NewsEmma Thompson contro l'IA

Emma Thompson contro l’IA

Emma Thompson prova una “profonda irritazione” per il modo in cui l’intelligenza artificiale sta prendendo il sopravvento su Hollywood e sul mondo.

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Durante un’apparizione al The Late Show with Stephen Colbert, Emma Thompson non ha usato mezzi termini nel parlare dell’intelligenza artificiale e del suo impatto sul processo creativo.

«Una profonda irritazione. Non riesco nemmeno a spiegartelo», ha detto l’attrice e sceneggiatrice al conduttore della CBS parlando dell’IA. «Scrivo a mano, su un blocco, su un vecchio copione in realtà, perché credo che ci sia una connessione tra il cervello e la mano».

Ha poi proseguito: «È qualcosa di molto importante per me. Quando ho finito di scrivere qualcosa, lo trascrivo in un documento Word. E recentemente, Word continua a chiedermi: “Vuoi che lo riscriva per te?” E io finisco per dire: “Non ho bisogno che tu riscriva quello che ho appena scritto, vuoi smetterla di rompere?! Vaffanculo!” Mi irrita terribilmente».
Colbert le ha suggerito di mostrare al computer l’Oscar che ha vinto nel 1995 per Ragione e sentimento. «Non credo che gli importerebbe», ha risposto lei.

Emma Thompson ha poi ricordato di aver avuto problemi con la tecnologia anche ai tempi della stesura della sceneggiatura che le valse l’Oscar.
«Ricordo una volta, mentre stavo finendo Ragione e sentimento al computer», ha raccontato, «sono andata in bagno e, quando sono tornata, il computer aveva trasformato l’intera sceneggiatura in geroglifici… completamente sparita».

L’attrice ha detto di essere andata nel panico e di essersi recata a casa di Stephen Fry, che trascorse otto ore cercando di recuperare il file: «È venuto fuori tutto in un’unica, lunghissima frase», ha spiegato. «Ho dovuto riscriverlo da capo. Il computer l’aveva preso e nascosto… come se l’avesse fatto apposta».

Niccolo' Barrucci
Niccolo' Barrucci
Sceneggiatore cresciuto tra letteratura, videogiochi e cinema. Per anni mi sono interrogato su quale fosse la mia vera passione. La risposta era nel comun denominatore di tutto ciò che mi piaceva: le storie.

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