Dopo essere stata per diverso tempo disponibile su Amazon Prime Video, la serie Desperate Housewives è tornata in streaming su Disney+. Si tratta di un prodotto molto particolare, che sono in apparenza può suggerire una leggerezza molto forte, a partire dal titolo.
In realtà, anche se l’idea di “casalinga disperata” è alquanto goliardica, Desperate Housewives senza grandi pretese intrattiene toccando anche momenti di storytelling per quanto inverosimili, comunque interessanti. Al centro ci sono misteri, omicidi e tradimenti che richiamano anche altre serie classiche, ma raccontati sotto un punto di vista femminile e familiare che rende la serie fruibile a chiunque.

Desperate Housewives, una serie piena di intrighi e complessità
La serie è durata 8 stagioni e come genere è a confine tra la soap opera, la telenovela e il giallo. Nrra le vicende di quattro casalinghe, sono donne ognuna con diverse caratteristiche precise. La vanitosa, la precisina, la mamma di famiglia e l’ingenua, tutte caratterizzate in maniera molto specifica e anche interessante. Ogni stagione è raccontata da un personaggio che muove le prime fila della storia, ovvero Mary Alice Young. Era una casalinga come loro che ha commesso il disperato gesto di togliersi la vita, a causa di un segreto che l’ha divorata. Da questo momento in poi le sue amiche cercheranno di indagare sulla sua vita e sui suoi segreti.
Desperate Housewives unisce quindi thriller, mistero, ma anche romanticismo. Non mancano nella serie, malgrado sia andata in onda dal 2004, diversi argomenti più vicini alla contemporaneità. Ora le serie fanno a gara per affrontare tematiche legate al sesso, ma già nei primi anni 2000 con Sex and the city e poi con Desperate Housewives proprio si è andato a definire un filone di racconti della vita sessuale delle donne e non solo ben preciso. Per esempio la storia della famiglia di Bree Van de Kamp.
Interpretata da Marcia Cross, la giovane donna ha una delle situazioni più originali descritte nella serie. Entra in crisi col marito che ha gusti sessuali legati alla dominazione, e per questo va in terapia di coppia. Siamo lontani dalla contemporanea Masters of sex, ma in piccolo si analizza il problema della comunicazione nella coppia e del tradizionalismo del sesso più conservatore nella società americana. Pensiamo poi alla futura del figlio di Bree, ragazzo arrogante e aggressivo, nasconde invece dietro questo atteggiamento la consapevolezza di essere omosessuale.

Le figure femminili e la consapevolezza di genere
In un’epoca in cui si sente sempre più parlare di consapevolezza di genere e femminismo, Desperate Housewives con ironia e sagacia riflette sui ruoli di genere già quasi venti anni prima che nelle serie e nei film questo argomento fosse così importante. Infatti, sappiamo bene che in teoria il ruolo di casalinga perfetta implica determinati doveri e quasi sottomissioni. Ci ha ragionato di recente il film di Olivia Wilde Don’t worry darling.
Ecco, quello che ci aspetteremmo da queste protagoniste sarebbe quindi la gestione della casa, con i mariti a tirare le redini e loro a parlare di fare shopping, a fare gossip e a riflettere su come mantenersi sempre belle e giovani. Malgrado sentano il peso di questo stereotipo, le casalinghe di Desperate Housewives non sono però così: mostrano infatti la tenacia di donne che a dispetto della società devono farsi da sole e affrontare dolori e segreti terribili. Devono essere sostegno per gli uomini, ma anche per le amiche. Insieme fanno squadra e nelle loro partite di poker coinvolgono lo spettatore in contrapposizioni, intrighi, contrasti sempre più interessanti.
L’evoluzione dei personaggi è inoltre anche sempre più profondamente curata: perfino Gabrielle Soliz, interpretata dalla bellissima Eva Longoria, fugge dallo stereotipo di “bella che non balla” per comprendere con il tempo la verità di una vita che se vissuta fino in fondo può essere costellata anche di cose semplici. Ma di semplice le casalinghe disperate hanno davvero poco: l’inquietudine della loro cittadina e della loro vita si manifesta sempre di più.

Desperate Housewives: inverosimile ma divertente
Non è tutto oro quel che luccica: Desperate Housewives ha volutamente ricostruito gli stereotipi di qualsiasi serie più vicina alla soap opera. Pensiamo ai continui ritorni di personaggi, cambiamenti di identità, misteri a volte un po’ scontati ma che non possono annoiare lo spettatore. Ciò in quanto al centro della serie non c’è lo scopo di essere verosimile come storytelling, ma come verità di sentimenti. Senza prendersi troppo sul serio quando non deve farlo, e sapendo trattare tematiche interessanti senza troppa pretenziosità.
Le difficoltà oggettive che affrontano le donne e non solo sono sicuramente realistiche e veritiere, e anche quel difetto di quasi randomico cambiamento di scenario, oppure ancora di incongruenza non disturba perché lo spettatore si abitua, si fidelizza e soprattutto si diverte. Con il trascorrere degli anni, come succede a tantissimi altri medie, le stagioni di Desperate Housewives vanno un po’ peggiorando, forse per la mancanza di coraggio degli autori di introdurre nuovi personaggi.
Eppure cambiando le casalinghe forse non sarebbe stato lo stesso, perché dei personaggi scritti bene implicano sempre una forma di affetto suscitata nel pubblico.
