. Similmente, sul piano della vicenda, altrettanta attenzione dimostrano alcuni fortunati spunti. L’impostazione della trama, in quanto a setting e premesse, alza evidentemente l’asticella delle potenzialità: le possibilità per un film incisivo sono tante, dato il tema di netta urgenza e l’agevolazione di un eventuale legame empatico. Forse però, Girasoli finisce curiosamente per pagare lo scotto delle aspettative che le sue avvincenti premesse prospettano. Lasciando dunque spazio ad uno sviluppo molto lineare, rischiano di passare in secondo piano quelli che sono i punti di forza di un esordio intimo e a suo modo audace.

