lunedì, 29 Novembre, 2021

Anni da cane, la prima commedia italiana Amazon Original

Su Amazon Prime Video è arrivato Anni da cane, un film che per il nostro Paese è molto importante. Si tratta, infatti, della prima commedia italiana Amazon Original. Il prodotto mostra fin dal trailer ciò che vuole rappresentare: un teen drama con delle caratteristiche alquanto tipiche.

Abbiamo la protagonista un po’ emarginata con la immancabile e inseparabile migliore amica da una vita, ma anche altri personaggi stereotipati che troviamo in qualsiasi film o serie TV su adolescenti. Ciò non significa che Anni da cane non sappia suggerire qualcosa ai suoi spettatori. Nella banalità di certe scelte di racchiude infatti una capacità di emozionare e sorprendere che lo rende sicuramente un ottimo film. Seppur con qualche difetto e forzatura.

Anni da cane

La trama di Anni da cane

La storia raccontata da Anni da cane è quella di Stella. Una giovane adolescente che fin dall’inizio narra la sua vita e spiega una cosa molto particolare. I suoi anni si contano come quelli di un cane, quindi è come se nell’anno in cui racconta dovesse compiere più di cento anni. Per questo, vive la sua vita in maniera diversa dagli altri. Ha maggiore fretta di portare a termine ciò che vuole prima di morire.

La vicenda si smuove quindi partendo da una lista di cose che la giovane ragazza deve fare prima di “restarci secca“, come dice lei. Ovviamente è un espediente visto e rivisto in film e serie quello della lista di cose da fare prima di morire. Un archetipo assai presente in vari media, tuttavia ancora una volta è la resa che conta.

Fortunatamente, la lista è protagonista marginalmente, il punto diventa una frequentazione con un ragazzo: Matte. Come si addice a un teen drama non sono pochi gli ostacoli, prima di tutto il fatto che Stella voglia frequentarlo solo per poter fare un’esperienza sessuale prima di morire. Il giovane sembra invece intenzionato ad andarci coi piedi di piombo. I due personaggi funzionano molto bene insieme, sono due opposti che si attraggono. Tuttavia Stella, interpretata da Aurora Giovinazzo, risulta molto forzata e poco vera.

Anni da cane

Cast e trailer di Anni da cane

Ciò a causa di una recitazione tutto sommato molto impostata, forzata appunto. Giovinazzo ha 19 anni e li dimostra tutti, non semplicemente nell’aspetto, ma soprattutto nell’atteggiamento. Non convince come liceale malgrado sia innegabile la sua espressività e talento. Al contrario, Federico Cesari regala un personaggio naturale, molto interessante per quanto poco venga approfondito.

Lo spettatore conosce Matte, malgrado sia un teen drama dove non sempre l’introspezione trova spazio, grazie a uno sguardo di Cesari e al suo talento è possibile rispecchiarsi in molte delle sue parole, che diventano vive e non rimangono sul copione. Il giovane pubblico già conosceva Cesari per il suo ruolo di Martino in Skam. Lì il suo ruolo consisteva in un giovane omosessuale, che ha reso con una delicatezza lodevole riscontrabile anche in questa performance.

Achille Lauro un’occasione mancata

La capacità che a Anni da cane possiamo riconoscere innanzitutto è quella di presentare certi cliché in un modo non troppo banale. È vero che abbiamo la solita comitiva con anche l’amico gay ad esempio, da alcuni criticato come stereotipico, ma è anche vero che i personaggi sono approfonditi, soprattutto per quanto riguarda quelli che sembrano stati creati per rappresentare, giustamente, minoranze o comunque diverse categorie di persone.

Altre cose vengono lasciate al caso, alcune scene potevano essere tagliate, il film essere notevolmente più corto. Tuttavia, riesce a mantenere una grande dignità nel non calcare troppo la mano sul pietismo verso la protagonista, rappresentandola sempre come una persona vera, seppur non riesca a uscire dal suo essere personaggio nella testa dello spettatore a causa della già citata recitazione. Quest’ultima è anche in altri contesti a volte forzata, in altre situazioni la colpa è invece di come vengono scritte le scene.

Un esempio fondamentale di ciò è il cameo di Achille Lauro. Il cantante si esibisce a una festa di compleanno poiché è stato ingaggiato da una ricca ragazza, tuttavia non ha alcuna guardia del corpo attorno, al termine della performance va via molto rilassato come se fosse un invitato qualunque, quando mentre cantava la folla era urlante. Non è verosimile che, visto il fandom di Lauro che lì intepreta se stesso, avvenga una cosa del genere.

Lui stesso non offre una performance iconica o minimamente rilevante, sembra un invitato qualunque. Uno dei motivi per cui il film è stato più atteso era proprio la sua presenza e invece non aggiunge niente di più, poteva non esserci e rimanere come colonna sonora. Non sarebbe cambiato nulla. E invece una personalità così conosciuta e spesso fuori dagli schemi – almeno su questo si basa il personaggio che si è costruito, al di là di quale sia la sua vera natura – poteva essere sicuramente più rilevante.

Anni da cane

Valerio Mastandrea grande sorpresa

Senza voler anticipare nulla sul finale, bisogna dire che il pregio principale del film sta nel fatto di aver costruito tutto su questo paragone con la vita “come i cani”, senza che lo spettatore capisca mai davvero in che senso. Stella sa che le mancano pochi giorni di vita perché è malata? È solamente una sua idea in quanto è un’adolescente problematica? È folle?

Fino alla fine ci si chiede che cosa possa mai essere, ma soprattutto quali siano le ombre nel passato di Stella. Non è difficile trovare la soluzione, ma il film la smonta e rismonta al punto da convincere a volte che possa tingersi di un tono addirittura più drammatico.

La grande sorpresa in questo è la performance di Valerio Mastandrea. Regala in appena una scena una grande intensità, naturalmente nessuno si stupisce di ciò. Mastandrea ha mostrato più volte la sua capacità attoriale, tuttavia arriva nel film proprio al momento giusto, con un personaggio a cui è impossibile non sentirsi legati pur senza averlo mai davvero conosciuto.

Questo mostra la grande forza di questo film. Costruire una storia che ti fa affezionare ai personaggi, che non sospende fino alla fine la tua incredulità, ma ti fa godere di un bel film che non pretende di essere più di quel che è.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
intepretazioni
emozioni
Silvia Argento
Laureata triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Moderna e Italianistica. È docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e copywriter, autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

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