domenica, 21 Giugno, 2021

Contrattempo

Se amate la modalità logiche delle verità alternative, il confronto con le prospettive tangenziali, il thriller che è sfida cerebrale e caccia ricostruttiva al particolare fuori posto, il giallo che enfatizza la ricerca della verità occludendola in uno schema che varia a seconda di come vengano collocati ed interpretati fatti e protagonisti, allora Contrattempo vi piacerà molto.

Contrattempo

Secondo lungometraggio scritto e diretto nel 2016 dal talentuoso spagnolo Oriol Paulo, solido sceneggiatore oltre che regista dallo stile marcato, il film è uscito in Italia solo sulla piattaforma Netflix dov’è tutt’ora disponibile, e vanta ottimi riscontri di pubblico ed almeno tre remake girati in altrettanti continenti, uno dei quali è Il Testimone Invisibile (2018), prodotto italianissimo e non memorabile.

Contrattempo

La vicenda ruota attorno ad Adrian Dorìa (Mario Casas), facoltoso imprenditore, costretto agli arresti domiciliari perché sospettato numero uno nel processo che deve far luce sulla misteriosa morte della sua amante Laura Vidal (Barbara Lennie) avvenuta in una camera d’albergo di montagna, chiusa dall’interno, in cui lui stesso si è fatto ritrovare. L’uomo, dichiaratosi innocente, riceve in casa la visita dell’avvocatessa Virginia Woodman (Ana Wagener), esperta nella preparazione dei testimoni d’udienza, cui deve raccontare con precisione i fatti, per essere sicuro di risultare inattaccabile durante il dibattimento. Ma la verità è oggetto cangiante per definizione, preda del potere si distorce sotto le mani abili del più forte e diventa un target di difficile individuazione, soprattutto se chi parla ha qualcosa da nascondere tanto quanto chi ascolta.

Contrattempo vanta sparizioni sospette, vendette da portare a termine, comportamenti non innocui, omissioni, ribaltamento di posizioni, menzogne spacciate per cause ed apparenza indicizzata come effetto, tutto cucito a stretto giro in un dramma poliziesco teatrale, che si svolge all’interno della casa di Doria e nei numerosi flashback in cui la storia viene ripercorsa, in modo sempre diverso, con l’aggiunta di momenti, persone, immagini, reazioni, minuzie che fanno la differenza e spostano l’indice di colpevolezza dello spettatore ora su uno dei personaggi coinvolti ora sull’altro.

L’agnello travestito da lupo ed il lupo travestito da agnello, si danno battaglia nel campo del ragionamento, mentre l’assenza di scrupoli si conferma grimaldello fondamentale sia per chi ha tutto da perdere, sia per chi da perdere non ha più nulla.

Contrattempo

L’importanza dei dettagli, ripete in modo cospicuo e fin troppo frequente l’avvocatessa Woodman: essi sono luce traditrice fondamentale, contrattempi complici, e guidano le inquadrature nella resa ossessiva di ambienti, oggetti, costumi, gesti significativi e sottolineati, come spie di qualcosa di storto, di premonitore, indizi a loro insaputa, nascosti nelle molteplici versioni della stessa giornata.

Di fatto, esattamente così accade in un interrogatorio di polizia: la ripetizione fino ad esaurimento dell’identica storia per trovare la falla, intuire un nascondimento, ricordarsi un particolare, nella convinzione guida implicita che la verità non è una lezione imparata a memoria, non assomiglia mai a se stessa, dunque non può essere ripetuta sempre nella stessa forma, proprio perché vera, scomposta, disordinata, disordinabile, confondibile, passibile di arricchirsi di altri contenuti, spesso e volentieri utili e non previsti. Qui dai singoli dettagli prendono il via una serie sistematica di possibili scenari che incastrano sempre i quattro soggetti tragici protagonisti, in una roulette russa in cui il proiettile sembra poter esplodere contro chiunque.

