È il 2023 quando lo scozzese David Mackenzie, dalla carriera ultraventennale, si dedica al suo nuovo progetto. Dopo dieci lungometraggi, e a otto anni di distanza da Hell or high water, giunge così Relay. Il contenuto torna a impiantarsi sul versante della tensione, determinando un andamento action–thriller in cui il regista si muove ormai sapientemente.
Il film, della durata di 112 minuti, è scritto da Justin Piasecki (che ha visto la sua sceneggiatura trovare spazio più volte nelle Black List degli anni precedenti a quello della sua realizzazione). Giunta a conclusione nel 2024 la sua lavorazione, la pellicola è stata presentata al Toronto Film Festival dello stesso anno, per poi andare incontro ad una distribuzione limitata nelle sale statunitensi – e una quasi inesistente sul piano internazione, del tutto nulla se si considera il caso italiano.

Relay – Trama
Esistono al mondo aziende ricattabili che avide di fortuna nascondono illeciti per arricchirsi. Esistono anche persone però, ex dipendenti o meno, che giunte a conoscenza di tali illeciti minacciano di rivelarli al mondo, finendo così vittime delle ritorsioni dell’azienda. Infine, per venire a capo di questo vicolo cielo che conduce inevitabilmente alla distruzione, esistono dei mediatori.
Questi ultimi architettano uno strutturato gioco delle parti, fatto di mosse e contromosse, che assicuri la non dispersione delle informazioni e la tranquillità ad entrambe le parti. Ash (Riz Ahmed) è proprio uno di loro, un mediatore di professione. Ha appena concluso un caso mettendo in salvo il suo cliente, quando viene contattato per una nuova urgenza. A mettersi in contatto con lui, che si manifesta sempre in forma anonima, è la giovane Sarah Grant (Lily James).
La ragazza è una ex dipendente della Cybo Sementis Research Institute, e ha documentazione relativa a effetti collaterali dannosi, quando non fatali, causate dalle scelte dell’azienda. Dopo aver minacciato di diffondere le informazioni, Sarah è diventata vittima di una pesante caccia all’uomo, che l’ha costretta a lasciare la propria casa e i propri averi. Ora si rivolge al mediatore per tornare in possesso di una vita normale, della sua libertà, senza che gli scagnozzi della Cybo la tormentino.
Proprio loro infatti, guidati dal capo-squadra Dawson (Sam Worthington) stanno sulle sue tracce giorno e notte, spiandola e ascoltandola, togliendole il sonno e la tranquillità. Sebbene l’anonimato e il distacco siano le condizioni necessarie del suo lavoro, Ash prende il caso di Sarah molto a cuore, affezionandosi alla ragazza. Che sia proprio quel legame creatosi gradualmente a rischiare di metterla (e metterlo) in pericolo?

Relay – Recensione
Con Relay David Mackenzie si rapporta ad un genere, quello del thriller leggero, in una sua sfumatura anni Novanta. Proprio dal decennio dei Nineties infatti (o, tutt’al più, dei primi Duemila) sembra essere giunto il film in questione. In quest’ottica, l’andamento di tensione si mescola allo spionaggio, in una rete di mosse e contromosse che diventano un gioco da seguire per lo spettatore. Con due protagonisti giovani, vulnerabili e carichi di pathos, poi, la dinamica romantica non tarda a palesarsi. A quel punto gli ingredienti sono già tutti in tavola, pronti a mescolarsi in modi più o meno inaspettati, nel tentativo di tenere il pubblico col fiato sospeso.
Il quadro del contesto asseconda alla perfezione la partita a scacchi che la trama disegna. Tra spionaggio, mediazione e ritorsioni, i punti di svolta (in positivo e in negativo) sembrano essere sempre dietro l’angolo. Ad incrementare il livello di approfondimento della scrittura concorre un’ideazione stratificata del personaggio protagonista di Relay.
Nel corso del minutaggio, oltre al suo acume e al suo ingegno, emergono svariati aspetti della personalità di Ash: la sensibilità, l’elusività, la ricerca inconsapevole di intimità, ma anche l’alcolismo e la sordità. Forse meno stratificata, la scrittura del personaggio di Sarah Grant asseconda questi lati del suo coprotagonista e su di essi si adagia, disegnando le sorti (o quantomeno il seme) della linea romantica.

Tra Mr Robot e la saga di Ocean’s
La furbizia in fase di ideazione, per quanto riguarda Relay, sta nell’aver centrato un contesto come è quello dell’ambito in cui si muovono i mediatori, pressoché sconosciuto ai più e che lascia spazio alle più varie trovate autoritari. Su di esso si impianta un personaggio che, in quanto a modalità e ascendente, non sembra lontano da uno dei più fortunati protagonisti della tv recente: Elliot Alderson, il main character che ha abitato Mr Robot per l’interezza delle sue quattro stagioni. Come lui, Ash è ermetico, si rivela lentamente, in modo graduale. Noi lo vediamo, ma il modo circostante non si accorge di lui. Preferisce non esporsi, guadagnandosi così minuto dopo minuto la fiducia e l’affetto del pubblico.
Sulla base del contesto e del personaggio si muove la sceneggiatura (seguita a ruota dalla regia), che sembra divertirsi di più nella componente spy e di tensione dell’andamento complessivo. Tra travestimenti, trovate ingegnose e piani progettati in modo minuzioso (che non possono non ricordare le modalità della trilogia di Ocean’s – Eleven, Twelve e Thirteen) la scrittura si muove con sapienza e carisma, contribuendo in parallelo a rimettere in discussione lo schema dei personaggi a più riprese.
Per contro la risoluzione sembra giungere in modo meno fluido e divertito, delineando un terzo atto appena più calante rispetto ai due che lo precedono, perdendo in spontaneità e risultando più artificioso, più distaccato. Ciononostante, nell’economia del suo disegno generale Relay riesce comunque a dimostrarsi complessivamente più che godibile, proprio come i film anni Novanta di cui sembra essere figlio.

