Black Panther è il cinecomic MCU dedicato ad un personaggio poco noto al grande pubblico, la Pantera Nera. Creata da Stan Lee nel 1966, è il primo supereroe nero nei fumetti Marvel. Nel cast interpreti di livello. Chadwick Boseman, venuto a mancare nel 2020 per un tumore al colon, porta in scena un eroe che deve fare i conti con il retaggio del padre. Michale B. Jordan interpreta Killmonger, un villain contraddistinto da rabbia, dolore, incapacità di amare per davvero, con un bisogno incolmabile di vendetta e potere.
Come co-protagonista, Letitia Wright interpreta la sorella di T’Challa, Yuri. Completano il cast Martin Freeman (Everett Ross), Lupita Nyong’o (Nakia), Danai Gurira (Okoye) e Winston Duke (M’Baku). La regia è stata affidata a Ryan Coogler, recentemente acclamato per I peccatori (Sinners).
Il film è stato acclamato dalla critica ed è riuscito ad aggiudicarsi tre statuette agli Oscar 2019: premiati i costumi, la scenografia e la colonna sonora.
Black Panther – Trama
1 settimana dopo la morte di T’Chaka, T’Challa (Chadwick Boseman) è pronto a prendere il posto del padre come re del Wakanda. Il Wakanda è uno stato che vive isolato dal resto del mondo, che preferisce non fornire risorse agli altri paesi per proteggersi. Il regno basa la propria esistenza e ricchezza sull’utilizzo di un metallo potentissimo, il vibranio. La paura è che questo materiale possa finire in mani sbagliate.
All’improvviso, Killmonger (Michael B. Jordan), soldato e mercenario, intercetta un vecchio strumento da combattimento di origine wakandiana, composto di vibranio. Lo ruba in un museo a Londra, aiutato da un nemico di vecchia data in casa Marvel, Ulysses Klaue. Non appena T’Challa viene a sapere della presenza di vibranio fuori dal proprio territorio, parte per andare a recuperarlo.
Inaspettatamente, si troverà di fronte un nemico dall’identità molto più controversa di un semplice mercenario. L’incontro tra i due riesumerà vecchie colpe del padre, un re che ha messo il Wakanda davanti a tutto e tutti, a qualunque costo.

Black Panther – Recensione
Black Panther è un film che interseca vicende familiari, questioni politiche e missioni supereroistiche. Il rapporto tra T’Challa e N’Jadaka si lega a ferite laceranti per entrambi i personaggi. T’Challa è costretto a fare i conti con il retaggio del padre, un re buono e protettivo che non si è fatto scrupoli di fronte a scelte difficili. Sulla base di questi presupposti emergerà una prima divergenza di vedute tra la Pantera e il padre: in questa pellicola ritroviamo un Black Panther maturo, che farà scelte coraggiose e solidali.
N’Jadaka è un ragazzo che non ha mai provato davvero cosa significa amare, che persegue una missione vendicativa spinto dalla rabbia, dall’orgoglio, dalla brama di potere. Un villain tra i più sfumati e complessi dell’MCU. Michael B. Jordan porta in scena un personaggio sofferente che incarna il dolore di un intero popolo, gli afro-americani che vivono in povertà e che il regno di T’Challa potrebbe aiutare.
Questo è il film che introduce il Wakanda, un regno potentissimo che per secoli è rimasto nascosto, in silenzio, isolato, mentre il mondo era in guerra. Il film presenta in maniera approfondita i rituali, i costumi e i linguaggi di questo regno. Il vibranio, metallo che sorregge l’intera struttura del Wakanda, è merce di scambio per mercenari che bramano ricchezza. È anche strumento di salvezza, tecnologia potentissima in grado di guarire e proteggere.
E poi c’è il lato più supereroistico: la Pantera Nera, soldato e protettore, dotato di poteri sovrannaturali legati ad un loto. La Pantera è protagonista di scene di combattimento spettacolari, in cui tecnologia e istinti primordiali della pantera diventano un ibrido visivamente accattivante. Il combattimento più sentito, però, vede protagonista la Pantera privata dei suoi poteri, in uno scontro appesantito dal senso di colpa.

