A partire dallo scorso febbraio è entrato a far parte del catalogo della piattaforma di streaming Amazon Prime Video, nella sezione dedicata ai lungometraggi, la commedia romantica I want you back, prodotto originale realizzato dagli stessi Amazon Studios. La pellicola è stata anticipata da una lunga annata carica di attese e aspettative sul film, alimentate in primo luogo dallo studio di produzione stesso, che nell’arco dello scorso 2021 ha a più riprese sottolineato la vis comica fresca e originale di cui il lungometraggio si sarebbe fatto portatore, promuovendolo in modo massiccio sui propri canali social. Diretto da Jason Orley, il film (111’ di durata) ha come protagonisti Jenny Slate e Charlie Day.

La trama del film
In un’urbanissima Atlanta, la brillante seppur a tratti infantile Emma (Jenny Slate) viene lasciata dal suo ragazzo Noah (Scott Eastwood), che la vede ancora troppo incerta e titubante circa il proprio futuro. Emma infatti, non ha ben chiaro quale sia il suo progetto di vita né quali siano le sue ambizioni o i suoi sogni, e si limita a lavorare come segretaria di uno studio odontoiatrico per pagare l’affitto di un modesto appartamento che condivide con una coppia di studenti. Pressoché contemporaneamente, il modesto e rassicurante Peter (Charlie Day), viene lasciato dalla sua compagna di lunga data, Anne (Gina Rodriguez), che gli recrimina di averla costretta ad una vita monotona mettendola in condizione di rinunciare al futuro che lei immaginava per sé. Emma e Peter, alle prese con la difficoltosa e sofferta gestione dei rifiuti subiti, fanno per caso la conoscenza l’uno dell’altro quando scoprono di lavorare nel medesimo edificio.
I due in un primo momento si spalleggiano in quella che è la complessa elaborazione della rottura, consolandosi e offrendosi l’un l’altro un valido supporto emotivo. Quando però entrambi scoprono che i rispettivi ex-compagni hanno intrapreso nuove relazioni, all’accettazione passiva del rifiuto si sostituisce la voglia di riconquistare Noah e Anne, sottraendoli rispettivamente ai nuovi arrivati, Ginny (Clark Backo) e Logan (Manny Jacinto). Emma e Peter, ormai diventati amici, stabiliscono di aiutarsi reciprocamente: lei si avvicinerà a Logan, facendo fallire la sua relazione con Anne, mentre lui diventerà amico di Noah, convincendolo ad interrompere il rapporto con Ginny. Portare a compimento il complesso piano, però, si dimostrerà più difficile del previsto, e Peter e Emma si ritroveranno a dover scegliere tra il ritorno al fantasma di una rassicurante relazione passata o l’incertezza di un futuro nuovo e inaspettato.

I want you back: quando le ambizioni compromettono il risultato
Non c’è nessun imperdonabile elemento che, in sé, incrini la totalità del sistema filmico realizzato da Jason Orley condannandolo definitivamente, il che fa sì che I want you back risulti, a visione ultimata, una pellicola gradevole, giocosa e piacevolmente scorrevole. L’ironia permea gran parte della scrittura, che al contempo offre al pubblico un ritratto scherzosamente fedele e verosimile di talune dinamiche della generazione Y (più nota come la generazione dei millenials). Le incertezze sul futuro, le dinamiche relazionali, gli infantilismi, la costruzione del sé: tutte queste sfaccettature contribuiscono al delinearsi di ritratti credibili e convincenti, per quanto evidentemente scherzosi.
Ritratti che, una volta abitati dagli attori protagonisti, risultano ulteriormente convincenti. È ben evidente come nessuno degli interpreti offra al pubblico performance di particolare spessore che sono frutto di esperienze attoriali ultradecennali né di labor limae di teoria interpretativa. Ma la matrice attoriale dei protagonisti, fresca e non particolarmente pretenziosa, si rivela perfettamente in linea con il tono generale della pellicola. I want you back è un film ironico, leggero, che richiede (e ottiene, fortunatamente) interpretazioni che siano a loro volta ironiche e leggere. Spiccano, in questo senso, le due particolarmente riuscite dei protagonisti, Jenny Slate e Charlie Day.

Sorge spontanea, tuttavia, una riflessione che non tange tanto il prodotto filmico a sé stante quanto più quest’ultimo in relazione all’approccio distributivo-promozionale. I want you back è un film gradevole e scorrevole, certo, ma inequivocabilmente e intrinsecamente modesto. Il che, in sé, non sarebbe propriamente un demerito, quanto più un attributo in valore assoluto. Quando però – scelta tendenzialmente infelice, a posteriori – la pellicola viene promossa come un gioiello di originalità e di comicità brillante, allora sorge un problema. Riassumendo, il lungometraggio in sé sarebbe anche apprezzabile, ma il modo in cui è stato proposto al pubblico finisce paradossalmente per penalizzarlo, mettendone in luce i punti deboli.
E così, in breve, una qualità di scrittura che nei primi minuti fa ben sperare – seguendo una linea di self-deprecating humour pseudo intellettualoide che sembra fare vagamente eco a Woody Allen – viene presto completamente oscurata dalla prevedibilissima e ampiamente trita componente rom-com, che spegne del tutto il potenziale del prodotto stesso. E un ipotetico spettatore che si ritrovi a tifare in un ribaltamento dell’ultimo minuto che permetta di deviare dallo scontatissimo finale (intuibile sin dalle premesse) si ritroverà costretto a vedere le proprie aspettative inesorabilmente disattese.
In definitiva, per quanto non particolarmente originale né di spessore, avrebbe tutto il potenziale per risultare un lungometraggio quantomeno gradevole, almeno per una certa fascia di pubblico. Ma, in un paradossale e controproducente ribaltamento, l’attesa e le aspettative di cui si è caricato in fase di distribuzione ne hanno forse sancito la condanna, finendo per risultare funzionali sono a mettere in evidenza le incertezze (non gli errori, perché non sarebbe corretto definirli tali) che lo compongono.
