È un termine molto diffuso e che ingloba una quantità elevata di serie tv. Il Teen Drama è un genere accostato infatti ad alcune delle fiction più di successo degli ultimi anni ma è necessario tentare di proporne una codifica ufficiosa. In un’accezione onnicomprensiva si può considerare come un genere televisivo che fa degli adolescenti il target principale in fatto di rappresentazione scenica e raggiungimento di ascolti apprezzabili. Se si dovesse quindi prendere in considerazione il soggetto allora si potrebbe tranquillamente fare riferimento a Riverdale oppure Elite, facendo rientrare nella fattispecie una sfilza di prodotti odierni. Tuttavia, pur essendo talvolta presenti degli adolescenti, alcune serie puntano maggiormente su fregi artistici che avvicinano le serie tv al genere thriller (come anche al classico giallo). Occorre quindi isolare alcuni degli elementi distintivi che, andando oltre la macrocategoria, segnino in maniera inequivocabile questo fantastico format. Non si tratta solo di un semplice prodotto per ragazzi ma di serie tv che hanno come fulcro la sfera emotiva dei giovani (e per giovani non si intende esclusivamente i liceali, ma tutti coloro che vivono un percorso di formazione verso un miglioramento definitivo della loro esistenza). Sulla base di questo significato più classico ed esclusivo, ecco di seguito cinque delle migliori serie tv classificabili come Teen Drama.
Euphoria – Teen Drama psicologico
Come non cominciare dal fenomeno drammatico del momento. Siamo davanti a un Teen Drama estremamente psicologico; scandaglia infatti le emozioni dei protagonisti facendo immergere lo spettatore in un continuo stagliarsi di sensazioni. Spesso la volontà di descrivere cosa prova un ragazzo in determinate occasioni (sesso, la fine di un amore, droga e via dicendo) va a scapito della trama che assume i contorni di una vera e propria elegia. Il pregio più evidente di Euphoria è che nel voler inscenare le emozioni adolescenziali fa percepire una dura e cruda realtà; ognuno è solo nel raggiungimento dell’equilibrio personale e non si può fare troppo affidamento sugli altri. Ecco perché i personaggi dello show sono talvolta percepibili come delle “isole narrative” che non devono essere per forza inserite in una trama per avere senso o mostrare la loro potenza visiva. La protagonista Rue è l’esempio più eclatante di questa caratteristica, essendo la stessa slegata a volte dalle vicende degli altri personaggi e vivendo come figura a sé. È anche l’immagine giovanile che meglio incarna il titolo dell’opera e l’intento effettivo dei produttori: proprio come l’euforia, la vita è fatta di momenti fugaci (intensi sì, ma incredibilmente momentanei). Questa serie è unica per la capacità di mantenere un impianto scenico e visivo quasi interamente improntato alla sfera emotiva individuale (senza colpi di scena eccessivi ma con un’attrattività empatica fuori dal normale).

Skins
Può esse intesa come la versione inglese di Euphoria, sebbene risalga all’ormai lontano 2007. Qui troviamo tuttavia un approccio simile, ovvero marcatamente emotivo. La formazione dei protagonisti passa, in maniera inevitabile, attraverso situazioni molto crude; in questo il parallelo ha senso. Si tratta di giovani insicuri dediti ad alcol e droghe, compagni costanti di un percorso di crescita che assume a tratti una connotazione quasi onirica. Come nel caso della serie americana, in Skins il Teen Drama si focalizza sui ragazzi (perno assoluto degli avvicendamenti narrativi); sono infatti le loro emozioni a capeggiare su tutto. Molto invitante l’ambientazione inglese: la città di Bristol e la stravaganza nel vestire sono due elementi di contorno molto vividi che permettono allo show di ottenere connotati di originalità ed esclusività. L’imprevedibilità che contraddistingue gli episodi è la perfetta evoluzione scenica dell’incertezza che attanaglia i giovani. Non si rileva tuttavia una totale mancanza di speranza: se sono crudi gli eventi, il messaggio finale della serie è una porta aperta sul futuro il che lascia allo spettatore uno spiraglio di leggerezza che nella serie precedentemente consigliata viene a mancare in toto.

