MagazineCannes 79, 10 film da vedere dopo il Festival

Cannes 79, 10 film da vedere dopo il Festival

Con l’edizione numero 79 del Festival di Cannes conclusa, ecco una lista di film che hanno colpito il pubblico della Croisette. Dagli spagnoli Almodovar e Sorogoyen, passando per Ira Sachs, una kermesse sempre più internazionale e aperta al mondo contemporaneo.

Pedro Almodovar Cannes

Amarga Navidad – Pedro Almodovar

Realtà e finzione si intrecciano in Amarga Navidad, l’ultimo film di Pedro Almodovarl’ottavo presentato al Festival di Cannes. Elsa (Barbara Lennie) è una regista che dopo alcuni film di successo si trova costretta a girare spot pubblicitari. Quando comincia a immergersi nella scrittura di una nuova sceneggiatura, decide di prendere ispirazione dalle persone accanto a lei.

Una storia che sembra lineare, se non fosse che Elsa è in realtà Raul (Leonardo Sbaraglia), o meglio un personaggio creato da lui prendendo ispirazione dalle persone che gravitano intorno a lui. 

Un film nel film con un linguaggio dinamico e una domanda complessa sullo sfondo: quanto la finzione può prendere dalla realtà senza risultare una violazione?

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Parallel Tales – Asghar Farhadi

Presentato in anteprima al Festival di Cannes, Parallel Tales (titolo originale: Histoires Paralleles) è il nuovo film del regista iraniano Asghar Farhadi. Liberamente ispirato a Decalogo 6 – Non commettere atti impuri di Krzysztof Kieślowski, il lungometraggio assemblea alcune delle figure più importanti dello star system francese. 

Al centro del film Sylvie (Isabelle Huppert), una scrittrice che – per trovare ispirazione per il suo prossimo romanzo – spia i suoi vicini. Per aiutarla nella sua vita quotidiana, la donna assume Adam (Adam Messa), inconsapevole che lui sconvolgerà la sua vita. 

Un film che ha diviso l’opinione della critica e che, come il film di Almodovar, si concentra sul complicato rapporto tra realtà e finzione nell’arte. 

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La Vie D’une Femme – Charline Bourgeois-Tacquet

Realtà e finzione al centro anche di La Vie D’une Femme di Charline Bourgeois-Tacquet, sempre in concorso a Cannes. Lea Drucker è Gabrielle, una chirurga cinquantenne che fatica a bilanciare lavoro e vita privata. Nella sua vita irrompe Frida (Melanie Thierry), una scrittrice che per scrivere il suo nuovo romanzo dovrà osservarla.

Un film definito dalla critica quasi godardiano, ma che finisce per sembrare un’opera di autocompiacimento autoriale portato allo stremo.

The man i love

The Man I Love – Ira Sachs

Una storia che si muove sul filo tra la vita e la morte è quella raccontata da Ira Sachs in The Man I Love. Rami Malek si trasforma in Jimmy, un uomo malato di AIDS. Al suo fianco Tom Sturridge è Dennis, il compagno che si prende amorevolmente cura di lui.

In una New York anni ‘80, Jimmy, attore e performer, si prepara per il suo ultimo grande ruolo. Secondo la critica internazionale, che ha lodato l’interpretazione di Malek, The Man I Love è una profonda ricerca di libertà di chi, guardando la morte in faccia, si concentra su ciò che c’è di vivo. 

El Ser Querido – Rodrigo Sorogoyen

Il cinema e l’arte tornano anche in El Ser Querido di Rodrigo Sorogoyen, in concorso a Cannes. Esteban (Javier Bardem) è un regista affermato, mentre Emilia (Victoria Luengo) è un’attrice che fatica a trovare il suo successo. I due, padre e figlia, si rivedono dopo molti anni sul set di Desierto, il film che Esteban sta girando. Tra di loro c’è tensione: Esteban è pieno di sensi di colpa per l’abbandono della figlia, che al contrario cova rabbia nei confronti del padre. 

