“Storia di mia moglie”, presentato al Festival di Cannes 2021, è diretto dall’acclamata regista ungherese Ildikó Enyedi (classe ’55) premiata con l’Orso d’oro a Berlino nel 2017 per “Corpo e anima”, pellicola apprezzata dalla critica internazionale e candidata, nel 2018, agli Oscar nella categoria miglior film straniero.
La sceneggiatura di “Storia di mia moglie” è tratta dal romanzo omonimo dello scrittore Milán Füst (1888 – 1967), anch’egli ungherese (pubblicato in Italia da Adelphi). Questo libro è considerato il capolavoro di Füst e grazie ad esso, Füst, sfiorò il Nobel nel 1965.
È la prima volta che Enyedi adatta un testo scritto da altri. Cosa l’ha spinta a lanciarsi nell’impresa? La grande ammirazione – ha spiegato – che fin da adolescente ha nutrito nei confronti dell’autore Füst. Inoltre: la trama, della storia. Affascinante e ricca di colpi di scena. Una trama che offre un giro sulle montagne russe delle emozioni.
“Storia di mia moglie“, infatti, è un viaggio intimo e destabilizzante nei sentimenti. Un’indagine sul mistero dell’amore. È il racconto di due anime tormentate che dichiarano di volersi eppure, costantemente, si respingono.

Storia di mia moglie, cinema irrinunciabile
Film sensuale e magnetico, “Storia di mia moglie”. Per lo splendore della messa in scena, si rivela una vera e propria gioia per gli occhi. Elegante, trascina fin dai primissimi istanti, densi di poesia, che immergono lo spettatore, nella vita avventurosa del capitano Jakob Störr, uomo tutto d’un pezzo, spalle larghe, occhi azzurri, gran seduttore, fumatore incallito (come del resto gli altri personaggi), giocatore di poker, abile oratore, bibliofilo e lupo di mare, romantico e vulnerabile.
Ad interpretare Jakob troviamo l’ottimo Gijs Naber, attore carismatico, tra i più richiesti in Olanda. Il cast di “Storia di mia moglie” è di altissimo livello. Léa Seydoux brilla sullo schermo in un ruolo complesso, sfuggente, dai contorni opachi. Interpreta un’enigmatica donna di nome Lizzy, parigina appassionata del dolce vivere. Lizzy libera, indipendente; un passato oscuro. Nulla ci viene svelato di lei.
Lizzy cerca lo scontro, la sfida. Desidera essere perennemente corteggiata. Appare insaziabile. Le sue frasi contengono ogni volta un che di ambiguo e inafferrabile. Adora stare al centro dell’attenzione. Enyedi descrive questo lato narcisistico di Lizzy mostrandola attraverso gli specchi, nei lussuosi ristoranti in cui Lizzy si reca col marito per poi scivolar via, e civettare con chi capita.
Negli altri ruoli troviamo: Louis Garrel (che dà il volto a un criptico intellettuale), un energico Sergio Rubini e una convincente Jasmine Trinca.

Una trama densa di mistero
Vanta una durata corposa, Storia di mia moglie: quasi tre ore, eppure tiene incollati alla poltrona, per il mistero che si porta con sé. Resta a lungo nella memoria. Ad annodare i fili sono le passioni celate, i pensieri inespressi. Le pulsioni degli angoli remoti del cuore. Il non-proferito che alimenta mostri e spinge, di notte, il capitano di mare Jakob a tuffarsi nell’acqua gelida (tra le scene più emozionanti).
Il matrimonio di Jakob è una mescolanza di dubbi, ossessioni, rancori, gelosie. Fuoco e ghiaccio. Un matrimonio nato per scommessa, quando un giorno, in un locale, Jakob sfida un amico: sposerò, gli promette, la prima donna che entrerà da quella porta. La donna sarà Lizzy, fascinosa ed ammaliante. Lizzy che porterà Jakob sull’orlo della follia. Tuttavia anch’ella si consegnerà a un tragico destino.
Storia di mia moglie, di Ildikó Enyedi, narra di due anime che si fanno del male a vicenda. Ci parla di ossessioni che trascinano in labirinti. Di convinzioni che tolgono il sonno. Ci parla di un desiderio che ha lo stesso impeto del mare. Quel mare che scorre nelle ossa del vigoroso, eppur fragile, capitano Jakob Störr.