Sex Education – Teen Drama formativo
Veniamo poi a un prodotto diametralmente opposto a livello di svolgimento. Trattasi sempre di Teen Drama, ma il piglio è notevolmente più scanzonato. Sex Education insegna che le problematiche adolescenziali possono anche essere affrontate con un atteggiamento irriverente e dissacrante (senza tuttavia scadere nel ridicolo). Punto forte della serie è la capacità di prendere il sesso e normalizzarlo (non viene svilito ma presentato come una parte fondamentale della nostra esistenza). Facendo leva sui dettagli fisici della crescita giovanile, otteniamo un punto di vista unico e sicuro all’interno del quale muoverci. L’intento vuole esse appunto educativo e, in certi frangenti, quasi si ha la sensazione di avere in mano (o davanti agli occhi) un manuale da prendere in considerazione per migliorare alcuni aspetti relazionali. Il pathos è leggermente attenuato rispetto agli esempi precedenti e, più che far leva sull’emotività, ci si concentra sui rapporti che investono i protagonisti (dinamiche che devono essere definite anche a livello puramente meccanico, oltre che sentimentale). Sesso e amore sono processi che richiedono una strategia, uno script oppure una regia che riesca a darne una cornice dentro la quale esperire i propri effetti benefici.

Grand Army
Un altro omaggio al mondo caotico degli adolescenti è senza dubbio questo Teen Drama Netflix, il quale mantiene un approccio molto canonico nel presentare le vite degli studenti. Sono evidenti, tuttavia, alcuni elementi di novità che contraddistinguono lo show, facendolo entrare di diritto in questa rassegna. Intanto rileva il contesto: siamo a Brooklyn, distretto di una città come New York che è scenario di mille rivolgimenti quotidiani. Se nelle altre serie ci si trova in posti isolati dove i personaggi sono portati necessariamente a interagire tra loro stessi, qui le loro vite sono indissolubilmente legate alla Grande Mela che spesso ricorda loro di essere coinvolti in qualcosa di più grande. Nella scena d’apertura, ad esempio, si assiste subito a un attentato che induce il preside della scuola a barricare tutti dentro l’istituto. Inoltre, l’assortimento etnico dei personaggi è veramente vario (rispecchiando così i tratti tipici della città americana). Multietnicità, razzismo e fatti di cronaca urbana compartecipano alla crescita dei giovani e alle loro vicende.

Dawson’s Creek
Infine, è riproposto un vero e proprio salto nel passato. L’accostamento con gli altri Teen Drama potrebbe cozzare; invece, in questo caso (per il punto di vista che è stato assunto) la serie in questione è assolutamente in linea con l’intento della rassegna. Puramente emotiva, Dawson’s Creek scandaglia le inclinazioni sentimentali degli adolescenti, arrivando praticamente a codificare un genere. La sua verbosità eccessiva fa di questa una serie dai connotati unici; lunghi dialoghi, riflessioni portate a una ripetitività quasi snervante rendono il tutto molto attinente allo scopo delle serie per ragazzi. Un affresco effettivo di come la testa delle persone porti poi le stesse ad agire sulla base di questi pensieri (quasi se ne fosse concretamente prigionieri). Insegna come il rito di passaggio tra adolescenza ed età adulta sia qualcosa di incredibilmente naturale (se lo si accetta e ci si lavora sopra). Gli stessi personaggi spiccano per una caratteristica propria della serie: il loro lessico è molto forbito e i ragionamenti che introducono sono maturi ma la sensibilità propria dei ragazzi porta gli stessi a scelte infantili, permettendo così allo spettatore di ricordare che sono ancora piccoli.

