L’autore Gianni Amelio fa il suo ritorno alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia con il film storico-drammatico Campo di battaglia. Il lungometraggio è liberamente ispirato al romanzo del 2018 La sfida, un racconto di Carlo Patriarca ambientato nell’anno 1918, sicuramente uno dei periodi più difficili dell’ultima parte della storia dell’Italia Regia.
Campo di battaglia è attualmente presente nelle sale italiane.
Campo di battaglia: trama
Durante il primo conflitto mondiale, Stefano (Gabriel Montesi) e Giulio (Alessandro Borghi) sono due amici di vecchia data ed entrambi ufficiali medici che lavorano all’interno dello stesso ospedale militare. I due sono però divisi da molteplici aspetti. Oltre ad amare la stessa donna, l’infermiera Anna (Federica Rosellini), questi hanno anche una differente visione del dovere medico rispetto a quello militare.

La guerra
In un ambiente pervaso dalla guerra che spazza via ogni tipo di umana coscienza, anche la compassione verso il prossimo diventa un nemico pericoloso da abbattere senza rimorso. Questo perché le naturali leggi umane forse non trovano spazio all’interno dello statuto bellico, sebbene questo sia frutto della mano dall’uomo stesso.
In un 2024 che vede il mondo piangere le ferite dei numerosi conflitti sparsi per il mondo, il regista Gianni Amelio racconta non solo il campo di battaglia vero e proprio, quello la cui terra è irrigata e nutrita con il sangue dei giovanissimi uomini caduti sotto colpi nemici, ma ambisce a mettere in risalto il conflitto interiore che va a crearsi in coloro che sono tristemente costretti a imbracciare le armi o che hanno il potere di mandare al fronte dei propri fratelli di patria.
Le differenti visioni di ciò che è giusto da ciò che è sbagliato
I giovani feriti cercano una diserzione silenziosa, magari attraverso un cavillo medico prontamente offerto, pur di tornare a casa e riabbracciare le proprie famiglie. Così alcuni, come in questo caso il personaggio interpretato in maniera impeccabile da Alessandro Borghi, tendono la propria mano. Qui la gentilezza e la compassione umana prevalgono sull’arida e fredda legge, che in questi casi mette da parte il bene individuale per preservare quello collettivo.
Un soldato in meno sulle linee di difesa è un difensore in meno dei confini nazionali, così più fragili e facilmente conquistabili. Infondo, non bisogna peccare di ipocrisia: se tutti giocassero il gioco della diserzione, uno Stato in guerra sarebbe costretto a sventolare la bandiera bianca ancor prima di scendere sul campo. Questo è quello che non riesce a togliersi dalla testa il capitano Stefano (Gabriel Montesi) la cui etica è sicuramente all’apparenza meno apprezzabile e onorevole rispetto a quella del suo amico e collega. Ma chi dei due ha dipinto con le proprie azioni il miglior ritratto di rettitudine e umano comportamento? Colui che segue la legge e cerca di preservare il bene di molti pur non avendo compassione del singolo, o chi dona gioia e vita al singolo ma andando contro il sistema rischia di mettere a repentaglio il gruppo?

Il flagello pandemico
In contemporanea ai rumorosi boati dei bombardamenti, l’Europa dell’epoca fu flagellata anche da un silenzioso morbo: l’influenza spagnola. Dopo aver parlato duramente della guerra, la seconda parte di Campo di battaglia si sofferma su quella che è stata la più grande e mortale pandemia della storia. Un male che ha coinvolto soldati e civili, civili che finirono per presentarsi sulle soglie degli ospedali militari per cercare un qualche aiuto. Anche su questa sponda, seppur in maniera meno forte e prorompente rispetto alla prima, Gianni Amelio mostra i diversi volti e comportamenti umani dinanzi alle grandi tragedie.
Sullo sfondo di questa catastrofe medica trova invece maggior spazio la narrazione di Anna, la protagonista femminile dell’opera. Inizialmente tra le braccia di Stefano, la giovane seguirà invece quello che già dalle prime battute pare essere il suo grande amore. Colpita dalla dedizione medica di Giulio, mandato in una sorta di esilio con la scusante di trovare una cura a questa incurabile “influenza”, Anna lo segue in questa missione tanto grande quanto suicida.

In conclusione
Dopo le delusioni Hammamet e Il signore delle formiche Gianni Amelio porta a Venezia un film straziante, emotivamente coinvolgente e attualissimo. I personaggi sono più che ben scritti, l’analisi filosofica sulla guerra ed i suoi mali è più che ottimamente messa sotto luce ed il film gode anche di un estetica non indifferente. L’invisibile dicotomia che durante i conflitti militari si va a creare tra bene e male non è mai un argomento facile da affrontare e raccontare, ma Campo di battaglia riesce a farlo in maniera delicata ma allo stesso tempo forte e lacerante. Pollice in alto a tutti gli interpreti e un particolar plauso ad Alessandro Borghi che si conferma uno dei migliori volti del cinema italiano contemporaneo.
Non solo un grande ritorno del regista ma, sia sotto il profilo tecnico che narrativo, anche uno dei migliori film italiani visti in questo 2024.
