Il corpo della sposa, film del 2019, rappresenta un’esemplificazione significativa di quella condizione di invisibilità e sottomissione, richiesta alle donne di certi paesi, il cui volere, il cui potere, la cui stessa immaginazione, viene fortemente compromessa da usanze e tradizioni patriarcali che nulla hanno di moderno o di rispettoso verso lo spazio di libera scelta di ogni individuo.
Verida (Verida Beitta Ahmed Deiche) è la protagonista di questa storia, filmata e realizzata da penna e sguardo italiani, grazie a Michela Occhipinti, qui al suo esordio nel lungometraggio.
Il lavoro debutta con successo di critica e pubblico alla Berlinale del 2019 nella sezione Orizzonti e riporta al centro della riflessione l’attenzione sul corpo femminile, un oggetto che sembra mai abbastanza esplorato o mai abbastanza martirizzato.

Il corpo della sposa – Trama
In Mauritania vive Verida, la cui quotidianità di giovane ragazza, aperta al mondo, lavoratrice nel salone di bellezza di famiglia, dagli occhi vivi e profondi ed il sorriso dolcissimo, cambia quando la madre le comunica che hanno scelto un marito per lei.
Il matrimonio è questione di tempo, ed intanto per Verida si apre la pratica ben poco civile del gavage.
La futura sposa è costretta ad ingrassare diversi chili, venti in tre mesi per l’esattezza, poiché deve possedere un corpo ben pasciuto, mostrare fiera le sue forme e le smagliature da ingrassamento, che sono considerate al pari di una dote in denaro per il novello marito, un canone estetico irrinunciabile, simbolo di perfezione, femminilità e fecondità.

Per cui la madre della giovane la obbliga a dieci pasti al giorno: cous cous, carne di tutti i tipi ed un’immancabile enorme tazza di latte, notti comprese.
La ragazza viene ritualmente pesata e non è mai abbastanza in carne da dirsi pronta all’importante rito, il quale, d’altronde, non può essere rimandato.
Le amiche suggeriscono nuove frontiere per il futuro: scegliere un lavoro diverso, spostarsi in un altro paese, fare fortuna altrove, sottoporsi a liposuzioni per sbarazzarsi di tutto il grasso accumulato in questo modo malsano, ricorrere a rischiose medicine per prendere peso senza essere costretta a trangugiare l’incredibile.
Verida si avvicina ad un punto di non ritorno in cui operare una scelta: o dire basta, o cedere il passo a chi l’ha preceduta e detta legge.

Il corpo della sposa – Recensione
Il corpo della sposa è un film delicato, femminile, dallo sguardo essenziale e poco compiaciuto, che indugia su particolari con l’interesse di un esploratore, per dimostrare quanto spesso e con quanto poco, il fisico della donna divenga ostaggio e chiave di volta di un sistema, di un ragionamento, di uno stile di vita.
Il fisico della donna è chiave di volta e ostaggio del sistema
Il corpo della sposa disegna un mondo arabo ed africano ancorato al passato, per inerzia rassegnata o per miope convinzione, dove le donne popolano ambienti, mercati, centri commerciali, case, si passano informazioni, fanno la spesa, comandano facilmente in virtù di un matriarcato di sussistenza che prende dall’uomo, in sua assenza, lo stesso potere vincolante e privo di confronto.

In questo modo i figli spariscono, senza che nessuno chieda il loro parere, le ragazze in particolare si celano dietro veli lunghissimi che le nascondono, contraffanno le loro forme, le imbottiscono di aria e desideri spezzati, anche nel caldo torrido, con scialli che non possono togliere nemmeno la notte.
Esemplificativa la battuta “vuoi che gli angeli ti vedano?”, detta dalla madre di Verida alla figlia rimproverandola dopo averla scovata addormentata sul letto con i capelli sciolti nel cuore di una notte afosissima.
Un matriarcato che ruba l’autorità tossica del patriarcato
Sono donne che si fanno belle per altri uomini, difficilmente per se stesse, e lo fanno spesso secondo canoni che scelgono per loro i diktat locali, gli antenati, le pubblicità sulle riviste, un po’ vietate un po’ no, i social, altre donne che hanno avuto più fortuna.
Cosa vogliano o come si sognino loro stesse, queste figure infagottate, fantasmi di colore nelle strade sabbiose di città, a volte, non hanno neanche il tempo di pensarlo, di figurarselo, tra il matrimonio di un’amica e la preparazione del proprio.

