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Dream Scenario, la recensione della commedia dark con Nicolas Cage

In una carriera costellata di casi mentali, strambi, inscrutabili volatili, auto-parodie da specchio incrinato e altri viaggi assortiti ai confini del delirio umano, la commedia surrealista dalle tinte dark Dream Scenario, della premiata ditta A24, offre a Nicolas Cage l’ultima sfida ancora da vincere: ritrarre l’uomo più banale del mondo.

Dream Scenario, la trama

Le persone generalmente guardano oltre Mr. Paul Matthews (Nicolas Cage), un professore di zoologia che non riesce ad ottenere nemmeno l’attenzione dei suoi studenti, nonostante un entusiasmo da nerd per cose come l’evoluzione delle strisce sulle zebre.

A casa, le sue figlie si ricordano occasionalmente la sua esistenza, non alzano mai gli sguardi dai loro telefoni e sua moglie Janet (Julianne Nicholson) lo prende affettuosamente in giro per la sua goffa verbosità.

Non c’è nulla di notevole in questo comune idiota, fino a quando, seguendo la traiettoria approssimativa di James Corden, inizia a fare inspiegabili comparsate nei sogni di perfetti sconosciuti e impara quanto rapidamente la celebrità possa indursi in disprezzo pubblico.

All’inizio, si limita ad apparire in periferia e ad attraversare migliaia di sogni in tutto il mondo, per cui diventa una di quelle personalità meme famose senza particolari meriti. Mite e timido, Paul non ha molta voglia di alimentare il suo profilo crescente, fino a quando non si rende conto che potrebbe aiutare il suo futuro libro sulla psicologia degli insetti (l’intelligenza delle formiche, come l’ha definita lui) a decollare, e cerca di indirizzare la sua notorietà verso un successo non correlato.

Lungo la strada l’accademico riceverà un’umiliante lezione sulle volubili vicissitudini della celebrità e sulle indignazioni necessarie per mantenerla. Troppo ferrato sulla fisica sociale di Internet per uscirne come un rimprovero, lo sceneggiatore e regista Kristoffer Borgli mette in scena con destrezza una cultura insensibile che coltiva, digerisce e smaltisce i suoi atti di novità con la velocità sfolgorante di una buona connessione WiFi.

dream scenario

La recensione

La partecipazione di Ari Aster in qualità di produttore rende possibile il paragone con Beau Is Afraid, un percorso parallelo di tribolazioni per un ragazzo insulso in balia di un universo che non smette di prendersela con lui, prima che un critico ne abbia l’occasione.

Paul esce da un incontro con alcuni addetti di una nuova agenzia pubblicitaria sulla cresta dell’onda (Michael Cera e Kate Berlant, la cui comicità grossolana è un gradito complemento a questa commedia sghignazzante) sentendosi per lo più disgustato dalla loro proposta di usare la sua immagine per pubblicizzare la Sprite.

Quando i sogni delle persone incominciano a diventare terribili incubi, il suo team di brand manager gli suggerisce correttamente che c’è sempre il piano di riserva del passaggio all’estrema destra, uno spazio sicuro dove i reietti del mainstream possono mantenere un seguito più piccolo ma incrollabile.

Dopo questo pertinente centro, la stravagante parabola di Borgli perde un po’ di trazione quando passa dal concetto astratto di cancellazione – uno sfratto dalla vita senza affitto nella testa di tutti – al fenomeno reale. Con fastidio e alla fine orrore, Paul scopre che il suo sempre meno adorante fandom lo giudica in base all’idea che hanno di lui durante il sonno, piuttosto che in base alle sue azioni nelle ore di veglia.

Nel film si percepiscono sfumature della sgradevole (quanto vera) affermazione della tesi di Louis CK in I Love You, Daddy, secondo cui nessuno sa davvero nulla su chi gli sta intorno, quindi dovrebbe farsi gli affari propri. Ma Paul presenta un’equazione non così facilmente risolvibile; anche se ha ragione quando si lamenta del fatto che il “trauma” viene utilizzato troppo spesso come carta per uscire da qualsiasi cosa, la sua espressione velenosa lo fa sembrare un vecchio pazzo.

Dream Scenario, le conclusioni

A metà strada tra la tragedia e la satira, il regista prende questo sciocco educato come sintomo di una bruttezza dei tempi moderni, che si addice a un regista il cui ultimo lungometraggio seguiva una donna che si decomponeva la pelle per avere successo. Qui le deformità sono quelle del carattere, uno slittamento morale che funge da monito ammorbidito dalle ridicole levità. Nessuno può prosperare quando vive per esporsi.

Borgli è un ottimo regista. Ha idea, oltre che un grande istinto creativo, lavora con convinzione e fantasia sulla società, ed è tutto sommato piuttosto lucido. Gli piace montare scenari destabilizzanti, ama pure il sangue. I suoi film sono realistici come un reportage fotografico, non propongono il conforto di un approdo né la maneggevolezza di una lezione. Dream Scenario è una una finestra affascinante sul mondo odierno e sull’odio collettivo.

Tanto del merito va alla scelta del protagonista, un Nicolas Cage irresistibilmente tragicomico. Solo lui poteva conferire una maschera perfettamente aderente a una vicenda dark-demenziale, che diviene credibile in virtù di una sagace mappatura del contemporaneo più vera dellla realtà stessa.

PANORAMICA

Interpretazioni
Regia
Sceneggiatura
Emozioni

SOMMARIO

Lo sfortunato padre di famiglia Paul Matthews (Nicolas Cage) vede la sua vita stravolta quando milioni di persone sconosciute iniziano improvvisamente a vederlo nei loro sogni. Ma quando le sue apparizioni notturne prendono una piega da incubo, Paul è costretto ad affrontare la sua nuova celebrità.
Redazione
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