Chef – La svolta social dell’arte culinaria

Chef celebra con notevole perizia il novero di film dedicati all’arte culinaria. Si parla di arte perché, come in altri esempi cinematografici, il titolo è un omaggio alla cucina stellata ma, al contempo, un’ode a quelli che sono i sentimenti che scaturiscono dall’atto di preparare cibo: talvolta, questi non sono nemmeno correlati a situazioni raffinate ma attingono agli istinti più umani che interessano il genere umano.

Chef, infatti, racconta piuttosto le emozioni che un piatto genera nell’animo e lo fa attraverso una storia molto genuina ma mai banale. Per far capire quanto impegno ci abbia messo Jon Favreu, basta segnalare che lo stesso ha preso vere lezioni di cucina per prepararsi al ruolo: ha concluso un percorso molto faticoso e credibile, assistito dal famoso Roy Choi (ideatore del camioncino itinerante di tacos gourmet “Kogi”).

Il maestro fece i complimenti all’allievo, dichiarando di aver percepito in lui la vera passione e di aver visto nei suoi occhi la volontà di regalare agli spettatori un’opera che facesse davvero capire quanto è faticoso (ma anche bello) far mangiare gli altri. Questo proposito non viene raggiunto sulla base di un’ossessione, bensì in forza di una spinta emotiva che coglie il succo del tutto e riesce a colpire chi assiste alla visione.

Occorre dimenticare dunque manie tecniche di ogni sorta (queste vengono effettivamente criticate in Chef) e concentrarsi sul percorso che il cuoco protagonista intraprende per affrancarsi da dinamiche professionali che soffocano di fatto il processo creativo, facendone smarrire il vero focus.

Compagno fidato dello chef e delle sue peripezie sono i social che nel 2014, anno di uscita del film, erano uno strumento ancora poco battuto e il cui strapotere era parzialmente sottaciuto. Questa caratteristica conferisce al tutto un sapore diverso in quanto inaugura una sorta di nuova era: la cucina deve mettersi al servizio di qualcosa di meno aulico e più bucolico; diciamo anche più immediato. La soddisfazione dell’animo avrà sempre la precedenza sulla gloria professionale e Chef prova con maestria a veicolare quest’assunto.

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Chef – Una Trama come tante

Chef non regala una trama innovativa. Altri esperimenti sono ben più audaci e pretenziosi: citando il recentissimo The Menu e l’ormai datato Il sapore del successo, viene in mente però come il film in questione raggiunga un’audience più elevata alla luce di un impianto narrativo di lunga più digeribile. La fruizione è consigliata anche ai bambini, ma questo non costituisce un difetto. Pena una storia un po’ banale, il messaggio di fondo è decisamente educativo.

Carl Casper è appunto uno chef stellato che da anni cucina in un rinomato locale californiano. Egli, tuttavia, non è il proprietario e deve eseguire i piatti che il direttore gli impone (pur lasciandogli una certa libertà creativa). Questa condizione non lo rende felice e, nel momento in cui, si presenta in sala uno dei più rinomati critici gastronomici del web, Carl impazzisce e fa una brutta figura. Questa è la parte in cui la cucina si dimostra un’entità stressante e disumanizzante, la fase in cui l’atto del cucinare è asservito a logiche di guadagno.

Carl non si perde d’animo e incoraggiato da suo figlio e dalla sua bellissima ex moglie mette in piedi un vero e proprio sogno su ruote: affitta un truck con cui girare gli Stati Uniti offrendo il cibo che più preferisce; il cibo cubano. L’esperienza dello street food itinerante è appunto coadiuvata dalla preziosa conoscenza dei social da parte figlio che non manca di far sapere a tutto il mondo digital che “El Jefe” sta arrivando in città.

Chef scorre con delicatezza verso un finale abbastanza scontato. Carl raggiungerà infatti una nuova dimensione di vita grazie all’esperienza vissuta. La sua pace interiore, raggiunta grazie a platanos e juccas, è soltanto una naturale evoluzione della sua vita. Lo scheletro del film è molto semplice ma, come si vedrà, è questo che costituisce un buon punto di forza.

L’arte culinaria all’alba dei social intesi come li viviamo oggi

Chef, come anticipato, non riserva grosse sorprese. La narrazione scorre a volte molto lenta e la regia si sofferma su dei dettagli francamente superabili: dialoghi lunghi, smodati e portati all’estremismo scenico. Il film è inoltre intriso di mille singoli passaggi che fanno delle scene un vero e proprio viaggio verso conclusioni talvolta sospirate e desiderate.

Jon Favreu funziona bene nel ruolo di chef Casper: il suo carisma sottaciuto e sperimentato nei film di Iron Man stavolta emerge con decisione. Molto piacevoli i passaggi di cucina dove le inquadrature regalano dei veri e propri orgasmi culinari (anche se sperimentati soltanto con gli occhi).

Ancora una volta occorre ribadire quanto la matrice dell’opera sia la semplicità: Chef non parla di alta cucina ma di cucina. Se, ad esempio, in quell’altro grande film culinario de Il Sapore del successo era anche l’esperienza stellata a essere narrata, qui vi è un obiettivo differente: far capire cosa da la cucina (intesa anche come esperienza mistica). La fase creativa può conferire gioia, così come un piatto mal riuscito può generare tristezza: la scena più puntuale in tal senso è quella in cui Scarlett Johansson si ritrova a casa del protagonista per farsi cucinare un semplice Pad Thai. Il suo sguardo compiaciuto la dice lunga sul potere del gusto, inteso come senso predominante a livello di piacere.

Piacevole la presenza di Robert Downey Jr che stavolta svolge il ruolo di comprimario in quello che è il film del suo amico di sempre.  Il suo personaggio aggiunge tuttavia quel pizzico di non sense che rende Chef un film dalle pecche tecniche evidenti: si diceva poc’anzi di un piglio narrativo a volte ridondante e inconcludente. La fase con al centro Downey Jr è molto apprezzabile emotivamente ma è un passaggio incastonato a forza in un impianto traballante.

Si sa, non sempre si guarda un film per arricchimento culturale. Lo si può anche vedere per puro e semplice intrattenimento: questa è la firma stilistica di Chef. Ed ecco infatti che Jon Favreu inserisce, stavolta con notevole perizia, il dettaglio social all’interno del film. I social sono anche il fenomeno che ha dato il la a molte esperienze di cucina: senza l’utilizzo di Facebook e Instagram molte realtà sarebbero destinate a scomparire, o meglio, a recedere da posizioni di forza all’interno del mercato.

Con genuinità Chef ci racconta anche cosa vuol dire avere una buona reputazione e come questa, una volta venuta meno, può essere riconquistata.

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PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Chef è un film di cucina che serve a far capire cosa vuol dire cucinare. L'opera dedica all'arte culinaria un'ode molto semplice ma mai banale che ha dei difetti solo nel comparto tecnico. Una trama basilare (forse troppo) non è supportata in toto dalla regia che tende di fatto a perdersi. Un film godibile ma che a tratti non fluisce come dovrebbe.
Federico Favale
Federico Favale
Anche da piccolo non andavo mai a letto presto. Troppi film a tenermi sveglio. Più guardavo più dicevo a me stesso: "ok, la vita non è un film ma se non guardassi film non capirei nulla della vita".

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