Killmonger – Molto più di un semplice mercenario
Ad elevare il film a più di un leggero cinecomic ci pensa Michael B. Jordan. Il suo è un personaggio ben caratterizzato, complesso e sfaccettato. Sono due le anime che lo compongono.
È Wakandiano di sangue, ma afro-americano di cultura. A livello estetico, capelli rasta, look militare. Musiche hip-hop. N’Jadaka è un americano che ha vissuto la povertà, la violenza e l’esclusione. La sua vicenda apre uno squarcio insanabile: il Wakanda, presentato al pubblico come un regno senza segregazione, ricco, in cui si vive bene e serenamente, ha più di qualche scheletro nell’armadio.
L’orgoglio e la rabbia hanno preso il sopravvento negli anni, erodendo i sentimenti positivi di un bambino che voleva bene al padre. Significativa la sequenza ambientata nell’aldilà, il dialogo tra N’Jadaka e il padre. ”Non versi nemmeno una lacrima per me”, in Killmonger non c’è quasi più traccia dell’amore per il proprio padre. Ritroviamo la genuinità del bambino solo nelle sequenze finali, in cui ammira finalmente quel Wakanda tanto sognato.
Jordan è d’impatto per una fisicità disarmante e per uno sguardo magnetico, furente. Nella sequenza nell’aldilà, tramite il suo sguardo scoviamo un Killmonger fragile, stanco e vuoto. La sua sarà una sconfitta prima morale, poi fisica.
Il Wakanda – Un regno diviso tra tradizione e modernità
La caratterizzazione del Wakanda è straordinaria. Non a caso, sono stati premiati scenografia e costumi. Ciò che più colpisce è come in ogni scena ci sia una miscela tra elementi arcaici, che richiamano la tradizione, e tecnologie avanzate. Questo ibrido risulta accattivante visivamente, sorprendente per lo spettatore. Anche nei linguaggi è stato fatto un lavoro simile. Una sequenza in particolare, tra le prime, in cui T’Challa parla con Yuri, lega insieme linguaggi informali e contemporanei con ritualità e formalità Wakandiane.
Black Panther ha un ritmo adeguato e ci sono diverse scene che si concentrano sui dettagli, sui rituali, sui simboli. La presentazione di questo regno risulta accurata.
T’Challa è un supereroe maturo
T’Challa è costretto a fare i conti con i nuovi compiti di re e il retaggio del padre, colpevole di scelte che si ripercuoto dopo anni sul suo regno. È di indole buona, cresciuto grazie agli insegnamenti di un padre autorevole. Qui lo troviamo moralmente in difficoltà: le contraddizioni del padre si ripercuotono anche su di lui. Nella difficoltà, sceglie sempre e comunque l’onore, affrontando colpe non sue. Risulta maturo, onesto e pieno di compassione, volendo dare a N’Jadaka una seconda possibilità. Infine, è coraggioso, aprendo il Wakanda al mondo intero.
Boseman resta per una recitazione controllata: il suo è un personaggio che lascia trasparire poco da un punto di vista emotivo. È una figura autorevole, composta. L’attore lavora per sottrazione: la sua rabbia non esplode, ma è percepibile. La sua paura è nascosta, ma comunque rintracciabile.

Black Panther – La regia di Ryan Coogler
La regia di Coogler enfatizza gli scontri, sia tra i personaggi che tra le ambientazioni. Il primo scontro tra T’Challa e N’Jadaka è pieno di intensità emotiva: molti i primissimi piani sugli sguardi dei personaggi. Da una parte, la furia, la rabbia finalmente sfogata di N’Jadaka, dall’altra sguardi miti, appesantiti, più moderati di T’Challa. Lo scontro, enfatizzato dalla colonna sonora, risulta il momento con maggiore suspense del film.
Visivamente d’impatto il contrasto tra il Wakanda e Ookland. Da una parte un mondo ideale, utopico. Dall’altra le strade, i bambini che giocano, i sobborghi.
Il combattimento finale risulta chiaro anche se emotivamente meno coinvolgente rispetto al precedente. La CGI è troppo invasiva in alcune sequenze, facendo perdere di credibilità ad alcuni movimenti dei personaggi.
È una regia che nel complesso non cerca virtuosismi o scelte autoriali evidenti, in linea con gli altri progetti MCU.
Conclusioni
Black Panther mette in evidenza tematiche non scontate, solitamente poco affini ad un cinecomic Marvel. Lo fa attraverso una regia che lavora per contrasti visivi ed emotivi. Il montaggio è adeguato: il ritmo è sostenuto ma c’è comunque spazio per scene di riflessione o di descrizione. Il Wakanda è ben presentato. Le interpretazioni sono di ottima fattura e funzionano anch’esse per contrasto: da una parte un Boseman mite e controllato, dall’altra un Jordan pieno di rabbia.
Questo film rappresenta uno dei punti più alti dell’Universo Marvel, un film che trasuda nostalgia se lo si confronta con gli ultimi cinecomic (qui la recensione di I Fantastici 4 – Gli inizi), sicuramente più fiacchi e pigri a livello narrativo.
