lunedì, 19 Aprile, 2021
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Criminali come noi

Non tutti i criminali vengono per nuocere. Accade spesso, quando sono protagonisti di un heist movie, letteralmente film-del-colpo-grosso, di una storia, cioè, incentrata sul portare a termine un furto da parte di una banda di delinquenti più o meno organizzata. Diventa sostanzialmente legge matematica, laddove dietro i malviventi in questione si celano individui truffati in cerca del giusto riscatto.

Di quest’ultima pasta sono fatti i personaggi ne La Odisea de los Giles, letteralmente l’Odissea dei tonti (in inglese Heroic Losers, Gli eroici perdenti), titolo originario dell’ultima fatica dell’argentino Sebastian Borensztein, campione d’incassi in patria e vincitore del premio Goya 2020 per il miglior film ispanoamericano.

Criminali come noi

Tratto dal romanzo del connazionale Eduardo Sacheri, (La noche de la usina ossia La notte della centrale elettrica – Premio Alfaguara de novela 2016), Criminali come noi ci trasporta ad Alsina, piccolo paese dell’Argentina, nel problematico 2001; qui Fermin Perlassi (Ricardo Darìn) e la moglie decidono di acquistare un silo abbandonato e trasformarlo in una cooperativa che possa dare lavoro alle persone e vivacizzare il mercato autoctono debilitato dal difficile periodo economico.

Per farlo hanno bisogno di soci e capitali, così reclutano tutti gli amici della zona, dal compagno di sempre Attilio Fontana (Luis Brandoni) gommista anarchico, a Carmen (Rita Cortese) l’imprenditrice locale di maggior successo, dai fratelli tuttofare del paese, non svegli ma capaci di adattarsi a qualunque lavoro, all’ostinato capostazione, dal matto del paese al merciaio turco immigrato; ognuno mette una quota ed il totale viene rinchiuso in una cassetta di sicurezza.

Criminali come noi

Ma il direttore della banca persuade con l’inganno Firmin a depositare sul proprio conto l’intera somma, convincendolo che in tal modo il prestito per ottenere la cifra necessaria all’acquisto del silo avrà maggiori chance di successo; in realtà l’intera manovra nasconde un approvvigionamento illecito in favore di un facoltoso e corrotto amico/cliente, lo spietato avvocato Mazon, che si ritrova tra le mani un prestito contante tale da metterlo al riparo dallo storico fallimento dello stato, evento la cui impellenza è nota ad entrambi i delinquenti in giacca e cravatta.

Il giorno seguente arriva uno dei crac nazionali più noti del millennio in corso, e la situazione precipita definitivamente: spariscono tutti i risparmi (in dollari sonanti) di centinaia di famiglie, compresa quella di Firmin e dei suoi amici, i cittadini terrorizzati assaltano le banche, perciò lo Stato applica il Corralito, normativa che contingenta il prelievo dai conti correnti, di fatto congelandoli nella buona parte. I nostri eroi e gran parte della popolazione di Alsina, perdono tutto, sogni, progetti e futuro.

Criminali come noi

Ad un anno dalla drammatica rovina giunge la notizia che quel famoso maledetto denaro non è sparito chissà dove, ma è ancora di proprietà dell’odioso Mazon: si trova in Argentina, nello stesso paese dei protagonisti, in un caveau sperduto in mezzo alla campagna, sorvegliato da un allarme ipertecnologico. Firmin ed i suoi devono studiare un piano per recuperare ciò che in malafede è stato loro tolto e riprendere in mano le proprie vite.

Divertente e in bilico tra pensiero amaro e spensieratezza dei dilettanti, Criminali come noi si lascia guardare inserendosi nel solco delle commedie in cui si parteggia per malviventi dall’animo buono che tentano di riequilibrare la bilancia dei torti laddove lo Stato volutamente non se ne occupa o non è in grado di farlo. Questo è il secondo caso: l’Argentina assente, in pezzi, traumatizzata e svilita dal collasso del proprio debito, abbandonata a se stessa, alle proprie paure dal mercato internazionale che ne spolpa midollo, ceneri e reputazione, reagisce qui, in una simbolica vendetta dei pochi, tonti, onesti, giusti, volgarmente definibili come fessi, cittadini di una certa età, appartenenti alla generazione che ha lavorato, prodotto e sofferto di più a causa della crisi che li ha travolti impreparati, inconsapevoli, spezzandone le esistenze al limitare della pensione, in un momento di massima fragilità.