Giovani e già destinate, a qualcuno che non conoscono, per il resto della vita, a servizio di un estraneo, senza possibilità di vedere il mondo, di desiderare altro; oppure contente e soddisfatte nel proprio recinto di sicurezza domestico, perché così si è sempre fatto e finchè così continueranno a fare il loro ruolo è salvo.
Donne dal destino segnato da altri, senza propri desideri
Se c’è chi trova altri sentieri, chi si permette un’alternativa, uno sguardo diverso, è cordialmente bandito, non visto bene, isolato, fortemente giudicato, ed ogni nuova possibilità che viri verso qualcosa di più moderno ed inganni riti e tradizioni comuni, è sempre clandestina, non detta, fonte di vergogna o di guai molto più grandi .
E mentre le donne comandano le case e gli affari, non solo quelli domestici, gli uomini guadagnano impegnati con lavori, lontani dalle abitazioni di famiglia, palesandosi solo per portare merce, oggetti, anche di valore, dimostrando in tal modo cosa realmente conta nella vita.

Verida è l’ennesima prescelta di un sistema che immola la femminilità individuale ad una concezione funzionalistica della donna, che ignara le inclinazioni personali e le piega nemmeno ad una ragion di stato, ma ad una familiare, più subdola, intima e mortificante.
Femminilità piegata ad una concezione funzionalistica, stravolta per una ragion familiare
Il corpo della sposa è oggetto di scandalo e mistero, è un’ossessione su una forma quando ai futuri sposi non è stato mai neppure permesso di guardarsi in faccia, è alterazione della libertà personale e infiacchimento del corpo individuale fino a mettere a rischio la salute fisica presente e futura.

Infatti il gavage, oltre ad essere rituale malsano per l’organismo, a costringere all’utilizzo di farmaci pericolosi per bypassarlo, originariamente, come spiegato dalla nonna della protagonista, avveniva tutto in una notte, notte in cui la sposa futura veniva obbligata a mangiare un agnello intero e a bere litri di latte.
Non tutte sopravvivevano, solo le più forti, quelle che avrebbero potuto dare all’uomo una famiglia sana e numerosa.
Alterazione della libertà personale e messa in pericolo dell’integrità fisica
Il futuro della stirpe sulla pelle, letteralmente, delle donne: e così Verida ingoia, mentre fissa il pavimento nelle notti insonni, mentre spalma la crema sbiancante sul volto di un amica che non vorrebbe vedere lontana mai, mentre sale sulla bilancia di Sidi (Sidi Mohamed Chinghaly) l’unico ragazzo che la guarda veramente e la fa sentire un essere umano speciale e bellissimo.

La telecamera riprende i connotati di Verida riflessi nella tazza di latte, si piazza tra il suo profilo addolcito, le pareti delle camera che attraversa, le notti colorate di un “fuori” appena sfiorato, i tetti che lei ama frequentare perché ama gli sguardi dall’alto, le carni appese dal macellaio di turno baciate dalle mosche, ingigantendo progressivamente la sensazione di peso e repulsione da cui la protagonista ha urgenza di scappare.
Dialoghi scarni e sguardi dall’alto, tra non detto e urgenza di scappare
Dialoghi chiari e scarni, praticamente tutti femminili, poichè parole maschili non accadono se non per asserire o comandare, colori caldi e scuri negli interni in cui si consumano segreti e tribolazioni, e bianchi, assolati quando si attraversano spazi esterni in cui si viene voglia di correre verso un’altra vita.

Il corpo della sposa – Cast
Verida, da attrice non professionista, abitante dei luoghi filmati, ha la grazia e la coscienza necessarie per far sua una storia dolorosamente interiore, di quelle che non si raccontano spesso ma fanno la differenza sul punto di vista di una questione.
Autentico ed onesto, il corpo della sposa ci fa abitare per un’ora e mezza un mondo di cui sentiamo spesso parlare, ma che non conosciamo nella sua essenza, restituendocene la natura selvaggia, contraddittoria ed umana.
Il corpo è di chi lo possiede, non di altri: finchè ci sarà una Verida pronta a ribellarsi da qualche parte nel mondo, allora avrà senso continuare a parlare del problema.