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Sullo sfondo il set del film, che viene usato per scavare nel complesso rapporto tra i due protagonisti. El Ser Querido, però, non è solo un ritratto psicanalitico del rapporto genitori-figli è anche un omaggio alla creazione cinematografica.

Fjord – Cristian Mungiu

Dalla Romania alla Norvegia, è il viaggio che compie la famiglia Gheorghiu in Fjord di Cristian Mungiu. Lui, Mihai (Sebastian Stan) è un ingegnere informatico; lei, Lisbet (Renate Reinsve), è un’infermiera e una madre devota. Forti delle loro convinzioni cristiane, i Gheorghiu si scontrano con le idee più laiche e progressiste dei norvegesi. 

Il conflitto tra “tradizione” e “progresso” è, dunque, al centro dell’ultimo film di Mungiu, presentato in concorso al Festival di Cannes. Fjord pone lo spettatore in una posizione scomoda, chiamato a valutare quale dei due sistemi di valori sia migliore in una società che tende a estremizzare tutto.

Fatherland

Fatherland – Paweł Pawlikowski

Il tema del viaggio è al centro di Fatherland di Paweł Pawlikowski, un dramma storico e intimo ambientato nella Germania del secondo dopoguerra. Lo scrittore Thomas Mann (Hanns Zischler) torna in patria per la prima volta dopo l’ascesa al potere di Hitler, trovando un paese profondamente segnato e cambiato dalla guerra. Insieme alla figlia Erika (Sandra Huller), Mann intraprende un viaggio da Francoforte a Weimar in una Germania già divisa.

Fatherland non è un documentario, tantomeno un biopic sullo scrittore tedesco. Pawlikowski utilizza figure realmente esistite per parlare di temi universali, quali il lutto, la perdita e le conseguenze della guerra.

Butterfly Jam – Kantemir Balagov

Presentato in anteprima alla Quinzaine des cineastes, Butterfly Jam è il primo film in inglese del cineasta russo Kantemir Balagov. Ambientato all’interno della comunità circassa di Newark, il film racconta la storia del sedicenne Temir (Talha Akdogan), immigrato di seconda generazione. Il giovane passa le sue giornate tra la palestra – dove si allena per diventare un lottatore agonista – e il ristorante del padre Azik (Barry Keoghan) e della zia Zalja (Riley Keough). 

Emigrazione e sradicamento sono, dunque, al centro del film di Balagov, che divide la critica, pur dimostrando la sua innata capacità di dirigere gli attori con profondità.

All of a Sudden Cannes

All of a sudden – Ryūsuke Hamaguchi

Di stampo sociale, ma più improntato all’economia capitalista e consumista, è All of a Sudden di Ryūsuke Hamaguchi. Marie-Lou (Virginie Efira) è la direttrice di una casa di riposo di Parigi, divisa tra la gestione economica e la gestione umana dei suoi pazieni. Mari (Tao Okamoto) è una regista teatrale giapponese. Grazie al loro incontro, MarieLou ritrova la fiducia in se stessa e nel suo lavoro. Ma la malattia di Mari incombe sul loro rapporto. 

Hamaguchi non teme di affrontare discorsi politici in maniera quasi didascalica, non dimenticandosi, allo stesso tempo, di mettere in relazione i personaggi.

La Bola Negra – Javier Calvo e Javier Ambrossi

Adattamento dell’omonimo romanzo incompiuto di Federico Garcia Lorca e all’opera teatrale di Alberto Conejero, La Bola Negra parla di identità omosessuale e discriminazione nella storia della Spagna. Il film, infatti, si snoda tra tre differenti epoche, mettendo al centro tre differenti epoche. 

Ambizioso nella durata e nelle intenzioni, La Bola Negra rimette al centro l’identità letteraria di Garcia Lorca, censurata dalla dittatura franchista.

Laura Andriuzzi
Laura Andriuzzi
Sono una fan del cinema e della scrittura, amante di maratone cinematografiche e scontri critici sulla trama. Dalle commedie francesi ai crime procedural, mi piace tutto ciò che richiede cervello, ironia e una spruzzata di mistero. E se non sto guardando qualcosa? Probabilmente sto tentando di scriverlo!

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