Criminali come noi

I tonti in questione si danno man forte e si riprendono ciò che era loro di diritto, il tempo rubato e la fiducia verso il futuro ed il possibile, in una scelta filmica e di contenuti che rimanda al neorealismo cinematografico italiano, alla ripresa dalle proprie stesse macerie, più o meno disperata, più o meno a cuor leggero, ma necessaria quasi più per la collettività, che per se stessi: in fondo il sogno comune era dar vita ad una cooperativa, creando lavoro per quante più persone possibili del luogo.

Le gesta da improvvisati fuorilegge dei protagonisti sono ispirate dalla visione di un noto film, Come rubare un milione di dollari ed essere felici, ad identificare, quasi di sfuggita, la forza immaginifica, creatrice e risolutrice di conflitti sociali che il cinema traduce con sè in ogni tempo.

Criminali come noi

L’azione è affidata ad un classico manipolo di villain improbabili, che tra una citazione di Bakunin, un richiamo ai compagni, ed un’esaltazione di Peron, accollano idealmente su se stessi la sconfitta del paese e sempre idealmente lo traghettano fuori verso un riscatto del maltolto, riscrivendo in modo pittoresco un finale alternativo della storia contemporanea politico-economia che tutti conosciamo. Rispetto a quest’ultima sono noti i fatti, ma, evidentemente, forte è in qualche modo ancora la necessità di andare a raccontare, ispezionare e trasformare retaggio e rancore in denuncia e soddisfazione; a maggior ragione in epoche in cui certi spettri non cessano di infestare o ricattare gli equilibri finanziari pubblici di mezzo mondo.

La combriccola protagonista sprizza vitalità e simpatica testardaggine, strappando consensi ed immedesimazione fin da subito. E’ composta da volti amatissimi del grande schermo ed è capitanata da Firmin, il magnetico Ricardo Darìn, già noto per Il segreto dei suoi occhi, Cosa piove dal cielo? e Storie pazzesche; seguito dal figlio (scenico e reale) Rodrigo, Chino Darìn, presenza luminosa e determinata; si passa a Luis Brandoni, il compagno Attilio Fontana, filosofo, irriducibile ed impertinente; si arriva a Rita Cortese, madre ed imprenditrice, unica figura di successo della piccola provincia, solidale e lungimirante, non a caso la sola donna superstite del gruppo.

Non possiedono lo charme e l’estetica dei parenti d’oltreoceano capeggiati da Clooney con i suoi undici famosi ladri di Ocean’s eleven, né tantomeno il piano perfetto, scenografico e spettacolare anche nel fallimento, tipico delle strategie eroiche americane, ma hanno scorze più dure e motivazioni enormemente più popolari.

Moralmente fin troppo esplicito, con una durata eccessiva rispetto alla necessità delle dinamiche poste in atto, “Criminali come noi” brilla di una prima parte introduttiva in cui si mantengono alte energia e curiosità, per poi allentarsi in una zona centrale che risente della ferraginosità del piano stesso e di certe ripetizioni o lungaggini pur epurabili in sede di montaggio.

Cast affiatato, trionfo dei buoni sentimenti, non senza qualche amarezza o ruvida delusione, a volte di base a volte di contorno, fotografata in maniera composta all’interno di un ambiente assolato e colmo di un verde campestre che richiama alla vita anche quando non si hanno più i mezzi per viverla.

Resta il fascino della narrazione dell’odissea di “ladri onesti”, buffi e gentili, common people come noi, a volte più spostati rispetto alla normalità, dunque più perdonabili, che si fanno amare facilmente, tanto è varia la compagine umana che li compone; restano i movimenti di un cattivo da cartone animato che lancia gemiti di ansia e rantoli d’esasperazione pensando al proprio denaro, scopo beffardo di una vita-non-vita; resta il cavalcare furbamente un senso di liberazione dal torto nazionale, ripagato con identica e galvanizzante moneta.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SINOSSI

Nel 2001, in una paesino dell'Argentina in affanno per la crisi, Firmin e i suoi amici soci vengono truffati dalla banca all'alba del crac nazionale e perdono tutti i risparmi accumulati per avviare una nuova attività collettiva tanto necessaria e desiderata. Odissea di ladri onesti e maldestri in un heist movie atipico, con le giuste facce ed un ritmo altalenante. Esorcismo dal torto nazionale e neorealismo italiano d'ispirazione per rimarginare una ferita economica e sociale mai davvero lontana.
Pyndaro
Cosa so fare: osservare, immaginare, collegare, girare l’angolo  Cosa non so fare: smettere di scrivere  Cosa mangio: interpunzioni e tutta l’arte in genere  Cosa amo: i quadri che non cerchiano, e viceversa.  Cosa penso: il cinema gioca con le immagini; io con le parole. Dovevamo incontrarci prima o poi.

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