NetflixFargo 2 - riconferma di una serie straordinaria

Fargo 2 – riconferma di una serie straordinaria

È arrivato il momento di tornare a parlare di Fargo. Una delle serie più folgoranti dal 2010 in poi e che sconvolse critica e pubblico con la strabiliante e iconica prima stagione. Fargo 2 arrivò a fine 2015 e aveva il duro compito di riconfermare gli incredibili propositi della stagione con protagonisti Martin Freeman e Billy Bob Thornton. Abbiamo già discusso di quanto il pubblico non era prontissimo più di dieci anni fa alle serie antologiche, e di quanto questo penalizzò serie come True Detective. Con Fargo 2 c’è stato il rischio che accadesse, ma la critica e il pubblico non sono mai riusciti a bocciare nessuna stagione.

Perché non avvenne con questa serie? Ogni stagione è davvero diversa dalle altre, ma non provò mai a cambiare genere. Rimase sempre fedele al cuore e all’omaggio al cinema dei fratelli Coen… ma l’umorismo grottesco e unico restò tale. Questa seconda stagione abbandona la contemporaneità e si avventura nel Minnesota del ’79. La serie decide di raccontare l’America di oggi, quella delle province in cui lo straordinario subentra nell’ordinario. Fargo 2 decide di raccontare il passato, in un momento cardine che segnò l’inizio di un grosso cambiamento per gli Stati Uniti e per il Mid West.

Nel continente che pochi anni dopo sarebbe diventato “L’America di Reagan”, un incidente dalla causa a dir poco straordinaria scatena una guerra tra la mafia di Kansas City e la famiglia che governa gli affari illeciti nel Nord Dakota. Ma tutto questo come si collega al freddo Minnesota che abbiamo amato nella prima stagione? Si racconta del famoso “Massacro di Sioux Falls” di cui parlavano spesso nella passata stagione. Una tragedia che coinvolse Minnesota, Nord e Sud Dakota… e incredibilmente nacque tutto per via dell’incomunicabilità tra una coppia di provincia. Questa è la magia di questa serie.

Fargo 2 – Trama

1979. La famiglia Gerhardt governa tutte le attività illecite riguardanti il Mid West, ma negli ultimi anni sta perdendo terreno. La mafia di Kansas City si sta espandendo e vorrebbe subentrare, acquisendoli. Le cose si complicano quando il patriarca della famiglia, Otto Gerhardt (Michael Hogan) viene colpito da un improvviso ictus. Ciò lascia la famiglia in una situazione rischiosa e altalenante con una possibile guerra interna. Perché Otto ha tre figli: il maggiore Dodd (Jeffrey Donovan), Bear (Angus Sampson) che è un uomo imponente dall’aria tranquilla, e infine Rye (Kieran Culkin), il minore e mal considerato.

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Rye è vessato da Dodd, in quanto fratello minore e incapace apparentemente, e decide di seguire un affare per fatti suoi. Decide di investire su un improbabile uomo d’affari che gestisce un negozio di macchine da scrivere. Il negozio è bloccato per via di problemi di tasse arretrate, perciò il proprietario suggerisce a Rye di fare pressioni sul giudice. Rye lo segue fino a un Wuffle Hut in Minnesota dove, nervoso e sotto effetto di cocaina, prova a minacciare il giudice. Le minacce non sortiscono effetto e il tutto degenera in una sparatoria. Rye è costretto a sparare a ogni testimone in maniera goffa, rincorrendo anche una delle cameriere fino alla strada fuori, in mezzo alla neve.

Una volta fuori però, accade l’impensabile. Un qualcosa di luminoso, nel cielo, a quanto pare… un Ufo? Lo strano oggetto attira Rye in mezzo alla strada, sulla quale però viene investito da uno sconosciuto. Il detective della polizia di Stato, Lou Solverson (Patrick Wilson) accorre sulla scena del crimine e sarà molto difficile risalire a ciò che ha scaturito la sparatoria. Nel frattempo, a Luverne, il macellaio locale Ed Blumquist (Jesse Plemons) rientra a casa da sua moglie Peggy (Kirsten Dunst). Dopo aver cenato come ogni sera, si sentono rumori strani nel garage. Ed trova un redivivo Rye che lo aggredisce. Ed si difende e lo uccide, chiedendo spiegazioni alla moglie che se l’è portato a casa dopo averlo investito come nulla fosse.

Fargo 2 – Cast

Il cast della seconda stagione è molto più numeroso di quello della prima, raccontando di una faccenda che intreccia ben tre Stati. Il giovane Lou è Patrick Wilson e sua moglie, non presente nella prima, è la bravissima Cristin Milioti (The Penguin). Attorno a lui, nella tranquilla Luverne c’è il suo amico ubriacone e avvocato locale Karl Weathers (Nick Hofferman), e suo suocero, lo sceriffo Hank (Ted Danson). A disturbare la quiete c’è l’inviato da Kansas City, Mike Milligan (Bookem Woodbine). Un uomo nero vestito country che parla molto forbito e gira sempre accompagnato da due gemelli, i Kitchen Brothers.

