Cercasi Susan disperatamente (1985) di Susan Seidelman è un’ottima scelta se si è alla ricerca di un film che riporti direttamente a un’epoca passata. Con il ritorno imminente sulle scene musicali di Madonna Louise Veronica Ciccone, in arte Madonna, con il rilascio dell’album Confession II, non potevamo non riportare alla luce uno dei primi film in cui ha recitato.
Difficile collocare quest’opera in un unico genere, sebbene la trama possa sembrare alquanto semplice. Cercasi Susan disperatamente è, alla base, una commedia drammatica, ma non mancano incursioni in altri generi. Dal cinema delle origini, con la slapstick comedy tipica di Chaplin e Keaton, fino a suggestioni più vicine al thriller e al cinema classico hollywoodiano.
Un anno dopo la sua uscita, il film ha ottenuto importanti riconoscimenti internazionali, venendo candidato ai Golden Globe nella categoria Miglior film. In quell’occasione, Rosanna Arquette (Here’s Yanni!) ha ricevuto una candidatura come Migliore attrice non protagonista. L’attrice è stata candidata nella stessa categoria anche ai Premi BAFTA, dove si è aggiudicata la vittoria.

Cercasi Susan disperatamente – Trama
Una casalinga insoddisfatta, Roberta (Rosanna Arquette), trascorre giornate sempre uguali finché un annuncio sul giornale cattura la sua curiosità: «Cercasi Susan disperatamente». Quella semplice frase la trascina in una serie di eventi assurdi legati a Susan (Madonna), una donna stravagante coinvolta nel furto di un paio di orecchini d’oro che, in realtà, appartengono a reperti egizi e sono stati sottratti a un suo amante.
Da lì la situazione si complica: un sicario sulle tracce dei gioielli, un caso di scambio di identità e una temporanea amnesia portano Roberta a essere scambiata per Susan, catapultandola in un mondo caotico e completamente diverso dal suo, con cui sarà costretta a confrontarsi.

Cercasi Susan disperatamente – Recensione
Cercasi Susan disperatamente è uno di quei film che, a più di quarant’anni di distanza, riescono ancora a riportarti indietro, come una macchina del tempo. Esteticamente parlando, ma non solo, il film è una fotografia in movimento degli anni ‘80. Tutto è perfettamente coerente con quell’epoca e difficilmente un film recente riesce a restituire quel decennio con la stessa autenticità dell’opera di Seidelman.
Il film funziona perché non è soltanto una commedia degli equivoci con una trama quasi da comfort movie, ma riesce anche a raccontare un periodo storico particolare, eccentrico e per certi versi complesso come quello degli anni ‘80. Dietro ai colori accesi, agli abiti sgargianti, agli abbinamenti discutibili e ai capelli cotonati, si nascondevano infatti realtà più complicate, soprattutto nelle periferie di New York, città che fa da sfondo all’opera attraverso gli spazi urbani, le scale antincendio dei palazzi fatiscenti e i murales.
Pur non mettendo questi elementi costantemente in primo piano, il film li richiama attraverso le sue protagoniste, Susan e Roberta: due ragazze praticamente agli antipodi che, per puro caso, si incrociano durante il loro percorso. L’innesco di tutto è un semplice capo d’abbigliamento, una giacca, che funziona quasi come un MacGuffin hitchcockiano da cui prende forma l’intera vicenda.
Roberta è la classica donna borghese con un marito e una vita apparentemente perfetta. Ma la parte interessante del suo personaggio è proprio la sua evoluzione. Roberta, in realtà, vive una vita che non le appartiene davvero, relegata in un matrimonio che non la rende felice, e quando ne prende atto – indossando letteralmente i panni di Susan, tra cui la giacca – avviene una rivelazione interiore che la porterà a un cambiamento radicale e al ritrovamento della propria identità.

Libertà, identità e rappresentazione femminile
Oltre all’estetica e alla componente narrativa, uno degli aspetti più significativi del film è la sua tematica principale, che supera la trama stessa. Si tratta di un messaggio più nascosto, che chi guarda il film dovrebbe cogliere senza pregiudizi, tenendo sempre a mente il contesto storico in cui è stato realizzato e ambientato.
Ciò di cui parla il film, ovvero libertà femminile, libertà sessuale e ricerca dell’identità, non erano temi così radicati nel dibattito sociale come potrebbero apparire oggi, nonostante anche nel presente ci siano ancora molti passi da compiere. Negli anni ‘80 il discorso era diverso. Vedere un film di questo tipo arrivare nelle sale e affrontare apertamente certi argomenti sul grande schermo non era affatto scontato.
Stiamo parlando di un periodo segnato da ribellioni culturali e giovanili, ma anche da cambiamenti importanti, soprattutto per quanto riguarda il ruolo della donna nella società. Cercasi Susan disperatamente può quindi essere letto anche come un film femminista, perché quello sembra essere uno dei suoi intenti.
A rafforzare questa lettura c’è il fatto che il film sia stato diretto da una regista donna, che in quegli anni ha dovuto affermarsi in un ambiente artistico ancora fortemente maschilista. Susan Seidelman è stata, per certi versi, una figura pionieristica, avendo diretto successi commerciali con cast prevalentemente tutti al femminile. Oltre a quest’opera, sempre in quegli anni, di suo ricordiamo anche She Devil – Lei, il diavolo con Meryl Streep (Lasciali parlare, Il diavolo veste Prada, The Post) e Roseanne Barr e l’episodio pilota della prima e storica stagione di Sex and the City.

Madonna e Susan: quando il personaggio riflette un’icona di libertà
In questo discorso rientra inevitabilmente anche la presenza di Madonna sullo schermo, artista che ha sempre costruito la propria immagine attorno all’idea di autodeterminazione e libertà espressiva (non a caso una delle sue canzoni più celebri si intitola Express Yourself). Ha spesso dimostrato, sia nella carriera musicale sia nella propria figura pubblica, di voler essere ciò che desiderava, indipendentemente dalle convenzioni sociali.
Forse è anche per questo che il ruolo di Susan sembra calzarle particolarmente bene. Pur essendo la sua una carriera cinematografica spesso criticata, in questo caso è difficile non riconoscerle un’interpretazione convincente. Il personaggio di Susan sembra infatti riflettere alcuni tratti dell’immaginario e degli ideali che hanno reso Madonna una figura così rappresentativa e importante di quel periodo.
Tra il cast meritano una menzione anche Aidan Quinn nei panni di Dez e Mark Blum in quelli di Gary.

Conclusioni
Per concludere, la presenza di Madonna non rappresenta solo un elemento preponderante del cast, ma diventa parte fondamentale dell’immaginario del film. Il suo stile eccentrico, fatto di tulle, borchie, giacche di pelle e fasce per capelli, ha contribuito indubbiamente a definire un’estetica che ha segnato un’epoca. I suoi look si sono trasformati in un riferimento per la cultura pop e per la moda giovanile del tempo.
Cercasi Susan disperatamente è un film cult apparentemente leggero e scorrevole, ma capace di riportare sullo schermo elementi fondamentali di un’epoca ormai lontana e che ancora oggi continua a essere raccontata con nostalgia. Il merito di Seidelman è stato quello di aver saputo raccontare gli anni ‘80 attraverso la loro estetica e, allo stesso tempo, attraverso i cambiamenti culturali e sociali che li attraversavano.
