Fargo 4 (2020) è un trattato storico, come ci ricorda una delle protagoniste all’inizio della prima puntata. Un po’ come in Fargo 2 c’era quel fantastico libro sui crimini e violenze in tutta la storia del Mid West. In quella stagione si parlava del futuro che avanzava e delle bande criminali, divenute aziende con bilanci e pianificazioni da parte del settore ricerche. A causa del “Massacro di Sioux Falls” le “aziende” a conduzione familiare che gestivano il Mid West sono crollate per via del progresso portato dal sud, da Kansas City. In questa stagione, si torna a parlare di una guerra, che rappresenta forse l’America che fu, e l’America che sarà.
La terza stagione ritornava in lidi e mood molto simili a quelli della prima stagione, perciò la quarta si ricollega a temi affrontati nella seconda. L’ambientazione è il Missouri, Kansas City post seconda guerra mondiale. La particolarità di questa stagione non è solo l’ambientazione molto diversa, ma anche nella scelta del cast e dei personaggi. Qui ci sono diversi fronti e si combatte una guerra fra schieramenti che non capiscono di avere molte più cose in comune di quel che pensano. Una guerra tra immigrati e neri, non considerati “veri americani” da una branca di persone.
“Prima ci furono gli ebrei… poi gli irlandesi… poi gli italiani… e ora…“, così si riassumono anche le guerre passate fra gang rivali, e così si riassume l’America. Una guerra senza senso? Un discorso affrontato anche da Martin Scorsese nel capolavoro dei primi 2000, Gangs of New York. Dove c’erano i “nativi” che vessavano tutti gli immigrati. Ipocriti dato che tra loro c’erano degli irlandesi. Perché l’America è questo, immigrati. Forza lavoro che si fa strada fino a diventare i dirigenti di domani, che poi guarderanno male i nuovi immigrati ecc. Un cerchio senza fine, la storia che inizia e si ripeterà col tempo… una nuova stagione televisiva entusiasmante.

Fargo 4 – Trama
Kansas City, Missouri, 1950. La giovane nera Ethelrida Pearl Smutney (E’myri Crutchfield) ci racconta il suo saggio di Storia, che riguarda la storia della criminalità della sua città. A inizio secolo c’era una guerra fra criminali, ebrei contro irlandesi. Ma per trovare una pace redditizia per entrambi, le due famiglie trovarono un patto. Uno scambio di figli, in modo che non ci fossero tradimenti e colpi bassi, per paura che accada qualcosa ai loro bambini. Dopo diverso tempo, il bambino irlandese a cura degli ebrei fa entrare da una porta di servizio il resto della sua famiglia. Il capo degli irlandesi massacra tutti e costringe suo figlio a uccidere l’altro bambino.
Passano gli anni e arrivano gli Italiani, guidati da Donatello Fadda (Tommaso Ragno). Italiani e irlandesi arrivano a proporre lo stesso patto, uno scambio di figli. Quando il capo degli irlandesi deve decidere quale figlio scambiare, ripropone sempre lo stesso. Passa del tempo, ma questa volta è il bambino italiano, il piccolo Josto, a tradire. Gli italiani massacrano tutti e sarà il giovane figlio irlandese a uccidere suo padre. Nel presente, 1950, Donatello deve scambiare suo figlio con un altro capo clan, Loy Cannon (Chris Rock), capo dei neri di Kansas City. Purtroppo le cose si complicano quando, per un incidente, Donatello è in fin di vita e finisce sotto le cure della sadica infermiera Oraetta Mayflower (Jessie Buckley).
Oreatta, dopo aver trovato della cocaina per Josto Fadda (Jason Schwartzman), comincia a intraprendere una relazione clandestina con lui. Josto le chiede di prendersi cura di suo padre che è in fin di vita, lei fraintende e lo uccide nel sonno. Josto si ritrova a capo della famiglia Fadda e si ritrova nel mezzo di una guerra silenziosa coi neri. Le cose si complicano ancor di più con l’arrivo di suo fratello minore dall’Italia: Gaetano Fadda (Salvatore Esposito). Un uomo violento, dall’imponente mole e dallo sguardo perso nel vuoto. Il suo arrivo e altre mosse azzardate daranno il via a una guerra che lascerà per la strada non poche vittime.

