Dear Ex – l’amore made in Taiwan

Sapete che gli adulti sono gli esseri più stupidi che esistano? A scaraventarci in faccia un interrogativo retorico dalla sfrontatezza smisurata non è un insolito documentario sulla scarsa intelligenza dell’essere umano. A domandarlo a muso duro è l’impertinenza di un adolescente a cui la vita sta imponendo il castigo dell’abbandono. “Dear Ex” potrebbe sembrare un immaturo sfogo giovanile ma vi invitiamo a raschiare sotto il comune disappunto generazionale per poter scorgere una delle più grandi rivelazioni che il cinema internazionale sa portarci in dono. Ovvero che culture diverse, territori distanti, lingue indecifrabili hanno in comune le medesime irruenti e contrastanti esperienze umane.

L’abbandono, il lutto, la frattura insanabile, la ricerca disperata della propria e dell’altrui identità. Dolori che attanagliano chiunque. Ovunque. “Dear Ex” è una storia dell’Estremo Oriente, i suoi caotici colori provengono dal cuore di Taiwan, ma si tratta di un racconto universale. Non basta inventare un’alternativa versione di noi stessi per nascondere i nostri segreti. Saremo i primi a non poterlo sopportare. A nessuna latitudine.

“Dear Ex”, film taiwanese del 2018, ha intascato applausi e riconoscimenti. Premiato al Taipei Film Festival e al Golden Horse Film Festival, l’opera prima della regista scrittrice Mag Hsu e del giovane videomaker Hsu Chih-yen, è approdato su Netflix nel febbraio 2019, a pochi mesi di distanza dalla programmazione nelle sale di Taiwan. A nostro parere vale la pena sostare davanti allo schermo per godere di questa commedia densa di emozione e dramma, per ricordare a noi stessi che l’umana riconciliazione può avere la meglio sulle battaglie combattute in segreto contro chi amiamo.

Dear Ex

Alla periferia di Taiwan tre vite sono indissolubilmente state appese allo stesso filo. E quando questo verrà brutalmente reciso vedranno precipitare ogni certezza in una buia voragine all’interno della quale non si intravedono appigli. Eppure se riuscissero a scorgere gli uni la presenza degli altri potrebbero insieme rendere quel dolore almeno sopportabile. Tre vite collegate tra loro da una quarta che viene stroncata dal cancro. Un uomo che morendo lascia dietro di sé un vero caos. La polizza assicurativa di cui era intestatario ha come beneficiario lo squattrinato amante gay. Moglie e figlio adolescente non sono stati considerati.

La crisi totale è assicurata. La vedova dovrà vedersela con la strana sensazione di essere stata tradita dal marito e derubata dalla morte al contempo. Il figlio adolescente sarà chiamato ad affrontare il lutto e quei segreti familiari che non si ha ancora il coraggio di proferire. Mentre il giovane amante sfiderà a duello la solitudine generata da un amore appena dissolto.

Cheng Xi (Joseph Huang) ha perso il padre Zheng Yuan ma non ha ancora trovato il tempo di piangerne la morte, impantanato com’è nella faida tra la madre Sanlian (Hsieh Ying-xuan) e l’amante del padre (il divo televisivo Roy Chiu). Sono gli occhi di Cheng Xi a raccontarci di questo feroce conflitto emotivo. In effetti sono i suoi gli occhi paradossalmente meno traumatizzati. Sanno analizzare a sangue freddo la situazione, e sono gli unici a intuirne i frastagliati contorni.

La madre è sprofondata nel caos rendendosi conto che il defunto marito riteneva l’amante Jay il consorte ufficiale. Rimane così inerme ad affliggersi per le incognite legate allo smacco economico della vicenda.  Dall’altra parte Jay sente profondamente la mancanza di qualcuno che possa dare un ordine ai suoi polverosi giorni. Trascorre il suo tempo in stanze perennemente sottosopra. O calpestando il palco di un teatro portando in scena una commedia alquanto sgangherata. 

Cheng Xi è infuriato con il mondo, diviso tra il desiderio di abbandonarsi al dolore e il bisogno di capire ciò che di suo padre non gli era mai stata raccontato. Ai suoi occhi la madre appare come un’avida despota nevrastenica. Jay non può che sembrargli un perdente, con indosso poco più che un pigiama, incapace di padroneggiare la vita come un adulto dovrebbe. È lui la causa della separazione tra i suoi genitori. Deve per forza essere una persona cattiva, no? Eppure solo lui può restituire a Cheng Xi la parte sconosciuta di suo padre. La testardaggine del ragazzo saprà costringere Jay a rivivere ciò che vorrebbe dimenticare, e con l’aiuto di sognanti e dolorosi flashback la profondità dell’amore di Jay nei confronti del padre del ragazzo viene progressivamente allo scoperto.

