martedì, 26 Ottobre, 2021

Hammamet

Hammamet, diretto da Gianni Amelio e uscito nelle sale cinematografiche nel 2020, racconta la storia degli ultimi mesi di vita di Bettino Craxi, Segretario del Partito Socialista Italiano e Presidente del Consiglio dei ministri dal 1983 al 1987.

Il politico è interpretato magistralmente da Pierfrancesco Favino, irriconoscibile grazie alla trasformazione del trucco. L’interprete, premiato con un Nastro d’Argento come Miglior Attore Protagonista, riesce a esprimere tanto il lato pubblico della vita del Presidente, quanto, e soprattutto, il lato privato e umano. Favino riesce a rendere a pieno il carattere difficile di Craxi, fatto di egocentrismo, vigliaccheria nascosta dietro l’arroganza, scatti d’ira, ma anche in alcuni casi di tenerezza e d’affetto.

Il film non fa mai direttamente riferimento a nomi noti della politica italiana, anche lo stesso protagonista viene chiamato “Il Presidente”, ma i fatti e gli eventi raccontati non lasciano spazio a dubbi sull’identità dei personaggi.

Inizio di Hammamet
Hammamet

La prima scena di Hammamet mostra un bambino intento a rompere una finestra. È lo stesso Presidente, che viene presentato fin da subito come uno spirito ribelle poco incline al rispetto delle regole.
Subito dopo il film pone l’accento sul Craxi politico, la scena si sposta a Milano al Congresso del Partito Socialista Italiano del 1989, dove il Presidente è osannato da tutto il pubblico, che lo ascolta con entusiasmo.
Un’ombra nera comincia però ad affacciarsi sul Partito: il tesoriere Vincenzo Sartori mette in guardia Craxi dai rischi che la corruzione porta con sé, ma le sue paure vengono subito minimizzate e messe da parte.

È ad Hammamet che si svolge però la parte centrale della storia. Amelio, infatti, non vuole raccontare la vita dell’uomo politico, ma quella di un vecchio malato alla fine dei suoi giorni, che si trova a dover fare i conti con i fantasmi nel passato. Questi fantasmi lo vanno a trovare fino in Tunisia e prendono le sembianze di Fausto, personaggio di fantasia, figlio del defunto Vincenzo Sartori, morto suicida dopo l’esplosione dello scandalo.

Craxi e Fausto
Craxi e Fausto

Il ragazzo smaschera ogni finzione e mette il protagonista di fronte a delle verità scomode. Leggendo una lettera del padre, Fausto accusa il Segretario del Partito Socialista di esser stato miope di fronte all’infedeltà degli uomini del suo seguito, di aver creduto alle loro menzogne, per troppa vanità, e di non esser stato in grado poi, per vigliaccheria, di prendersi la responsabilità delle proprie azioni. Il Presidente non riesce ad accettare queste critiche, pur sapendo in cuor suo, che sono reali e fondate e perciò risponde con una bugia: “Io quelle colpe le pago da vivo tutti i giorni.”

Le riprese del film sono state girate in quella che era la vera abitazione di Craxi ad Hammamet. Il politico è oramai vecchio, malato di diabete, ciò che rimane del grande oratore ai congressi di partito è soltanto un uomo imbrigliato nelle proprie bugie. Quello che spaventa di più il Presidente non è però il pensiero della morte, ma la possibilità di poter essere dimenticato dopo esser stato ai vertici di una nazione.
La vita di Craxi ad Hammamet assomiglia molto agli ultimi giorni di Napoleone sull’Isola di Sant’Elena: entrambi sono infatti “condottieri” esiliati dalla loro patria per aver voluto osare troppo.

Il sogno di Craxi
Il sogno di Craxi

In realtà l’esilio, l’estraneità e la fuga dalla propria terra natale sono tutte tematiche frequenti nel cinema di Gianni Amelio, che costruisce un film pienamente “ameliano”, ovvero, strettamente incentrato sui temi e gli argomenti cari al regista.
L’impegno politico e sociale era già emerso in film come Colpire al cuore, ambientato negli anni Ottanta, o Porte aperte, tratto dall’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia. Amelio ha però a cuore anche un’altra tematica, che è quella del rapporto tra genitori e figli, come ha dimostrato in film come: Lamerica, Il ladro di bambini o La Tenerezza. L’interesse, in particolare, per la figura paterna spesso assente o scostante, ha anche una valenza autobiografica per il regista, vissuto senza il padre fin dalla tenera età.

In Hammamet è proprio il rapporto di Craxi con i suoi due figli ad avere un ruolo centrale.
“Bisogna fare almeno due figli, perché se te ne muore uno almeno hai l’altro, restare senza figli è la cosa più atroce,” afferma il Presidente, anche se nella vita poi è lui stesso a dimostrarsi scostante e burbero nei confronti della sua famiglia. Il figlio lontano in Italia, intento a difendere il padre dagli attacchi politici, non è preso in considerazione da Craxi, che non solamente non ne apprezza gli sforzi, ma addirittura lo allontana negando ogni forma di dialogo. Allo stesso modo, pur riconoscendo gli sforzi della figlia Anita, che è sempre vicina a lui, lo aiuta e lo cura, il Presidente non riesce a trattarla con tenerezza, ma è anzi spesso in collera con lei e non riesce a dimostrarle affetto.

Craxi e Anita
Craxi e la figlia Anita

In Hammamet viene sottolineata più volte questa difficoltà a istaurare un dialogo all’interno della famiglia, soprattutto nel rapporto tra il padre e la figlia. Craxi viene presentato come un uomo scontroso e difficile, eppure non ha difficoltà a mostrare la propria gentilezza al nipote o, addirittura, a Fausto, che ha delle intenzioni ostili nei suoi confronti. Il Presidente tratta Fausto in maniera paterna, ospitandolo in casa propria e confidandosi anche con lui, tramite anche l’espediente metacinematografico delle riprese con la telecamera.

Anche questa ricerca dei rapporti familiari all’esterno della propria famiglia è una caratteristica tipica delle tematiche trattate dal regista nei suoi film e ha radici autobiografiche. Amelio, infatti, è il padre adottivo di un ragazzo di origini albanesi. Il regista ha accolto l’intera famiglia del bambino in Italia, per permettergli di avere un futuro migliore.

L'incontro con il padre
L’incontro con il padre

L’importanza della figura paterna è di nuovo sottolineata nel momento in cui Craxi incontra in sogno il padre, che lo guarda e lo giudica, come quando era bambino e i danni si limitavano alla rottura di una finestra in parrocchia.

Pellicola poco riuscita per le mancanze essenziali e gli eccessi gratuiti. Amelio non sa se affrontare il tema biografico, tanto caro ai curiosi, o spostarsi su terreni felliniani che rimandano al ricordo di ciò che fu. La sceneggiatura è sciatta, così come i significati evidentamente forzati che lasciano poco all’interpretazione. Solida quella di Favino che, anche grazie ad un trucco formidabile, padroneggia il personaggio più sulle sottrazioni che sull’impeto liberatorio di un uomo (politico) in cerca di redenzione.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SINOSSI

Hammamet è il racconto, in chiave introspettiva, degli ultimi mesi di vita di Craxi in Tunisia, ma Amelio non riesce ad andare oltre la semplice cronaca, con una sceneggiatura povera nelle idee e nei contenuti, con divagazioni felliniane abbastanza discutibili. Rimane la buona prova offerta dall'evergreen Favino sempre in forma con o senza trucco.

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