E’ un gioco a confondere le acque, in cui vince chi resta più sobrio durante lo svolgimento, il rivolgimento e lo stravolgimento dei fatti, secondo versioni tutte compatibili con le ipotesi che ci vengono presentate; resiste vittoriosamente chi non rincorre l’integrità della verosimiglianza o il combaciamento perfetto delle scatole cinesi, perché esso non sempre avviene ed i famosi dettagli, da non trascurare mai, non collimano in ogni dove, anzi: il meccanismo è talmente radicalizzato da lasciare ampio margine alla tentazione di disamorarsi da quello che per tre quarti è un esercizio integralista e pur elegantissimo di sceneggiatura, che forza la quadra dei suoi punti fermi, provando ad intrecciare nel maggior numero di combinazioni possibili azioni, nessi, caratteri e responsabilità.

Contrattempo

Questo andamento scarnifica a tal punto la dinamica da renderla paradossalmente prevedibile nell’imprevedibile, cedendo il fianco ad un mood iperbolico che abitua a tal punto alla tensione da farne moda inerme, con cui ci si fiacca e ci si distacca: le traiettorie del cervello sono sempre meno interessanti dell’evento reale, fisico od emotivo che sia, e la stessa verità da raggiungere spasmodicamente chissà dove, non si è mai mossa da dove risiede, nel sua sedia banale, attendibile e non così lontana dal naturale immaginabile.

Ad illuminarla l’ottima recitazione degli interpreti, capaci di virare da toni ad altri senza fare la minima piega, camuffati dietro apparenze fisiche contrastanti rispetto alla loro funzione, eppure totalmente convincenti ed incredibilmente umani; determinante soprattutto il cast femminile: alcuni sguardi della Wagener parlano a tal punto che da quel momento in poi, dei suoi occhi non si può non tenere conto ed il finale agognato del rompicapo sembra già scritto.

Contrattempo

Stimolante e teso, Contrattempo si muove nel suo genere, forte, sicuro, smaccato, con una fotografia lussuosa ed imponente, che ammanta di grigio i ricordi nebbiosi da riformulare ed adombra drammaticamente il presente serale in cui si consumano confessioni e vendette, sfoderando un’estetica caravaggesca assolutamente godibile, quasi da palcoscenico.

Regia che veicola ed evidenzia con chiara abbondanza l’ostinazione ai dettagli, grazie ad inquadrature insistite ed effetti sonori d’ordinanza, concedendosi alcuni microscopici sforamenti del punto di vista del narratore, a metà tra la svista ed il disvelamento di un sospetto concesso al pubblico. Mai sottovalutare un contrattempo: da sassolino cresce valanga, da crepa si fa squarcio, da incidente si trasforma in smantellamento di un incubo; funzionano così quasi tutte le verità, specie quelle, ingiustamente, renitenti o sottaciute.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SINOSSI

Adrian Doria, ricco imprenditore, agli arresti domiciliari come sospettato numero uno nel misterioso omicidio dell'amante Laura, riceve in casa l'avvocatessa Woodman, esperta preparatrice di testimoni nelle udienze. Thriller rompicapo, fotografato lussuosamente, che inanella interni e flashback, attorno alla difficile ricostruzione dei fatti, di cui si susseguono differenti versioni, spesso contrastanti. Tensione cerebrale e fisica, integralismo del ragionamento, esercizio di sceneggiatura, che al netto della ripetizione strutturale, spiazza prospettiva e protagonisti delle azioni, confondendo scenari, delineando la vendetta e giocando con l'indefinibile verità.
Pyndaro
Cosa so fare: osservare, immaginare, collegare, girare l’angolo  Cosa non so fare: smettere di scrivere  Cosa mangio: interpunzioni e tutta l’arte in genere  Cosa amo: i quadri che non cerchiano, e viceversa.  Cosa penso: il cinema gioca con le immagini; io con le parole. Dovevamo incontrarci prima o poi.

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