Dear Ex

“Dear Ex” progredendo nel rivelare i segreti malcelati dei suoi protagonisti mette da parte la presentazione degli incomunicabili singoli punti di vista e diviene un multiforme unico flusso narrativo in cui convergono senza più argini invalicabili i sentimenti di madre, figlio e amante. Riuscendo senza rivelare alcuna forzatura a far emergere la voce di chi non ha voluto raccontarsi in vita ed ora non può più. Sono in effetti le emozioni di quel marito omosessuale che ha provato a far funzionare un matrimonio “normale” ma che alla fine ha giustamente abdicato alle aspettative altrui per un periodo di tregua, anche se segnato dalla malattia, con l’uomo che amava da sempre.

“Dear Ex” richiama le atmosfere di “Happy Together” di Wong Kar-wai, lasciandocene riassaporare colori e forme, immergendoci per quanto velocemente nello spazio sognante di cui è meravigliosamente imbevuto “Ferro 3” di Kim Ki-duk. Diretto con grazia e buon gusto, la scelta di regia ricca di rifermenti e stilisticamente misurata regala alla pellicola un impatto visivo più seducente di quanto potrebbe apparire durante i primi minuti di visione.

Sul finale la sceneggiatura potrebbe apparire fin troppo edulcorata ma nel complesso il film sa adeguatamente bilanciare riflessione e sentimento, mitigando il lirismo sentimentale con un riuscito senso dell’umorismo. la pellicola ammicca in qualche occasione alla commedia degli equivoci senza mai perdere la rotta. Lo stile registico è scattante e la fotografia fa vanto di colori saturi e attraenti: caratteristiche visive perfette per descrivere i dettagli di uno scontro che assume anche toni grotteschi, dopo aver narrato l’evento luttuoso che lega tre personaggi dai caratteri così diversi.

Le taglienti considerazioni del ragazzo, insofferente all’isteria della madre tanto quanto all’estroverso menefreghismo del giovane amante del padre, sono spesso rese sullo schermo mediante animazioni, buffe e irreverenti, che si sovrappongono alle immagini di una realtà con la quale fatica a stabilire un contatto. Il film, anche grazie a questi inaspettati espedienti grafici, sa mantenersi in equilibrio tra dramma e commedia, sporcandosi quanto basta dei toni nostalgici e sognati di ricordi e vane speranze. “Dear Ex” emoziona, molto, qualcuno probabilmente dirà che lo fa fin troppo accelerando sulla via del sentimentalismo. Ma forse, in qualche caso, è ciò che serve per far emergere personaggi così interessanti.

Dear Ex

Questi personaggi sono un disastro. Litigano, si offendono, minacciano e si respingono. hanno definito la loro vita intorno a quella di Zheng Yuan, e combattono per non essere costretti a definirla senza di lui.

Jay vorrebbe tenere solo per sé il ricordo del suo innamorato, macchiandosi di quell’egoismo di cui solo l’amore ci rende colpevoli. Cheg Xi è così ostinato da stanziarsi a casa dell’amante del padre per settimane pur di poter rubare qualche reminiscenza di quella vita a lui sconosciuta. E Sanlian è così irremovibile nel suo tormento da preferire cucirsi addosso l’immagine della donna crudele piuttosto che vestire i panni dell’umiliazione. Un personaggio femminile ricchissimo di sfumature, reso magistralmente dall’attrice Hsien Ying-xuan.

“Dear Ex” si carica sulle spalle un ingente peso emotivo e riesce ad invischiare lo spettatore in qualcosa di appiccicoso. Si rimane legati a questa storia, così come le dita restano colpevolmente impiastricciate dopo aver portato alla bocca lo zucchero filato. Gli essere umani sono mossi da qualcosa di diverso dall’egoismo e dalla cupidigia. A loro basterebbe essere amati. E anche se questo ci rende irrimediabilmente vulnerabili, sarebbe bene che ci venisse ricordato più spesso.

Voto Autore: [usr 3,0]

Silvia Strada
Ama alla follia il cinema coreano: occhi a mandorla e inquadrature perfette, ma anche violenza, carne, sangue, martelli, e polipi mangiati vivi. Ma non è cattiva. Anzi, è sorprendentemente sentimentale, attenta alle dinamiche psicologiche di film noiosissimi, e capace di innamorarsi di un vecchio Tarkovskij d’annata. Ha studiato criminologia, e viene dalla Romagna: terra di registi visionari e sanguigni poeti. Ama la sregolatezza e le caotiche emozioni in cui la fa precipitare, ogni domenica, la sua Inter.

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