Recensioni FilmLa donna scarlatta, recensione del film con Monica Vitti

La donna scarlatta, recensione del film con Monica Vitti

“La donna scarlatta”, un film dimenticato; della fine degli anni Sessanta. Piccolo eppure grazioso. Che certo non è un capolavoro però merita di essere (ri)visto perché Monica Vitti (1931 – 2022) dalla prima all’ultima scena è superlativa. Elegantissima, inoltre, in abiti Dior. Si resta incollati a guardarla.

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Dietro la macchina da presa Jean Valère (1925 – 2017). Valère che agli esordi lavorò come assistente alla regia di Marcel Carné e Max Ophüls. “La donna scarlatta” è una commedia bizzarra, surreale, con dialoghi brillanti, alcune frasi da annotare. Affascinanti scenografie. Il rosso vivo (non poteva essere altrimenti, dato il titolo) è predominante.

Valère oltre a dirigere è co-autore del soggetto e della sceneggiatura.

Monica  Vitti l’anno precedente, nel ’68, aveva recitato ne “La ragazza con la pistola” di Mario Monicelli ed è interessante (quasi citasse se stessa, ironicamente; d’altronde l’ironia era una sua caratteristica) che ne “La donna scarlatta” interpreta una donna pronta a sparare, una signora bella, ricca, all’apparenza innocua, che a Parigi si procura con l’inganno una rivoltella “da borsetta”. Perché vuole vendicarsi dell’amante e socio in affari; amante che l’ha tradita e ridotta sul lastrico.

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Accanto a Monica Vitti una splendida compagnia d’attori: Maurice Ronet (“Ascensore per il patibolo”, “Fuoco Fatuo”) e Robert Hossein (“Il riposo del guerriero”).

La donna scarlatta, 1969

La donna scarlatta, un piano criminale e sette giorni di follie

Francia. Una giovane, seducente donna d’affari, ereditiera, viene truffata dall’uomo che ama. Lo scopre nel momento meno opportuno, quando, vulnerabile, è stretta a lui, sotto le lenzuola (è l’incipit del film). Ovviamente, le crolla il mondo addosso. Lei si chiama Lucille, tuttavia, nel corso della storia, si presenterà ogni volta con un nome diverso, assumendo i tratti di una sorta di femme fatale sfuggente e imprevedibile, come accade nei noir. Il film è sì una commedia ma strizza l’occhio al noir.

Eppure di noir c’è davvero poco. L’unico elemento veramente nero è la sete di vendetta di Lucille, dama misteriosa, che medita di far fuori il boyfriend. Pensiero che le balza in testa d’improvviso, mentre se ne sta a Parigi, in una comoda stanza d’albergo. Davanti allo specchio del bagno si riempie il viso di crema bianca (immagine di forte impatto), è in procinto di ingoiare pillole per farla finita ma qualche ora dopo cambia idea, optando per un piano criminale, che brama ardentemente. La sequenza è fortemente teatrale.

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Dunque, Lucille vuole uccidere il tizio che l’ha rovinata e sparire dal mondo gettandosi dalla Torre Eiffel (o schiantandosi contro un palo a folle velocità). Non trovando più una valida ragione di vita. Prima di lanciarsi nel vuoto (ma lo farà davvero…?), però si dà alle pazze gioie. Spende gli ultimi bigliettoni che le restano e trascorre una settimana da sballo (proverà pure la droga, in compagnia di una rockstar) nella Ville Lumière. A Parigi, Lucille, ne combinerà di tutti i colori. Adescherà signori per strada, la scambieranno per una prostituta e all’occorrenza si comporterà proprio da “passeggiatrice”, intascando trecento franchi per una notte di piacere.

Ogni momento resta impresso perché le situazioni sono singolari, assurde.

La nostra Lucille, accalappia un tipo, palombaro, lo definisce, perché il giovanotto si occupa di recuperare materiali sommersi negli abissi. E, alla fine, il palombaro, prenderà a cuore la sorte di Lucille, metaforicamente precipitata sott’acqua, simile a un relitto. Lucille appunto, lo abborda lungo la strada, lo invita a pranzo, in un ristorante romantico in cima alla Torre Eiffel. Converseranno amabilmente, lei gli confesserà di volersi suicidare, e di colpo con una scusa sparirà nel nulla, novella Cenerentola.

Lui ne resterà colpito e pur non sapendo neanche il nome di questa bionda audace (le misteriose lady noir di cui sopra) cercherà di rintracciarla disperatamente mentre lei se la spasserà alla grande tra cene e balli sfrenati, insieme a un gruppo di musicisti. Lucille verrà corteggiata da ricconi. Comprerà, al volo, una vistosa automobile inglese. E attenderà il suo amante, colui che l’ha rovinata; lo inviterà in una lussuosa stanza d’hotel per poi attuare il piano: una pallottola mentre lo bacia. Ma troverà il coraggio…?

“La donna scarlatta” è una commedia stralunata, vagamente noir. Un film diretto con gusto. Che si rifà alle atmosfere della Nouvelle Vague. Monica Vitti, fenomenale, mozzafiato, anche quando è sola in scena.

La donna scarlatta
La donna scarlatta, 1969

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SOMMARIO

Siamo in Francia. Una bella donna d'affari viene truffata dal suo amante e le crolla il mondo addosso. Medita quindi di partire per Parigi e lì vendicarsi dell'uomo per poi uccidersi lanciandosi dalla Torre Eiffel. Ma lo farà veramente...? Commedia a tratti surreale con ottimi dialoghi e una superlativa Monica Vitti, vero cuore del film.
Micol Graziano
Micol Graziano
Amo il cinema e i pop-corn.

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