Fargo 4 – Cast
Possiamo essere fieri di avere metà del cast di una delle migliori serie degli ultimi anni, appartenente al nostro bel paese. Forse con l’esplosione della serie Gomorra gli States avevano trovato attrattiva per certi volti, come il nostro amato Salvatore Esposito che qui interpreta qualcuno di davvero distante dal leggendario Gennaro Savastano. Gaetano Fadda è imponente, intimidatorio all’apparenza, eppure è più un bambino nel corpo di un uomo. Frettoloso, imprudente e pronto sempre a spargere violenza, ma poco incline nel riflettere. Chi riflette di più è Josto, interpretato da Jason Schwartzman (Asteroid City). Sicuramente più sveglio del fratello, ma anche lui non privo di difetti.
Lo schieramento dei neri è capitanato da Loy, Chris Rock. Qui in un ruolo lontano dal suo consueto, molto più serio. Un uomo che punta a far innalzare il suo popolo e pronto a tutto per raggiungere il potere, fino a consegnare suo figlio a un’altra famiglia. Al suo fianco il consigliere e braccio destro Doctor Senator (Glynn Turman) che assieme a consigliere dell’altra famiglia, Ebal Violante (Francesco Acquaroli), cerca di conciliare e trovare sempre un modo per evitare l’imminente guerra. Chi baderà al figlio di Loy, Satchel, è il cresciuto figlio di irlandesi, chiamato per scherno dagli altri italiani Rabbi Milligan. Interpretato da Ben Whishaw (Cloud Atlas).
Anche il resto dei comprimari non è da sottovalutare. La sadica e stravagante infermiera Oraetta è interpretata da Jessie Buckley che vincerà poi l’Oscar come Miglior Attrice per Hamnet. Il sicario per gli italiani è Calamita, interpretato da Gaetano Bruno (Le conseguenze dell’amore). Per gli italiani lavora anche uno sbirro corrotto affetto da diverse nevrosi e tic… ovvero Odis interpretato da Jack Huston (Kill Your Darlings). Fatto curioso interpretava un personaggio con diverse similitudini in Boardwalk Empire. Accanto a lui ci sarà lo U.S Marshall mormone Dick Wickware, interpretato da Timothy Olyphant (C’era una volta a Hollywood). Un Marshall del tutto diverso da quello che ha interpretato per tanti anni nella magnifica Justified.

Fargo 4 – Recensione
Alla quarta stagione è difficile parlare di una serie che ha sempre dimostrato di sapersi rinnovare. Eppure qui riesce ancora nel suo intento e Fargo 4 decide di raccontarci l’America che fu, purtroppo molto simile a quello che sarà. Noah Hawley, lo showrunner, ci racconta con tanta inventiva in fase di scrittura e frizantezza nella regia questa guerra fra passato e futuro che sta arrivando. Ma incredibile a dirsi forse le cose non andranno come nella seconda stagione. Il cast è molto ricco e le interpretazioni sono di livello, alcune volutamente sopra le righe, come quella di Oreatta e Gaetano, ma è una scelta voluta e che verrà giustificata, per poter poi arrivare a un discorso compiuto a fine stagione.
E c’è un discorso da fare sul doppiaggio perché qui in Italia dobbiamo analizzare in modo diverso. Siamo abituati a sentire Esposito con un accento napoletano e con una voce ben distinta. Qui gli Italiani si doppiano da soli, alcuni parlano in inglese per lo più e si perde molto l’appartenenza da italo-americani. Soprattutto risulta straniante per noi perché i Fadda sono di origine Sarda e quindi tutti si doppiano con quella cadenza lì, che è tutt’altro che “cinematografica”. Lontana dal solito siciliano maccheronico. Forse è meglio così, risulta ancora più caratteristico. Ma il fulcro di questa stagione è l’America e ciò che la contraddistingue davvero.
Ogni singolo personaggio di questa stagione soffre una sorta di discriminazione, c’è chi è nero, chi italiano, chi donna, chi nativo. Ma l’America è tutto questo, simbolo di tutto il personaggio di Rabbi, un irlandese cresciuto tra ebrei e poi alle cure degli italiani. E sotto le sue cure anche il piccolo Satchel, che è destinato a diventare qualcuno di importante e molto simile a Rabbi in ciò che lo contraddistingue. Hawley riesce a tenere le briglie del gigantesco cast di questa stagione e riesce a portare avanti un discorso solido per tutte le undici puntate. La regia torna e essere simile a quella della seconda stagione, composta da numerosi splitscreen che rendono la narrazione molto più fluida e perché no, fumettosa. La narrazione preferita degli anni ’50 e ’70.

Conclusioni
C’è molta Italia in questa stagione. Non forse come ci si aspettava all’inizio. Ma Fargo, sin dal film originale, non è mai stato quello che lo spettatore voleva. Ed è giusto così. Creare qualcosa di nuovo che possa sconvolgere lo spettatore e portarlo dove forse non voleva andare. I lidi della commedia nera, delle guerre tra criminali, delle faide fratricide e delle forze fuori dal nostro controllo che guidano la nostra vita. Fargo 4 è un mosaico di vignette pulp anni ’50 che raccontano una storia. Una grande storia, o saggio storico, che porterà agli anni ’70, che sfoceranno nel nostro presente del 2006 e poi 2011.
Con questa quarta stagione si chiude un discorso aperto con quella strabiliante prima stagione. Questa stagione racconta del bene e del male che si affrontano e delle vittime lasciate lungo la strada. Quella strada che forgerà il futuro e dove forze incredibili, come i tornado, ci ricordano che non possiamo dominare le nostre vite. Le musiche di Jeff Russo sono sempre imponenti e ogni stagione riesce a superarsi sempre più. Abbiamo capito con Alien: Earth che a Hawley piace citare le fiabe e le favole. E in questa stagione c’è un discorso molto bello su Riccioli D’oro e i Tre Orsi con diverse chiavi di lettura. Sia dei bambini cresciuti nei letti altrui e sia sugli immigrati che vengono “a casa nostra”.
Ma in Fargo 4 viene posta una domanda importante. Che succede poi a quella bambina quando viene cacciata dalla casa degli orsi? Vivrà per quelle strade che forgiano il futuro? Forse sarà destinata a cambiare le cose per sempre. Questa stagione, inizialmente accolta con titubanza (come ogni stagione dopo la prima), ha infine raccontato una bella storia, che ricordiamo essere Vera. Come ci viene ricordato all’inizio di ogni episodio. Tutti gli episodi della quarta stagione sono disponibili su Netflix.