La famiglia Gerhardt è sull’orlo di scoppiare e le faide interne non mancano. Per spegnere la miccia che potrebbe far saltare tutto, la famiglia decide, dopo l’ictus del patriarca, di affidare il comando alla madre Floyd (Jean Smart). Rye, il figlio minore è interpretato da Kieran Culkin. Ora premio Oscar per A Real Pain e vincitore dell’Emmy per Succession. Bear, interpretato da Angus Sampson (Fury Road), è fedele al suo nome. Un vero e proprio orso che è meglio non risvegliare. Dodd, Jeffrey Donovan, è il figlio maggiore, misogino e dal grilletto facile. Ricorda molto Sonny ne Il Padrino. Attorno a lui c’è sua figlia Simone (Rachel Keller), ribelle e annoiata da ciò che la circonda.

Ma il vero cuore della stagione ruota attorno a tre personaggi. Il primo è il silenzioso e all’apparenza mite Ohanzee (Zahn McClarnon). Indiano al soldo di Dodd che sa essere davvero spietato quando deve. E infine la coppia di Luverne, Ed e Peggy. Interpretati da Jesse Plemons (Breaking Bad) e Kirsten Dunst (Spiderman), coppia poi diventata vera nella realtà. Ed è un uomo tranquillo che non ascolta la moglie in quanto vuole usare tutti i risparmi per comprare la macelleria locale e fare diversi figli. Peggy invece vorrebbe realizzare sé stessa e di avere figli non ne vuole sapere troppo. L’incomunicabilità fra i due scatenerà una guerra che coinvolgerà quasi tutto il Mid West.

Fargo 2 – Recensione

Questa seconda stagione vale quanto la prima? Questo è soggettivo ovviamente, ma sta di fatto che il livello rimane davvero alto. Noah Hawley non si sofferma a ripetere ciò che era di buono nella stagione passata, anzi. Decide di creare una nuova identità, rimanendo allo stesso tempo fedele allo spirito di ciò che è venuto prima. Qua esplode la creatività registica con uno stile ben riconosciuto e funzionale. L’utilizzo dello splitscreen e del montaggio alternato è utile per lo spettatore, per raccapezzarsi fra i vari personaggi e situazioni. La scrittura è solida, sempre ricca di dialoghi appassionanti e dai risvolti stravaganti. E cosa più importante, non si dimentica nessuno.

I personaggi sono tutti ben caratterizzati e non è scontato non spaesare lo spettatore con tutti questi personaggi. Ma l’intrigo, per quanto intrecci tante situazioni è ben raccontato, così bene da sembrare semplice. La regia è molto creativa e ci sono delle finezze. Data la presenza straordinaria di “visitatori” o “osservatori” che causano tutto ciò che vediamo facendosi vedere… la regia a volte riprende tutto in modo da essere quasi un “pov” degli alieni. Vengono dipinti come esseri che osservano avvenimenti strani, un po’ come noi che osserviamo tutta questa vicenda dai nostri divani. E ciò è persistente in ogni puntata, in modo tale che ciò che accade verso la fine non appaia a caso senza preparazione.

Il ’79 è un anno perfetto per questa storia. Perché si parla di cambiamento, e l’arrivo degli anni ’80 è imminente. Le imprese familiari stanno cadendo e l’arrivo del progresso è una grossa minaccia, per tutti. Che siano le piccole attività, che le organizzazioni criminali. Non più con la smania del controllo delle strade e nel risolvere tutto con le armi… ma con l’obiettivo primario di far crescere il profitto e tagliare i costi. Più contabilità e management che cowboy e fuorilegge. La serie tratta anche di incomunicabilità, che sia tra due coniugi che tra famiglie criminali e varie forze di polizia che si mettono i bastoni fra le ruote.

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Conclusioni

La serie è intrattenente e costruisce il futuro “massacro” con i giusti tempi e giusta dose di commedia nera. Lo stile grottesco e noir del prodotto rimangono tali anche in questa seconda stagione e si decide di raccontare l’America poco prima dei rampanti anni ’80 che stravolsero tutto. Il tema degli alieni, non preponderante nella serie ma fondamentale per capire il cuore tematico del prodotto. Che utilizza una guerra fra criminali per parlare di altro. Ovvero lo straordinario che subentra nell’ordinario, in quel Minnesota nevoso e “quieto”. Il ritmo della serie è crescente e il tutto è costruito talmente bene da non poter staccare gli occhi dallo schermo per capire cosa succederà a quei personaggi ben caratterizzati.

La serie rimane sempre fedele nel raccontare l’eterna lotta fra bene e male. In questa stagione il male è preponderante e pare non cessare mai, eppure Hawley ci ricorda che il bene e ciò per cui dovremmo lottare davvero… vince sempre. A suo tempo e a suo modo, ma il male lascia sempre una serie di vittime non indifferente. E soprattutto ferite difficili da rimarginare. Ma nonostante la serie racconta una storia incredibile fatta di personaggi crudeli e non, riesce a mostrare la verità delle piccole realtà provinciali. E dopotutto, come ci ricorda la comica scritta iniziale in ogni episodio… “Questa è una storia vera”. E non c’è meglio di una storia per arrivare a riflettere su certi temi, fondamentali nelle nostre vite.

La serie è stata resa disponibile recentemente su Netflix.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Fargo 2 riconferma le ottime sensazioni che ci aveva lasciato l'incredibile prima stagione. Questa è una stagione di dieci episodi ricca di avvenimenti, di personaggi accattivanti e caratterizzata da una scrittura solida. La regia è creativa, utilizzando funzionali splitscreen rendendo tutta la narrazione quasi tratta da un fumetto che non esiste.

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